Ecuador, nessun Trattato di Libero Commercio con l’ UE

Il ministro degli esteri ecuadoriano, Ricardo Patiño, ha riconosciuto che l’ atteggiamento da parte dei paesi dell’Unione Europea (UE) verso l’America Latina e i Caraibi è cambiato, e ha assicurato che l’Ecuador ha rifiutato di sottoscrivere qualunque Trattato di Libero Commercio (TLC), poiché “noi proponiamo un altro tipo di meccanismo”.

Il ministro degli esteri dell’Ecuador ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista esclusiva concessa a teleSUR, in seguito alla partecipazione al Vertice di America Latina, Caraibi e Unione Europea (ALC-UE).

Il ministro ha evidenziato che il suo paese ha suggerito “accordi integrali per lo sviluppo o chiamiamoli accordi commerciali per lo sviluppo, ad ogni modo accordi per lo sviluppo”, non di libero commercio.

Ha indicato anche che nel vertice si è posta in evidenza la leadership che hanno raggiunto i paesi latinoamericani, poiché hanno sopportato e risolto meglio la crisi economica mondiale. Di seguito teleSUR riproduce integralmente l’intervista con Ricardo Patiño.

Qual è il suo bilancio di questo Vertice tra America Latina e Unione Europea?

Sinceramente non avevo molte aspettative, così avevo affermato prima che cominciasse il vertice, ma devo riconoscere che mi ero sbagliato. Credo che si siano fatti dei progressi significativi su alcuni punti. Uno è il riconoscimento che con la crisi finanziaria internazionale che ha vissuto il mondo, in modo particolare il nord del mondo, si fa sempre più evidente la necessità di creare una nuova architettura internazionale.

60 presidenti, senza eccezioni tra di loro, hanno sottoscritto un documento che invita “a lavorare insieme alla costruzione di una nuova architettura finanziaria internazionale”, indispensabile per superare quelle vecchie istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale, da quello che viene chiamato l’accordo di Bretton Woods. Questo significherebbe, tra le altre cose, il riconoscimento del Banco del Sur (Banca del Sud), delle nuove istituzioni regionali che offrono la possibilità reale e l’opportunità affinché tutti i risparmi dei nostri paesi, i paesi di ciascuna delle regioni, servano per finanziare lo sviluppo dei nostri stessi paesi senza le condizionalità che organismi come la Banca Mondiale hanno avuto in passato. Questo è uno degli elementi, ci sono poi altri elementi importanti come il cambiamento climatico.

Sono state riconosciute le posizioni latinoamericane rispetto al cambiamento climatico. Nutre speranze riguardo al vertice di Cancun?

Anche questo è stato discusso, ampiamente discusso, in una riunione che è terminata pochi minuti fa con un pranzo tra i presidenti, i quali hanno proposto anche nuovi concetti. Per esempio il concetto di inquinamento netto evitato. Prima c’era solo l’accordo e poi il protocollo di Kyoto, c’erano accordi per riconoscere gli sforzi compiuti dai paesi, le istituzioni e le imprese per bonificare ciò che era stato inquinato. Però la proposta che è stata presentata dal presidente (dell’Ecuador, Rafael) Correa prevede che si riconosca anche l’inquinamento evitato, e ciò implicherebbe il riconoscimento ai paesi che, pur potendo sfruttare le proprie risorse naturali, smettono di farlo, in modo da preservare la biodiversità, dare un servizio ambientale, evitare l’inquinamento e favorire il mantenimento degli habitat della popolazione, che è molto importante che siano sostenuti.

Lei ha dichiarato che il suo paese non è interessato ad alcun accordo di libero scambio (TLC) con l’Unione Europea, a che tipo di relazione mira il suo paese con i membri dell’UE?

Noi proponiamo altri tipi di meccanismi, abbiamo parlato di accordi integrali per lo sviluppo o chiamiamoli accordi commerciali per lo sviluppo, ad ogni modo accordi per lo sviluppo. Il libero commercio non è un obiettivo in sé, il commercio è un mezzo per creare sviluppo, quando serve per creare sviluppo occorre promuoverlo nella maniera migliore e più ampia. Ma un Trattato di Libero Scambio che distrugge le nostre economie, che in alcuni casi può distruggere industrie fiorenti, può distruggere l’artigianato, come stava succedendo nel caso dell’Ecuador alcuni anni fa: l’artigianato era devastato, totalmente devastato, e il Governo ecuadoriano l’ha protetto. Ciò comporta alcuni freni al libero scambio, chiaramente, ma per proteggere la nostra industria. Noi stiamo proponendo di procedere in questo tipo di accordi integrali per lo sviluppo e su questo siamo totalmente disposti a conversare con l’UE e con qualunque altro paese del mondo.

Come ha percepito l’atteggiamento dei paesi europei? Terranno fede ai loro progetti di cooperazione con l’America Latina?

É molto difficile sapere la risposta, però sembra che l’atteggiamento sia cambiato significativamente. C’è un riconoscimento, lo sentivamo. Si sentiva nell’ambiente dei presidenti dei paesi d’Europa, nel senso che l’America Latina è un’altra, questo è importante perché in quest’epoca l’America Latina inizia ad essere un’altra, comincia ad avere maggior rispetto per la dignità, per la sovranità, per l’attitudine coerente dei governi che sono molto più vicini alla gente. Ma inoltre si nota un passo avanti e uno sviluppo nei paesi europei.

Stanno notando che l’ America Latina sopporta molto meglio la crisi rispetto a quanto stia accadendo ora in Europa, c’è rispetto e un riconoscimento verso questa nuova leadership dell’America Latina; io l’ho percepito con chiarezza e ne sono molto contento perché molti di noi latinoamericani e caraibici hanno lavorato instancabilmente per una trasformazione politica e questa trasformazione politica si traduce anche in un maggior rispetto da parte di paesi che prima si consideravano le uniche potenze, che pensavano di non poter conversare su un piano di parità con i paesi del sud.

Le condizioni sono finalmente cambiate per l’America Latina.

Traduzione di Roberto Trevini Bellini – Asud.net