Extraterrestri, come dialogare con gli alieni

    Nel corso della storia dell’esplorazione dello spazio, l’essere umano ha sempre immaginato e sperato di poter entrare in contatto con una civiltà extraterrestre, con la quale discorrere del più e del meno: problemi di matematica, scambio di culture, guerre intergalattiche e via dicendo.

    Abbiamo lanciato nello spazio non solo un singolo messaggio: dalle televisioni di 60 anni fa, le cui onde radio dovrebbero già aver superato decine di stelle con possibili sistemi planetari, a sonde come le Voyager, dotate di placche metalliche che riportano una serie di simboli che dovrebbero, in teoria, far notare la nostra presenza nello spazio. La radioastronomia poi si dedica non solo ad ascoltare il cosmo, ma ha inviato attivamente dei messaggi nello spazio, nella speranza che qualcuno li riesca a ricevere e possa decifrarli.

    Ma nel caso che una civiltà extraterrestre abbia ricevuto uno dei nostri messaggi, sia riuscito a decifrarlo e dovesse rispondere, come dovremmo comportarci?

    Per prima cosa, dipende da come hanno interpretato il messaggio: se anche tutti i messaggi inviati nello spazio non recano alcun segno di ostilità, potrebbero esserci stati errori di traduzione che ne hanno modificato il significato. Non è infatti scontato che qualcuno che non conosce la chiave di cifratura di un codice matematico possa interpretarlo correttamente.

    Possiamo fare un esempio banale: se inviamo un messaggio cifrato come “Veniamo dalla Terra, non abbiamo intenzioni ostili. Vogliamo visitare il vostro pianeta.”, durante il suo viaggio nello spazio, per esempio sotto forma di onde radio, il messaggio potrebbe venire alterato. Basta solo che la parola “non” venga rimossa dalla frase per modificarne completamente il senso.

    Potrebbero quindi risponderci “per le rime”, dicendo qualcosa del tipo “non sono affari vostri”, o semplicemente mandarci un regalo, come una testata nucleare per evitare che ci possiamo evolvere in una possibile minaccia futura. Non sappiamo a priori chi riceverà il messaggio, e potrebbe essere una specie moderatamente ostile come la nostra, estremamente ostile, oppure pacifica; ma il tutto rimane nell’ambito della speculazione fino a quando non avremo la prova che i nostri messaggi siano stati ricevuti da qualcuno.

    Come dovremmo rispondere quindi? Dipende da che situazione ci troviamo di fronte.

    Le ipotesi riportate sotto potrebbero essere valide se dovessimo trovarci di fronte ad una specie simile alla nostra per status tecnologico, o non troppo superiore; e ad una distanza di un paio di anni luce, al massimo una decina: se fosse superiore, la comunicazione non sarebbe solo estremamente poco pratica, ma potrebbe risultare addirittura impossibile.

    EXTRATERRESTRI NON OSTILI

    Non ostili non vuol dire stupidi. Se una civiltà aliena è sufficientemente evoluta da poter lanciare messaggi e ricevere nello spazio, o addirittura da poter superare le distanze cosmiche senza troppi problemi, non è detto che abbia l’intenzione di parlare con noi.

    Un dialogo a due si basa su soggetti che possono comprendersi, altrimenti tutto va a rotoli ed il dialogo non ha alcuno scopo e non porta ad alcun miglioramento. Se fossimo troppo poco evoluti per loro, se il nostro combatterci, le nostre religioni, i nostri modelli sociali e scientifici fossero troppo diversi dai loro, probabilmente questa civiltà aliena non avrebbe alcun desiderio di voler comunicare con noi. In questo caso, nessuna risposta da parte loro potrebbe mai arrivare sulla Terra.

    Ma se ci considerassero interessanti per qualche ragione, potrebbero risponderci. I nostri messaggi fino ad ora non hanno alcunchè di speciale: abbiamo inviato un modello di struttura di DNA, una sagoma umana, la nostra posizione nel Sistema Solare e poco altro ancora. Ci sono anche i messaggi televisivi, ma di certo molti di essi non danno un’immagine edificante del genere umano, soprattutto per un’eventuale specie aliena che non ha guerre tra fazioni interne, risolve le dispute con la logica ed il buon senso, e che ha risolto problemi come il cibo o l’inquinamento già da tempo.

    Nulla quindi che possa far dire “toh, perchè non rispondiamo a questa specie? Sembrano molto interessanti, potremmo avere uno scambio culturale piacevole”.

    Nel caso però che ci rispondano, la prima cosa da fare sarebbe presentarci, ed assicurare loro che non siamo ostili, altrimenti potrebbero decidere di non continuare la nostra conversazione interstellare. Potremmo fare domande sul loro status tecnologico, senza però avanzare richieste sulla spiegazione di congegni bellici, il che rappresenterebbe un biglietto da visita decisamente inappropriato a metterci nella luce migliore.

    EXTRATERRESTRI MODERATAMENTE OSTILI

    Possiamo trovarci di fronte una specie come la nostra, spaventata da ciò che non conosce, oppure legata a dogmi di tipo religioso che possono dare luogo a preconcetti sulla diversità. Il modo migliore per rispondere potrebbe essere quello di assicurare che le nostre intenzioni non sono per nulla ostili, dato che probabilmente gli ambienti militari di quella specie aliena potrebbero stare già effettuando analisi su analisi per determinare il rischio che rappresentiamo, e su come eventualmente affrontare quel rischio.

