Speciale Cannes: Mikhalkov e Frankenstein

Ultimi giorni di conocorso e ultimi due film: netta però è la sensazione che i giochi per la distribuzione di palmi e ricompense siano virtualmente già conclusi.
E’ il giorno di ESODO – IL SOLE INGANNATORE 2 di Nikita Mikhalkov. Il film è in concorso e arriva sull’onda delle polemiche in patria e delle critiche ricevute dal regista questo secondo capitolo della dolosa storia di Kotov (interpretato dallo stesso Mikhalkov). 1941 e l’ex generale, condannato ai campi di lavoro dalla dittatura staliniana, è sopravvissuto miracolosamente nonostante sia dichiarato ufficialmente morto. Nella furia della guerra contro i nazisti Kotov si arruola come soldato semplice e cerca la morte disperando che la sua famiglia sia potuta sopravvivere alle persecuzioni sovietiche. Invece sua figlia Nadia e la madre sono vive e lo stanno cercando nonostante le verità ufficiali?. Il capitolo precedente della saga era del 1994.

L’altro film è IL PROGETTO FRANKENSTEIN di Kornel Mundruczo. Film ungherese e possibile sorpresa di una selezione votata al pessimismo e ai drammi uman. Il diciassettenne Rudi, abbandonato dal padre quand’era bambino, torna a casa in cerca degli affetti perduti. La madre non lo accoglie con tenerezza e il padre resta sconosciuto. Selezionato come attore per un film, Rudi viene però coinvolto in una rissa e commette un omicidio. Il regista del film si prende a cuore il suo caso e, poco a poco, scopre che quel ragazzo ribelle e senza speranza è in realtà il figlio abbandonato tanti anni prima.

TOTOPALMA, TRA MIKE LEIGH E XAVIER BEAUVOIS
(dell’inviato Francesco Gallo)  – A meno due film della selezione ufficiale, la Palma d’Oro di questa 63/ma edizione del Festival di Cannes sembra se la battano, Inghilterra e Francia. Ed esattamente il film inglese ‘Another Year’, commedia amara tra solidarietà e solitudine, a firma di Mike Leigh che ha anche tra le sue protagoniste, Lesley Manville (nel ruolo della fragile Mary), una possibile candidata a una meritatissima Palma come miglior attrice. Mentre per la Francia ad avere più di una possibilità è ‘Des Hommes et des Dieux’ di Xavier Beauvois che racconta con toni delicati e molta dialettica il sequestro e l’uccisione di sette monaci trappisti francesi nel 1996 da parte di un commando dei gruppi islamici armati (Gia) che irruppe nel monastero di Nostra Signora dell’Atlante a Tibhirine. Diverso invece il discorso per ‘Biutiful’ del regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu (21 grammi) che mette in scena un melodramma con protagonista uno Javier Bardem, uomo un po’ sfortunato che è allo stesso tempo malato, delinquente e padre (anche lui in odor di Palma). ‘Biutiful’ piaciuto molto ai francesi non ha troppo incantato invece gli altri critici internazionali che lo ritengono un po’ un Innaritu ‘minore’. Esattamente il contrario è accaduto invece all’ultimo film di Ken Loach, ‘Route Irish’, indagine sulla morte di un mercenario in Iraq, poco amato dai critici locali e invece nei cuori dei critici internazionali. Va considerato comunque il fatto che Loach ha ormai vinto di tutto e di più a Cannes compresa la Palma d’oro nel 2006 con ‘Il vento che accarezza l’erba”. Per quanto riguarda ‘La nostra vita’ di Daniele Luchetti, unico film italiano in concorso, non sembra aver avuto una buona accoglienza da parte dei critici sia francesi che di altre nazionalità qui a Cannes. Ma la cosa su cui molti sono d’accordo è stata la grande qualità dell’interpretazione di Elio Germano. Potrebbe allora, in caso di un premio all’attore, pesare anche l’appoggio che gli potrebbe venire dai due giurati italiani nella selezione ufficiale, ovvero Alberto Barbera e Giovanna Mezzogiorno. Altri film che potrebbero ottenere qualcosa due film coreani come ‘Poetry’, nella persona della protagonista Yun Junghee, e ‘The Housemaid’ di Im Sangsoo, melodramma in salsa cameriera e fascinoso padrone e,infine, corre forse per una sicura Camera d’Or (premio all’opera prima) il film ‘My Joy’ di Sergei Loznitsa. A sorpresa, anche considerato un presidente di giuria visionario come Tim Burton, non è da escludere che possa correre per la Palma d’Oro o per uno dei premi maggiori un regista di culto come il thailandese Apichatpong Weerasethakul con il suo ‘Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives’. Un film così estremo da odiare o da amare.