Iraq, vuoto politico e attentati mirati dopo le elezioni

La coalizione al-Iraqiya guidata dell’ex premier Iyad Allawi, pur essendo riuscita a riconfermare la propria vittoria elettorale dopo il riconteggio dei voti, rischia di non riuscire a formare il governo, sia a causa dell’ intesa stretta dal primo ministro uscente al-Maliki con l’ Alleanza Nazionale Irachena, sia perché i suoi deputati potrebbero essere decimati dagli attentati, come lascia temere il recente assassinio di Lagaidi – scrive il giornalista siriano Sami Moubayed.

L’ impasse post-elettorale in Iraq ha preso una tragica piega questa settimana quando l’assassinio di un deputato della coalizione al-Iraqiya dell’ex primo ministro Iyad Allawi ha visto ridursi lo stretto margine di maggioranza di quest’ultimo ad un solo seggio. L’ omicidio è avvenuto appena un giorno dopo che al-Iraqiya era uscita vittoriosa dal riconteggio delle schede elettorali e da un tentativo di interdire alcuni dei suoi candidati.

Quando lunedì scorso qualcuno ha sparato a Bashar Hamid al-Lagaidi nella città settentrionale di Mosul, la quota di seggi spettante alla coalizione al-Iraqiya è scesa a 90 (su un totale di 325 seggi), solamente un seggio in più rispetto agli 89 ottenuti alle elezioni parlamentari dello scorso marzo dall’Alleanza per lo Stato di Diritto del primo ministro uscente Nuri al-Maliki.

Senza dubbio si è trattato di un duro colpo per al-Iraqiya, dopo che la scorsa settimana questa coalizione era uscita vittoriosa in occasione del riconteggio manuale di 2,5 milioni di schede a Baghdad ed aveva visto reintegrati diversi suoi candidati eletti, dopo che un’agenzia governativa li aveva squalificati per presunti legami con il fuorilegge partito baathista. Molti analisti avevano creduto di trovarsi finalmente di fronte alla conclusione della lunga impasse iniziata con le elezioni e prolungatasi per 11 settimane.

Il portavoce di al-Iraqiya, Haidar Al-Mulla, martedì ha riferito ai media iracheni che l’assassinio non ha fatto altro che aumentare la determinazione della coalizione a formare il nuovo governo. Tuttavia, gli osservatori ora temono che la scarsa sicurezza che ha consentito ai killer di colpire il trentatreenne Lagaidi sulla soglia della propria abitazione significhi che nulla impedisce che gli stessi colpevoli ripetano ciò che hanno fatto.

Al funerale di Lagaidi, martedì, molti dei suoi amici hanno accusato Maliki di non essere stato in grado di proteggere il deputato ucciso, mentre un comunicato ufficiale di al-Iraqiya attribuiva l’omicidio ad al-Qaeda. Lagaidi ufficialmente non aveva guardie del corpo perché gli sarebbero state assegnate al momento dell’insediamento del nuovo parlamento.

Come se l’assassinio di Lagaidi non fosse sufficiente, questo martedì uomini a volto coperto, armati di lanciarazzi RPG, hanno invaso un mercato di gioielli a Baghdad, uccidendo 15 persone prima di fuggire con una grande quantità di oro. Le autorità governative, che avevano strombazzato ai quattro venti lo slogan elettorale di Maliki “più sicurezza per tutti gli iracheni”, hanno accusato al-Qaeda per la rapina e per gli omicidi.

Quando in Iraq non si hanno altre alternative, sembra sempre facile dare la colpa ad al-Qaeda, ma non tutta la popolazione attribuisce la responsabilità della morte di Lagaidi al gruppo terroristico. Il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran, il braccio armato dell’organizzazione terroristica anti-regime dei Mojahedin-e-Khalq (anche noti come “ mojahedin del popolo iraniano” o “Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran”, un’organizzazione che si prefigge di rovesciare la Repubblica Islamica iraniana, molti esponenti della quale si trovano in Iraq (N.d.T.) ), ha affermato che l’omicidio è stato architettato da Teheran per impedire alla coalizione di Allawi, sostenuta dai sunniti, di prendere il posto del governo di Maliki dominato dagli sciiti.

“Questo crimine efferato fa parte degli sforzi e delle intromissioni del regime iraniano in Iraq volti a ribaltare la disonorevole sconfitta subita in occasione delle elezioni parlamentari irachene dello scorso marzo, e ad impedire la formazione di un governo nazionalista e non settario in Iraq”, ha dichiarato il gruppo.

Esso ha aggiunto che Lagaidi è stato un fermo oppositore delle ingerenze iraniane in Iraq, e che egli considerava Teheran “la causa principale dei problemi nel paese, compresi gli omicidi, gli attentati e i brogli elettorali, e il principale ostacolo alla formazione di un governo fondato sul risultato delle elezioni”.

A dispetto dell’esigua maggioranza ottenuta da al-Iraqiya, dopo le elezioni la coalizione di Maliki è stata capace di consolidare un’alleanza con un altro gruppo sciita, l’Alleanza Nazionale Irachena (INA). Questa coalizione detiene ora 159 seggi, appena quattro seggi in meno rispetto ai 163 necessari per formare un governo. Alcuni leader curdi hanno anch’essi lasciato intendere di volersi unire al governo di Maliki.

Gli osservatori sostengono che nel caso in cui dovesse riottenere il potere, Maliki avrebbe difficoltà a convincere la maggioranza della popolazione, la quale aveva votato in favore del cambiamento, che la situazione della sicurezza – che è solo peggiorata nei giorni del vuoto politico causato dalle elezioni – migliorerà. Egli dovrà anche rassicurare spettatori interessati, come ad esempio l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, sul fatto che egli sarà indipendente dall’influenza iraniana.

In risposta alla minaccia rappresentata dalla coalizione tra l’Alleanza per lo Stato di diritto e l’INA, Allawi ha detto ripetutamente che qualsiasi tentativo di emarginare la sua coalizione e di privarlo del diritto di diventare primo ministro – che è sostenuto dal presidente Jalal Talabani e dal presidente del Kurdistan iracheno Masoud Barzani – provocherebbe una guerra civile e un bagno di sangue.

Parlando ad al-Jazeera il 15 maggio, Allawi ha detto, “Non posso anticipare ciò che potrebbe succedere se ci sarà un governo senza al-Iraqiya. Ma io mi aspetto che sarà uno scenario molto pericoloso: più di quanto ci si possa immaginare”.

Martedì le autorità elettorali hanno respinto gli ultimi appelli contro i risultati elettorali, ma questi ultimi ora passano alla Corte Suprema per la convalida. Si prevede che la terribile incertezza creata dal vuoto di potere in Iraq si protrarrà per settimane, se non addirittura per mesi.

Non è ancora chiaro se al-Iraqiya nominerà qualcuno che rilevi il seggio vacante di Lagaidi o se il governo organizzerà un’elezione suppletiva. Se si dovesse verificare quest’ultima ipotesi, è certo che il voto sarebbe fortemente contestato dal partito di Maliki.


Sami Moubayed è un analista politico siriano; è direttore della rivista Forward; risiede a Damasco

Traduzione a cura di Medarabnews.com