India, deragliamento treno: il numero delle vittime sale a 110

    Jhargram, 29 Maggio 2010 – E’ salito a 110 il numero delle vittime del terribile incidente ferroviario avvenuto ieri mattina tra Khemashuli e Sardiha, vicino a Jhagram città del distretto di Midnapore nello stato del West Bengal. Come visto nell’articolo pubblicato ieri su Indika.it, all’origine della tragedia sembra ci sia la mano dei Maoisti, i quali avrebbero asportato un tratto di rotaie lungo circa 45 cm facendo deragliare il Gyaneshwari Express, treno passeggeri partito da Mumbai e diretto a Calcutta, capitale del West Bangal situata a poco più di 100 chilometri dal luogo dell’incidente. Il bilancio parziale di ieri, di 68 vittime, in breve è salito ad 80, quindi a 110, ma da quanto si apprende dai media indiani non è finita. I soccorritori stanno ancora tentando di aprirsi un varco tra le lamiere di una delle 13 carrozze deragliate, e poi investite da un treno merci sopraggiunto dalla parte opposta in quel momento. All’appello mancano ancora 50 passeggeri, ragion per cui si teme che il bilancio finale possa superare le 150 vittime.

    A conferma della matrice maoista del sabotaggio, ci sarebbero le insegne e i biglietti lasciati nella zona dagli attentatori, come forma di rivendicazione. Responsabilità tuttavia non ancora accertata, in quanto come riporta stamattina il sito della BBC, sembra che il Compagno Khokan, portavoce locale dei guerriglieri di estrema sinistra, abbia chiamato la redazione respingendo ogni coinvolgimento nel disastro, e accusando il Governo di voler responsabilizzare i Maoisti. Sebbene negli anni il People Guerrilla Army, braccio armato del Communist Party of India (Maoist), abbia attuato più volte sabottaggi e azioni ai danni delle ferrovie indiane, arrivando addirittura a sequestrare un intero treno durante le elezioni nazionali del 2008, in nessun caso si sono verificate vittime come accaduto ieri. Vero anche che l’incidente è avvenuto nel corso della Black Week, settimana di mobilitazione e azione indetta dai Maoisti in 5 stati del Corridoio Rosso, nell’India Centrale, per cui è plausibile che un gesto ’simbolico’ sia sfuggito al controllo trasformandosi in una carneficina.

    Emanuele Confortin