Amnesty International, appello al G20 per il riconoscimento della Cpi

Appello al G20 di Amnesty International.
La richiesta è indirizzata a paesi come Usa, Cina e Russia ed ha ad oggetto il riconoscimento di una Corte penale internazionale (Cpi) e l’autorizzazione d un gruppo di osservatori internazionali a indagare sulla repressione della protesta messa in atto dagli oppositori delle “camicie rosse” nella capitale Bangkok.

“Vogliamo fare in modo che nessuno si senta al di sopra della legge”, ha sostenuto il segretario generale ad interim, Claudio Cordone, in una conferenza stampa avvenuta oggi a Londra, sede del quartier generale di Amnesty. “Il nostro rapporto dimostra invece che alcune grandi potenze si pongono al di sopra della legge proteggendo anche certi loro alleati e che la legge non è uguale per tutti quando a loro non conviene che lo sia”, ha aggiunto. Al G20 parteciperanno anche India, Indonesia, Arabia Saudita e Turchia che attualmente si rifiutano di riconoscere la Cpi, il primo tribunale internazionale permanente chiamato a giudicare reati come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Nel suo rapporto, Amnesty fa riferimento al caso di Omar al Bashir, presidente sudanese, colpito da un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale che l’organizzazione umanitaria definisce uno sviluppo “chiave”. Amnesty tuttavia critica l’Unione africana (Ua) per essersi rifiutata di collaborare per il suo arresto e si augura che come ha fatto il Sudafrica,altri paesi si decidano a dare una mano alla Corte nella cattura di Bashir.

Luca Bagaglini