Iraq, la dura vita dei giornalisti

Giornalisti – e libertà di stampa – ancora sotto tiro, da un capo all’altro dell’Iraq. Con il governo della regione del Kurdistan in prima linea. A denunciarlo è l’organizzazione non governativa “Metro”, che si batte per difendere gli operatori dell’informazione, lavorando in partnership con l’Osservatorio sulle libertà giornalistiche (JFO), un’altra ong irachena che si occupa anch’essa di difesa della libertà di stampa.

Un loro recente comunicato condanna con forza “la repressione che continua da parte delle autorità locali e governative nei confronti dei giornalisti, nella regione del Kurdistan e nelle altre province dell’Iraq”.

Gli arresti di giornalisti sono in aumento – si legge nel comunicato; ai giornalisti viene impedito di fare il loro lavoro, e ci sono tentativi di controllare la libertà dei media in tutto il Paese.

I due centri principali della regione kurda – Irbil e Sulaimaniya – si guadagnano il primo posto, per numero di incidenti: in 14 – fra giornalisti, fotografi, e cameraman – sono stati di recente aggrediti e arrestati, con la confisca delle loro attrezzature, oppure hanno ricevuto minacce.

Nel resto dell’Iraq, a distinguersi è la provincia di Wasit – dove il corrispondente di un giornale sarebbe stato minacciato di arresto dal responsabile del governo locale per i media.

Irbil e Sulaimaniya: il regno degli Asayish

A Sulaimaniya e a Irbil a essere sotto accusa sono i temutissimi Asayish – le forze di sicurezza della regione autonoma kurda, che Amnesty International ha definito “una legge a sé stante”.

Sarebbero stati loro ad aggredire 6 giornalisti a Sulaimaniya ­– la settimana scorsa – mentre stavano seguendo un raduno di protesta di alcune organizzazioni politiche contro la decisione delle autorità di Tehran di giustiziare cinque kurdi iraniani, fra i quali un giornalista.

Secondo quanto riferisce il JFO, gli Asayish avrebbero arrestato tutti coloro che scattavano foto del raduno. Shakir Mu’tasim Zahir, corrispondente del sito Internet Sabi, racconta di essere stato picchiato e insultato, e trattenuto per più di un’ora, prima di venire rilasciato.

Ad Aram Karim, corrispondente del giornale Kurdistan Nuwe, gli Asayish hanno confiscato la macchina fotografica, prima che potesse fare foto: poi lo hanno fermato e portato nel loro quartier generale, dove gli hanno sequestrato il resto dei materiali.

La stessa sorte più o meno è toccata a Sirwan Ahmed – un cameraman. Fermato, picchiato, e insultato, è stato trasferito alla centrale, e poi rilasciato su cauzione pagata dal direttore del giornale per il quale lavora. Picchiati e fermati anche Aza Ahmed, fotografo freelance, e Aku Majid, corrispondente della rivista Hawadim.

A Irbil gli incidenti più gravi sono avvenuti davanti alla sede del Parlamento regionale del Kurdistan, agli inizi della settimana scorsa, durante le proteste per l’omicidio del giornalista Sardasht Othman.

Tre i giornalisti aggrediti dalle forze di sicurezza: Niyaz Abdallah, responsabile dei programmi di Radio Nawa, Ribin Fatah, responsabile dell’ufficio di Irbil del giornale Rozhnama, e il corrispondente dell’agenzia di stampa AK News, Karzan Karim. Tutti sono stati picchiati e insultati da parte di un gruppo di Asayish e guardie del Parlamento – di fronte a un gruppo di deputati.

Oltre alle aggressioni, le minacce: sempre a Irbil, capitale della regione autonoma kurda, due giornalisti hanno ricevuto lettere anonime con minacce di morte, a quanto riferisce “Metro”. Si tratta di Halkard Samd, membro del comitato di direzione di Leveen, periodico kurdo indipendente apprezzato (nonché molto inviso alle autorità), e Ihsan Mulla Fuad, corrispondente di Awene (uno dei due più autorevoli giornali kurdi indipendenti) nella cittadina di Kifri.

Wasit: non si scrive sul governatore

Andiamo a sud, provincia di Wasit. Qui a provocare i problemi è stata una notizia pubblicata sulla stampa, secondo cui la magistratura irachena avrebbe emesso un’ordine di arresto nei confronti del governatore. Il responsabile del governo locale per i media, Majid al Atabi, ha pensato bene di prendersela con un giornalista – minacciando di farlo arrestare e di fargli pagare una multa salata. Salah Mahdi al Kanani – questo il nome del reporter – sull’argomento non ha scritto nulla, ma questo non sembra avere importanza.

Atabi “mi ha minacciato e ha promesso di arrestarmi per aver diffuso la notizia dell’ordine di arresto del governatore” – ha detto Kanani al JFO – “sapendo che la notizia non porta il mio nome”.

Oltre all’eventualità di venire arrestato, il giornalista, che fa il corrispondente da Kut (la capitale di Wasit) dell’ agenzia di stampa Asrar al Sharq, ora rischia di dover pagare un risarcimento di 20 milioni di dinari iracheni.

Anche questo è il nuovo Iraq.

Ornella Sangiovanni – OsservatorioIraq