F1: Vettel e Webber negano responsabilità dell’incidente nel GP di Turchia, in Red Bull si dividono

Sebastian Vettel (Red Bull) e il suo gesto plateale ai danni del compagno di squadra, Mark Webber, dopo l'incidente che li ha visti protagonisti nel GP di Turchia

Giornata amara, quella di ieri nella scuderia Red Bull di Formula 1.

Il team deve ancora raccogliere i cocci di quanto successo domenica nel Gran Premio di Turchia, che ha visto le vetture austro-inglesi al comando fino al quarantesimo giro, tornata in cui i due compagni di squadra hanno messo in scena un gran duello che ha causato il ritiro di Vettel e il conseguente terzo posto di Webber, in favore dei due Campioni del Mondo della McLaren.

Nessuno dei due piloti ammette di aver sbagliato: il tedesco si difende dicendo di aver cercato lo spazio per tentare il sorpasso e che, trovandosi già quasi del tutto davanti e dalla parte interna della pista prima della curva 12, aveva tutto il diritto di spostarsi per prendere la giusta traiettoria; l’australiano, ammettendo di aver tenuto la posizione, ribatte affermando che Vettel era sullo sporco e andava troppo veloce e che, quindi, non avrebbe potuto sorpassarlo.

Intanto, emergono nuovi retroscena: il leader della Classifica generale proprio in quel giro aveva inserito la modalità di risparmio del carburante nel motore per poter terminare la gara. Ciò significa che la miscela di combustibile ed aria selezionata aveva fatto sì che il propulsore non andasse a pieno regime. Vettel, dal canto suo, aveva risparmiato benzina durante le fasi iniziali del Gran Premio, essendosi dovuto accodare ad altre due vetture, e, quindi, in quel momento aveva la possibilità di sfruttare appieno le possibilità della sua monoposto.

Nella scuderia le voci non sono unanimi: c’è chi, come Helmut Marko, consulente motorsport, si è schierato apertamente in favore di Vettel e chi, invece, ha parlato di tacito accordo secondo cui il pilota che si trova davanti dopo l’ultimo cambio gomme ha la ‘precedenza’. Tuttavia, tutti sono d’accordo sul fatto che questo episodio abbia causato più problemi al team che ai piloti in sé.

“Abbiamo perso ventotto punti”, ha dichiarato Christian Horner al termine del Gran Premio, “è questo che ci preme di più. I ragazzi hanno tanta esperienza, hanno sicuramente capito cosa hanno combinato. E sono certo che casi del genere non avverranno più”.

Il Team Principal ha anche aggiunto che non ci saranno mai ordini di scuderia: “In Red Bull Sebastian e Mark vengono e verranno trattati allo stesso modo”, ma lo stesso Horner si complimenta con i rivali della McLaren, i cui piloti si sono dati sì battaglia e sono anche arrivati al contatto, ma hanno avuto più rispetto l’uno dell’altro, lasciandosi lo spazio sufficiente per poter proseguire la gara.

“So come si gestiscono queste situazioni, mi è capitato di doverle affrontare quando lavoravo nelle altre formule”, continua il numero uno al muretto Red Bull, “bisogna mettere tutte le carte in tavola, non ci si può permettere di far nascere incomprensioni e insofferenze. Sebastian e Mark dovranno capire che chi c’è andato di mezzo è stata l’intera squadra”.

Tutto, però, fa pensare che quanto successo domenica sia stato probabilmente anche frutto dell’ansia, della tensione portata dai media all’interno della squadra, con l’attenzione dei giornalisti che si è rapidamente spostata da Vettel a Webber nel giro di un paio di settimane.

Vedremo cosa accadrà nel prossimo futuro, se davvero, come assicurano dal team, i due piloti non daranno inizio ad una battaglia personale.

Alessia Anselmo