Reportage Egitto: leggi di emergenza e sfiducia nel governo Mubarak

Il prolungamento delle leggi di emergenza per altri due anni in Egitto, approvato dal parlamento del paese, non è stato una sorpresa per la maggior parte egiziani. Le leggi, destinate a proteggere lo stato da atti di terrorismo, ma applicate in maniera illimitata dalle forze di sicurezza del paese, sono in vigore dal 1967, con una sola pausa di 18 mesi che ebbe fine nel 1981. Le leggi di emergenza sono durate abbastanza a lungo da demoralizzare generazioni di donne e uomini egiziani.

Una cosa che può confortare queste persone è che alcune delle disposizioni più controverse delle leggi di emergenza sono state ridimensionate. Ad esempio, il potere delle forze di polizia di sorvegliare i media e di decidere chi intercettare e quando, è stato ridotto. L’interpretazione estensiva della legge, che ha dato questi poteri alla polizia, ha arrecato molti danni al rapporto tra lo Stato egiziano e i suoi cittadini. Tuttavia i membri dell’opposizione egiziana e gli attivisti dei diritti umani restano poco convinti, poiché la revisione delle leggi è nettamente al di sotto delle ripetute promesse fatte dal governo egiziano, a partire dal 2005, di abrogare lo stato di emergenza e di sostituirlo con una normativa che si concentri esclusivamente sulla lotta al terrorismo e ai traffici illeciti.

Quando le leggi di emergenza furono nuovamente introdotte nel 1981, la motivazione esisteva: sulla scia dell’assassinio dell’allora presidente Anwar Sadat, la necessità di estirpare i gruppi islamici violenti era imprescindibile. L’Egitto rimase coinvolto, nei successivi due decenni, in una sanguinosa battaglia con la Jihad islamica, la quale uccise decine di turisti nella speranza di far sprofondare l’economia egiziana. Ci fu un attentato alla vita del presidente egiziano nel 1995, quando Hosni Mubarak si recò in Etiopia.

Ma non vi è alcuna ragione per cui i blogger che denunciano la corruzione e la brutalità della polizia debbano essere perseguiti in base a uno statuto che si applica agli estremisti che colpiscono i civili e i beni dello Stato per motivi politici. La lotta al terrorismo richiede spesso strumenti giuridici particolari. L’ingrediente più importante, tuttavia, è la cooperazione e la fiducia della popolazione in questo sforzo. L’ampia estensione delle leggi di emergenza in Egitto è in contrasto con tale obiettivo.

L’Egitto sta entrando in un periodo turbolento, mentre la successione al presidente Mubarak pone una sfida significativa per lo stato. Mubarak è sospettato di cercare di imporre suo figlio, Gamal Mubarak, come suo successore, ma allo stesso tempo si trova di fronte alla possibilità che Mohammed El Baradei , l’ex diplomatico ed ex direttore dell’AIEA, galvanizzi l’opposizione alle elezioni presidenziali del 2011. Affidarsi alle leggi di emergenza per limitare la capacità dell’opposizione di organizzarsi e di esprimere le proprie opinioni è un segno di debolezza, non di sicurezza di sé.

Non vi è alcun indizio che indichi che l’opposizione pacifica al presidente Mubarak, sia che provenga da El Baradei sia che provenga da più anonimi blogger e attivisti, possa fare ricorso alla forza. Chiunque guidi l’Egitto avrà bisogno della legittimazione che proviene dalla popolazione del paese – una legittimazione che non può che essere erosa da un costante prolungamento delle leggi di emergenza.

The National – Traduzione a cura di Medarabnews