Astronomia, progetto Icarus: un viaggio interstellare

    Non so voi, ma io mi sono un po’ stancato di assistere a progetti per arrivare su Marte. Non perchè siano uno spreco di tempo, tutt’altro. Marte è un pianeta molto promettente dal punto di vista dell’ esobiologia, e come traguardo per determinare il grado di successo dell’avventura dell’uomo nello spazio.

    Ma sono anche convinto che, a 50 anni dal progetto Apollo, il genere umano possa, anzi, debba permettersi qualcosa di più ambizioso. Se è vero che i primi piani per raggiungere le stelle risalgono agli anni ’70, perchè non pensare a questo traguardo anche oggi?

    Continuiamo a scoprire pianeti extrasolari, il conto è ormai prossimo ai 500. E siamo sempre più vicini a scoprire il primo pianeta Earth-like. Ma la semplice scoperta non basta: se anche la sola osservazione sarà una pietra miliare dell’astronomia, non possiamo limitarci a valutare atmosfera, composizione chimica e aspetto di questi pianeti simili al nostro. Dobbiamo porci come obiettivo quello di visitarli.

    L’uomo è destinato ad avventurarsi nello spazio. Non è solo una questione di risorse in esaurimento sulla Terra, ma è la naturale evoluzione del genere umano. Abbiamo la straordinaria caratteristica di porci sempre nuove mete, superando problemi che sembravano impossibili da risolvere. E questa nostra sete di conoscenza e di esplorazione ci spingerà naturalmente verso l’esplorazione del cosmo.

    E’ giunto il momento quindi di domandarsi quanto sia possibile esplorare lo spazio. O meglio, bisogna domandarsi come possiamo farlo, non se sia possibile, dato che lo è.

    Negli anni ’70, la British Interplanetary Society realizzò i piani per la prima astronave interstellare, il famoso Progetto Dedalus. L’astronave sarebbe stata in grado di raggiungere la stella di Barnard, a circa 6 anni luce dalla Terra, nel volgere di una vita umana. Di certo nulla di “semplice” come arrivare sulla Luna, ma 40 anni fa il progetto risultò per nulla impossibile da realizzare, anche per la tecnologia di allora.

    Oggi invece, la stessa British Interplanetary society, in collaborazione con l’organizzazione Tau Zero Foundation, progetta di raggiungere la stella di Barnard con le nuove tecnologie ed un upgrade del Dedalus, il Progetto Icarus. Anche se il nome del nuovo progetto non è il più fortunato possibile (Icaro bruciò le sue ali nel tentativo di raggiungere il Sole…), il progetto rappresenta un vero e proprio salto di qualità nell’esplorazione umana dello spazio.

    Dedalus è, in sintesi, un’astronave che utilizza delle bombe H come propellente. Riscaldando elio-3 e deuterio con un potente raggio laser, si genera una serie di esplosioni, 250 al seondo, in grado di spingere l’astronave ad una velocità pari al 12% di quella della luce, portandoci nei pressi della stella di Barnard nel giro di 50 anni.

    E’ facile immaginare che la realizzazione di un’astronave simile sia una vera e propria impresa titanica. Per prima cosa, occorre realizzare un motore che per 50 anni sia in grado di resistere alle sollecitazioni di micro-esplosioni nucleari.

    Secondariamente, occorre studiare un metodo per fare rifornimento di propellente dai pianeti giganti: i gas utilizzati per le esplosioni infatti verrebbero estratti dai pianeti gassosi, che di gas ne hanno in abbondanza.

    Possiamo infatti trovare l’elio-3 anche sulla Terra, ma è decisamente raro. Icarus avrebbe bisogno di qualcosa come 30.000 tonnellate di elio-3, ed è per questo che si renderebbe necessaria l’estrazione di questo elemento dall’atmosfera di Giove, che pare esserne piena.

    Ma ci si domanda se Giove sia il candidato ideale: c’è anche Urano, che pare essere altrettanto ricco di elio-3, oltre a non offrire spiacevoli problemi gravitazionali per la sua massa inferiore a quella del gigante del Sistema Solare; e c’è la Luna, che potrebbe essere una fonte di elio-3 da non trascurare.

    Ma oggi come oggi, utilizzando le ultimissime tecnologie sperimentali, sarebbe teoricamente possibile realizzare un’astronave simile, superando questi problemi. Ovviamente sarebbe estremamente costoso, ma un’impresa del genere richiederebbe necessariamente un coordinamento internazionale straordinario: decine di nazioni unite per superare limiti che sembrano invalicabili. Di certo la Interplanetary Society e la Tau Zero non sono sufficienti allo scopo, se non altro per i fondi necessari alla costruzione dell’ Icarus.

    “Lo studio sulla fattibilità tecnica del Progetto Dedalo è avvenuto tre decadi fa. Da allora, sono stati fatti molti passi avanti nella scienza e nella tecnologia” afferma Kelvin Long, uno dei designer di Icarus. “C’è bisogno di mantenere interesse nello spazio e nella possibilità di costruire sonde interstellari. Con molti dei leader storici in questo campo ormai defunti o in pensione, il Progetto Icaro deve mantenere viva la visione che i viaggi verso le stelle saranno, un giorno, possibili. E’ per questo che la metà del team è relativamente fresca di università”.

    Tra i problemi da valutare c’è anche la destinazione. Se la stella di Barnard sembrava un’ottimo traguardo, adesso si discute anche su Epsilon Eridani, a 10.7 anni luce da noi, soprattutto per il fatto che le ultime osservazioni agli infrarossi hanno mostrato un disco di polvere che suggerirebbe la presenza di un sistema planetario. “La scelta deve essere bilanciata tra le caratteristiche di design e ciò che è realisticamente possibile entro 100 anni di missione, il tempo stabilito per il Progetto Icarus” spiega Long.

    Benchè il Progetto Icarus potrebbe rimanere per lungo tempo soltanto sulla carta, spero vivamente che il genere umano si renda conto, presto o tardi, che è destinato a raggiungere le stelle, e che prima raggiungerà questo traguardo, prima riuscirà a liberarsi da alcuni vincoli che limitano la sua creatività e le sue possibilità di sopravvivenza e di evoluzione.

    Daniele Bagnoli