Missione su Marte, l’ avventura continua con il nuovo robot Curiosity

    Il Mars Phoenix Lander è ormai dato per spacciato, e con esso le opportunità che questo simpatico aggeggio ci ha fornito fino a ieri per comprendere e studiare Marte. Ha contribuito a scoprire il ghiaccio d’acqua ed il perclorato, e forse anche le basi per la vita che, probabilmente, troveremo prima o poi su Marte.

    Attendiamo ora i nuovi esploratori di Marte. Uno di questi è il Mars Science Lab, la cui partenza è prevista tra il 25 novembre ed il 18 dicembre di quest’anno, per raggiungere Marte entro l’estate del 2012. Con un nome che lascia ben sperare, Curiosity, il nuovo robot marziano sarà ben più sofisticato del Phoenix Lander.

    Per prima cosa, non sarà dotato di celle a combustibile o pannelli solari, ma di un vero e proprio reattore nucleare al plutonio, che gli consentirà di mantenersi al caldo, evitando i problemi delle sonde precedenti, e di funzionare al 100% in qualsiasi situazione, anche durante i periodi di oscurità.

    Curiosity atterrerà su Marte attraverso retro-razzi. Niente più airbags, ma un tocco leggero e preciso sul suolo marziano. Il rover sarà calato dal suo involucro con retro-razzi attraverso un cavo, che lo depositerà dolcemente sul suolo del Pianeta Rosso.

    Il problema semmai sarà quello di determinare il punto di atterraggio più interessante e sicuro. Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter stanno già sondando il terreno per capire quale possa essere il sito migliore per l’atterraggio del 2012. Forse le zone più promettenti, sia dal punto di vista geologico che biologico, potrebbero essere i letti di antichi fiumi ormai scomparsi, dove sarà possibile studiare formazioni simili alle stomatoliti terrestri, vecchie di 3,5 miliardi di anni.

    Intanto, una lista dei possibili siti di atterraggio è già stata stilata. Si parla di crateri da impatto, letti di fiumi e bacini di laghi, i posti statisticamente migliori per la ricerca della vita.

    Nella lista c’è, ad esempio, il cratere Eberswalde, che si trova nell’emisfero sud e che si ritiene abbia ospitato il delta di un antico fiume, che ha depositato sedimenti che potrebbero contenere tracce di vita. Il problema per il rover sarebbe quello di attraversare una zona accidentata, con colline e rocce che potrebbero sbarrargli la strada.

    C’è poi la Valle Mawrth, una delle più vecchie di tutto l’emisfero nord, e che un tempo conteneva acqua in quantità enorme. Acqua che ha scavato rocce e canali, levigando e trasformando il suolo nel corso di milioni di anni.

    E c’è infine il cratere Gale, ricchissimo di solfati, probabilmente residui dell’evaporazione dell’antica acqua marziana. E’ stato inoltre recentemente scoperto che un cratere terrestre simile al Gale, il cratere Haughton nell’Artico canadese, ha tracce di sostanze chimiche di origine biologica, il che lascia ben sperare per la regione attorno al cratere Gale.

    L’ avventura marziana, insomma, è destinata a continuare, in attesa che sia l’uomo a mettere piede sul Pianeta Rosso. Nel frattempo, dobbiamo accontentarci di esploratori robotici, che nulla tolgono alla meraviglia dell’esplorazione di Marte.

    Daniele Bagnoli