    Se il nostro messaggio è stato interpretato correttamente, alcuni alieni potrebbero essere entusiasti di sapere che ci siamo anche noi, ma altri potrebbero rimanerne turbati, al punto tale da temere qualsiasi cosa dovesse provenire o venir detta dal genera umano. E’ difficile combattere la paura dell’ignoto, ma il nostro messaggio di risposta dovrebbe essere volto a sconfiggere questa paura. L’ultima cosa che vogliamo è scatenare una guerra interstellare (per la quale, tra l’altro, non siamo nemmeno lontanamente pronti).

    Potremmo rispondere dando rassicurazioni sul fatto che siamo solo interessati a conoscerci, e stipulare il primo trattato interplanetario della storia. Lo firmeranno? Forse, dipende dalla nostra abilità di persuadere la razza aliena del fatto che non siamo ostili e che potrebbero avere degli indubbi vantaggi nel dialogare con noi. Il tutto sta a renderci appetibili (ma non troppo) per una specie che ha dubbi e paure sull’ignoto.

    EXTRATERRESTRI OSTILI

    Mandando i nostri messaggi nello spazio abbiamo sempre dato per scontato che una civiltà simile alla nostra, o bene intenzionata, possa captarli e risponderci, aprendo una nuova pagina della storia dell’ umanità. Ma se questa nuova pagina fosse l’inizio di una tragedia?

    Non diamo per ovvio il fatto che il cosmo sia popolato da specie benevole. I concetti di bene e male sono soggettivi all’interno dello stesso genere umano, e decisamente flessibili da individuo ad individuo; gli stessi concetti potrebbero essere estremamente differenti dai nostri quando si tratta di una specie extraterrestre.

    Gli alieni che ricevono il nostro messaggio potrebbero non essere intenzionati a comprenderlo; potrebbero semplicemente utilizzarlo come mappa per raggiungere un pianeta che potenzialmente potrebbe essere la loro nuova colonia. Immaginiamo una specie aliena organizzata in maniera simile alle formiche, una sorta di super-organismo in cui il singolo individuo non ha una propria personalità e non distingue ciò che è bene da ciò che è male, ma sa solo distinguere da ciò che è utile per la colonia e quello che non lo è. Come si fa a trattare con qualcuno che non è minimamente interessato a quello che diciamo? Ogni sforzo sarebbe inutile. E se i nostri messaggi mostrassero che siamo un pianeta appetibile, nulla vieterebbe che una civiltà extraterrestre sufficientemente evoluta ci possa raggiungere e tentare di colonizzarci.

    Non è paranoia aliena da anni ’50, è un’eventualità che va presa seriamente in considerazione. Mandare messaggi nello spazio potrebbe rappresentare una rivoluzione in positivo se incappiamo in una civiltà extraterrestre così socialmente avanzata e benevola da voler avere un contatto con noi. Ma se, al contrario, ci trovassimo di fronte un interlocutore che non ha la minima intenzione di trattare, di scambiare informazioni e di dialogare, i nostri messaggi spaziali sarebbero il più grosso errore della storia del genere umano.

    Un ultimo problema da porsi è questo: se anche dovessimo ricevere una risposta, chi dovrebbe rispondere? Chi dovrebbe essere il portavoce dell’umanità intera?

    Tempestare di messaggi di diverse nazioni una specie aliena è il modo migliore per dimostrarci disorganizzati, poco uniti, fragili e probabilmente in lotta tra di noi per chi debba essere il leader del pianeta.

    Lasciare che a rispondere siano le autorità religiose potrebbe ottenere lo stesso risultato, se non peggiore, visto che gli extraterrestri si renderebbero conto che, oltre ai problemi accennati sopra, siamo anche preda di superstizioni irrazionali e preconcetti per nulla utili per un dialoco inter-specie.

    La soluzione più pratica e meno rischiosa sarebbe quella di far rispondere il mondo della scienza. Il problema che potrebbe sorgere però è quello sulle domande da porre nella nostra risposta: dobbiamo prima chiedere se sono esseri basati sul carbonio, o se il loro è un sistema solare binario? Dobbiamo fare domande sulla loro tecnologia energetica, o sulla composizione atmosferica del loro pianeta? E’ meglio prima parlare della loro struttura sociale o del loro stato di espansione nel cosmo?

    Forse, la prima risposta da inviare è un saluto ed una presentazione del genere umano. Nel caso ci trovassimo di fronte ad una specie pacifica, sarebbe il caso di mostrarci educati e ben disposti per una comunicazione futura, confermando che abbiamo ricevuto il loro messaggio e che saremo ben lieti di continuare a parlare.

    Le distanze tra noi e loro di certo saranno l’ostacolo più grande, sia per la quantità di informazioni da scambiare sia per il periodo di attesa tra una domanda e la sua risposta. Ma probabilmente, se davvero dovessimo scoprire che qualcun altro ci ascolta oltre il Sistema Solare, il genere umano potrebbe subire una spinta al progresso ed all’esplorazione spaziale mai vista prima, colmando la distanza che ci separa da una specie aliena con un po’ di tempo a disposizione ed il nostro formidabile ingegno.

    Avete suggerimenti su cosa dire ad una specie extraterrestre? Postateli a commento!

    Daniele Bagnoli