Israele attacca le navi pacifiste, uccisi 19 volontari

Almeno diciannove volontari sono stati uccisi e altri trenta feriti a seguito dell’attacco compiuto la scorsa notte da un commando dalla Marina israeliana in acque internazionali alla ‘Freedom Flotilla, le navi pacifiste che si stavano dirigendo verso la Striscia di Gaza per forzare il blocco e portare aiuti umanitari. L’iniziativa è sostenuta, tra gli altri dalla “European Campaign to End the Siege on Gaza”, la campagna europea per porre fine all’assefio di Gaza”

La Tavola della Pace con un comunicato chiede che “l’Italia condanni questo atto criminale di Israele”. “L’Italia deve convocare immediatamente l’ambasciatore d’Israele a Roma per esprimere tutta l’indignazione del popolo italiano” – afferma Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace. “Chiediamo l’intervento immediato dell’Italia, dell’Europa e dell’Onu. Chiediamo che la nostra diplomazia si mobiliti in tutte le sedi europee e internazionali per ottenere l’immediato rilascio dei pacifisti e il dissequestro di tutti i beni trasportati dalla flotta della libertà che devono poter raggiungere il porto di Gaza. Chiediamo al Segretario Generale dell’Onu e all’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, l’apertura immediata di un’inchiesta internazionale su quanto sta accadendo” – prosegue Lotti.

“Quello che non può e non deve assolutamente accadere è che le menzogne, la propaganda e le strumentalizzazioni abbiano il sopravvento sulla verità, sulla legalità e sul bisogno di giustizia” – dichiara Lotti. “Per questo insieme ad Articolo 21, chiediamo al mondo dell’informazione e in particolare alla Rai di fare fino in fondo il suo mestiere di servizio pubblico, organizzando subito un dibattito in prima serata, consentendo agli italiani di sapere cosa è accaduto, perché è accaduto, chi sono i responsabili, cosa bisogna fare per costruire la pace in Medio Oriente e quali sono le nostre responsabilità”.

“Un atto di pirateria e di terrorismo internazionale” – lo definisce un comunicato di Pax Christi. “Un crimine che stavolta risulta impossibile nascondere nell’abituale impunità a cui Israele ci ha tristemente abituati. Già in queste prime ore il mondo si accorge non di un crimine, ma di una storia di crimini ripetuti e giustificati che squarcia il silenzio dei media sull’assedio di Gaza ed ora sul massacro di internazionali che questo assedio volevano semplicemente ricordare al mondo” – sottolinea Pax Christi Italia.

L’associazione chiede “l’immediata liberazione dei pacifisti arrestati e la rottura immediata dell’embargo cominciando dagli aiuti che le navi portavano da ogni parte del mondo. E poi sanzioni economiche e un’inchiesta internazionale per un crimine che poteva e doveva essere evitato”. “Vogliamo soprattutto sentir riportare dai nostri media la realtà di un crimine che nessun Paese vorrebbe riconoscere come sua responsabilità. Diecimila tonnellate di aiuti per un milione e mezzo di persone che vivono da anni sotto embargo totale, dopo aver subito e ancora non curato l’orrore e le ferite inferti da operazione Piombo fuso, un anno e mezzo fa” – conclude Pax Christi.

La redazione di Unimondo, dopo diverse ore, è riuscita a mettersi in contatto con la propria corrispondente a Gerusalemme, Michela Perathoner, che presto ci invierà il suo reportage. “Stamane il suo telefono squillava e lei appariva online su Skype ma non c’è alcuna risposta” – ci aveva detto il direttore, Fabio Pipinato. “Potrebbe trattarsi di un semplice intasamento delle linee telefoniche, cosa che avviene spesso in casi come questi quando in moltissimi dall’estero cercano di telefonare. Ma stupisce che sia attiva, ma nessuno risponda, dalla sua postazione di Skype”.

“Michela – prosegue Pipinato – ha partecipato a diverse manifestazioni nonviolente come quella del 28 marzo scorso a Sheikh Jarah, quartiere-simbolo della lotta contro gli espropri israeliani. Ad Hebron ha intervistato soldati israeliani riguardo il non senso della loro presenza e pacifisti israeliani riguardo, invece, il senso dell’esserci. Ha partecipato alla corsa dei ragazzi del campo profughi di Shu’fat lungo la recinzione che lo divide dalla città di Gerusalemme. S’è posta a fianco dei prigionieri palestinesi minorenni ed ha celebrato il Jerusalem day in una capitale contesa. Michela era arrivata a Gerusalemme accompagnata dal collega Andrea Bernardi che poi l’ha lasciata per Bangkok da dove ho svolto diversi reportage assistendo, tra l’altro alla morte del collega Fabio Polenghi. [GB]

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