Una clausola europea per la le pari opportunità e i diritti delle donne

Gisele Halimi

Le legislazioni europee sulle pari opportunità e i diritti delle donne potrebbero nei prossimi anni registrare importanti cambiamenti, se verrà accettata, in tutto o in parte, la proposta presentata in Europa dal gruppo “Choisir la cause des femmes” creato in Francia nel 1971 da personalità come Simone de Beauvoir, Jean Rostand e il premio Nobel per la medicina Jaques Monod e presieduto dalla nota scrittrice e femminista Gisele Halimi.

Europea più favorita

Messa a punto qualche anno fa, la proposta è stata adottata nel febbraio di quest’anno dall’Assemblea Nazionale francese ed è sostenuta ormai da numerose personalità europee e da vari ministri e parlamentari dei Paesi dell’Unione: si tratta di una proposta molto semplice, che va sotto il nome di ”Clausola dell’europea più favorita”.

Partendo dall’analisi comparata dei diritti delle donne nelle legislazioni dei ventisette paesi dell’Unione, il gruppo di “Choisir”, ha individuato le leggi più avanzate e più favorevoli alle donne in cinque aree fondamentali: la scelta di dare la vita, il diritto di famiglia, le violenze, il lavoro e la politica.

Ad esempio, nel caso delle leggi sulla famiglia,”Choisir” ha scelto l’Austria per la legislazione più avanzata sul matrimonio, la Spagna per quella sul divorzio, il Belgio per le unioni civili, la Svezia per i congedi di paternità e maternità e l’Estonia per la potestà genitoriale; nel caso invece della violenza sulle donne, è stata scelta la Spagna per la legislazione più avanzata sulle violenze coniugali, la Francia per quella sullo stupro, la Lituania per quelle sulla prostituzione e sul mobbing.

Individuata questa “rosa” di leggi, “Choisir” ha lanciato la “Clausola” che così recita: ”Ogni Stato membro dell’ Ue applicherà alle sue cittadine una rosa di leggi composta da quelle più avanzate esistenti nell’ uno o nell’altro dei ventisette paesi dell’Unione”.

Si sono intanto creati nei paesi dell’Unione gruppi spontanei di sostegno alla proposta; in alcuni gli sviluppi politico-istituzionali della proposta vengono ormai seguiti a livello governativo: in Italia ciò avviene attraverso un “tavolo” creato nell’ambito del Dipartimento delle politiche della famiglia, presso la Presidenza del Consiglio.

Pressione crescente

Il 23 febbraio di quest’anno, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato alla quasi unanimità una proposta di risoluzione europea ispirata alla “Clausola”. “Un voto storico per le donne e per l’Europa”, ha commentato Gisele Halimi, “un’Europa che con questo passo avanti per 255 milioni di cittadine europee può offrire un’immagine diversa da quella purtroppo burocratica e lontana che gli conosciamo”.

Anche in altri paesi europei la “Clausola” è stata già discussa in sede politica ed alcuni partiti (come il Partito socialista belga) l’hanno fatta propria. Sono stati inoltre organizzati, negli ultimi tre anni, vari convegni e conferenze sul tema: i gruppi di pressione che fanno riferimento alla “Clausola” vanno aumentando (se ne stanno creando anche in Italia) e organizzano incontri politici ed istituzionali, audizioni etc. Tra gli altri incontri, il gruppo di “Choisir” ha presentato la proposta al Ministro Frattini, quando quest’ultimo era vicepresidente della Commissione europea. Nel prossimo autunno, a Roma, le tre università statali della capitale organizzeranno un seminario/convegno con l’obiettivo di esaminare l’adattabilità della “Clausola” al quadro giuridico italiano.

I sostenitori della “Clausola” hanno avuto numerosi contatti e colloqui con i parlamentari europei e con la Commissione, in vista di possibili regolamenti e direttive in materia. Pur avendo riscosso numerose adesioni, un percorso europeo della Clausola si presenta problematico, in primo luogo in relazione alla competenza dell’Unione in materia. L’articolo 2 del trattato di Amsterdam prevede “l’uguaglianza tra uomini e donne“, un’indicazione generica che il trattato di Lisbona non ha ulteriormente precisato. Peraltro una risoluzione riguardante solo le cittadine europee potrebbe urtare, come tale, con l’articolo che prevede la stretta uguaglianza di tutti i cittadini, uomini e donne: sotto questo aspetto, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, sembra essere ammessa solo un’eccezione, quella relativa alle “azioni positive”, le cui motivazioni sono però strettamente definite dal Trattato.

Tuttavia, diversi giuristi europei si stanno da tempo occupando della fattibilità del progetto: ci sono perciò buone speranze che la spinta verso una legislazione più attenta ai diritti delle donne possa trovare valide soluzioni a livello europeo.

Fabio Dani – AffarInternazionali.it