Annozero, Ddl intercettazioni, Italia al buio

Inchieste giornalistiche e indagini della magistratura corrono parallele oppure vi è un sottile confine da non varcare? Una delle questioni sorte durante la trasmissione di Annozero, andata in onda su Raidue nella serata del 27 maggio, dedicata al Ddl intercettazioni, è quella dell’obiettività della notizia che non può prescindere dal citare le fonti; principio cardine dell’informazione sul quale poggia la libertà del cittadino di verificare la veridicità dei fatti, come ad esempio i documenti delle indagini in corso. Sembrerebbe che la nuova legge “bavaglio” consenta un “riassunto delle indagini” ma non la pubblicazione di intercettazioni o di documenti rilevanti, sortiti magari dalle indagini. Ci si nasconde dietro la nozione di “violazione del segreto istruttorio” quando in realtà, negare il diritto di pubblicare le intercettazioni significherebbe occultare all’opinione pubblica quello che accade nel proprio paese. Infatti, se il ddl intercettazioni, in discussione in Senato, fosse già attivo – ha ricordato Marco Travaglio – , non sarebbe trapelato niente al riguardo della cricca del G8 della Maddalena, degli industriali- avvoltoi a L’Aquila oppure, più recentemente, rispetto all’appartamento di Scajola, comperato, dall’ex ministro all’economia, con parte dei soldi di un imprenditore romano, che guarda caso era coinvolto in tutti i casi, sopra citati. Mentre il parlamentare del Pdl, di area finiana, Italo Bocchino ha spiegato quanto fosse necessaria la legge sulle intercettazioni, ribadendo tra le altre cose, il debito di 500 milioni di euro con le società che fanno intercettazioni, il direttore del quotidiano L’Unità Concita De Gregorio ha fatto, appunto, notare “che in realtà questa legge non è contro i giornalisti,  ma è una legge per impedire le indagini. Infatti – spiega il direttore dell’Unità – è stata modificata solo la prima parte della legge che riguarda le limitazioni della libertà di stampa, mentre non è stata toccata la seconda parte riservata alle indagini. La difesa della democrazia è la difesa alle indagini”, riafferma la De Gregorio.
Indagini della magistratura che vengono limitate nella durata e nelle intercettazioni; quest’ultime sarebbero pubblicabili solo se il giudice ha deciso di avviare il processo a una persona. Argomenti che si appellano giustamente al principio di presunzione d’innocenza e di tutela della privacy… Eppure, si è rivelata significativa la testimonianza di Vittorio Zucconi, inviato del quotidiano La Repubblica, che ha ricordato quanto, al di là di una condanna definitiva di colpevolezza, conti l’interesse pubblico e la figura morale di una persona. “Nel caso Ferguson – ha esemplificato Zucconi – probabilmente non vi è nessun reato, in quanto si possono fare consulenze ed essere pagati per questo. Ma il livello di indecenza che, in generale, le intercettazioni rivelano, al di là del crimine, è d’interesse pubblico. Ovvero sapere che una persona deve avere un comportamento degno della carica che occupa”.  
A quanto pare in Italia, gli scandali alla Nixon o alla Clinton, non hanno rilevanza. E se dall’altra parte dell’oceano ci si dimette per delle intercettazioni, nel Belpaese ci si permette non solo di far uscire fuori “nastri segretati” ma addirittura di farli sentire all’attuale presidente del Consiglio. È quanto emerge dall’inchiesta della procura di Milano, avviata da una denuncia di Antonio Di Pietro e che riguarda le intercettazioni di Fassino e Consorto che furono fatte ascoltare il 24 dicembre del 2005 a Silvio Berlusconi. Evento a cui era presente l’imprenditore Fabrizio Favata, arrestato martedì scorso per estorsione, nell’ambito dell’inchiesta sulla pubblicazione della telefonata l’ex leader dei Ds Piero Fassino e l’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte sulla tentata scalata a Bnl. L’imprenditore Favata avrebbe tentato di fare uscire sulla stampa il fatto che il nastro fu portato ad Arcore e ascoltato da Berlusconi. Senza riscuotere riscontri, Favata sarebbe poi andato da alcuni politici nel caso in cui qualcuno si sarebbe comperato il suo silenzio, per ultimo da Di Pietro che denunciò tutto alla magistratura.
Quando si parla di “ruolo dell’opinione pubblica come strumento di controllo”, si dovrebbe anche parlare del “ruolo morale delle cariche politiche”. Ma se l’informazione viene a mancare diviene sempre più difficile offrire gli strumenti al cittadino per sviluppare una critica costruttiva.
Non a caso, ha commentato la De Gregorio quello che mi preoccupa non è la “responsabilità del giornalista… mi preoccupa un sistema in cui non viene data informazione”.
Pronto l’intervento dell’avvocato della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) Caterina Malavenda che, durante la trasmissione di Santoro, ha illustrato la possibilità di presentare da parte della FNSI un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo. Iniziativa che prenderebbe il via solo dopo l’approvazione della legge. La Malavenda, infine ha sottolineato che la “Corte di Strasburgo prevede che ciascun cittadino si possa rivolgere alla corte qualora una certa legge viola il diritto di cittadino, come il diritto di fare o di avere  informazione. Il principio leso in questo caso – conclude la Malavenda –  è la libertà di scegliere quale notizie dare e il fatto che via sia un’inibizione alla radice di questa legge”.

C.D.