Reportage Afghanistan, l’ invasione della Nato somiglia ad una guerra mondiale

Da quando la North Atlantic Treaty Organization (NATO – Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico) ha assunto il controllo dell’International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan nel 2003, l’entità delle truppe che servono sotto questo comando è aumentato da 5.000 a 100.000 uomini.

Attualmente, in quella nazione sono presenti 134.000 uomini di truppe straniere, sommando i soldati statunitensi che operano separatamente nell’ambito dell’Operazione Enduring Freedom, sebbene il numero complessivo raggiungerà le 150.000 unità entro l’ estate e la maggior parte delle truppe usamericane che ora non sono sotto comando NATO presto lo saranno.

Vi sono 47.000 soldati di truppa provenienti da paesi membri o consociati della NATO. I soldati degli Stati Uniti in Afghanistan tra poco supereranno quelli presenti in Iraq.

Oltre 1.600 uomini degli Stati Uniti, della NATO e dei loro alleati sono stati uccisi nel teatro di guerra, e 520 di questi sono caduti nell’ultimo anno. I caduti statunitensi sono più che raddoppiati dal 2008 al 2009, da 155 a 318.

Più di 170 civili afghani sono stati uccisi finora quest’ anno, un aumento del 33 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da gennaio ad aprile, le forze armate degli Stati Uniti e della NATO hanno ucciso 90 civili, un aumento del 76 percento rispetto ai 51 nello stesso periodo del 2009.

Più di 300 persone, quest’anno, sono state ammazzate durante attacchi missilistici sferrati da droni (velivoli telecomandati) contro supposti covi di ribelli in Pakistan, portando il totale delle morti in tali attacchi a più di 1000, dall’agosto del 2008.

Questo febbraio, a Marjah, 15.000 uomini delle truppe degli Stati Uniti, della NATO e del governo afghano hanno partecipato all’offensiva di terra a più largo raggio di questa guerra, e sono state ammassati più di 23.000 uomini nella provincia meridionale di Kandahar per un assalto pianificato per l’inizio del mese prossimo.

Con i recenti annunci che il Montenegro, la Mongolia e la Corea del Sud sono diventate ufficialmente la 44.esima, la 45.esima e la 46.esima nazione a contribuire con loro truppe – il Bahrain, la Colombia, l’Egitto e la Giordania hanno già provveduto o si sono impegnate a fornire truppe, ma non è stata ancora ufficializzata questa designazione – in Afghanistan saranno presenti unità militari provenienti da 50 nazioni di tutti i continenti popolati al servizio dell’Alleanza militare del Nord-Atlantico impegnata in una guerra nell’Asia centrale, che il 7 ottobre entrerà nel suo decimo anno.

L’ Australia, con 1.550 soldati, è impegnata nelle sue prime operazioni militari a partire dalla guerra del Vietnam ed ha subito l’esperienza dei suoi primi caduti. Il Canada a partire dalla guerra di Corea. La Germania e la Finlandia dalla seconda guerra mondiale. I quattro soldati della Svezia uccisi nel nord dell’Afghanistan sono i primi caduti di un paese scandinavo da quasi 200 anni.

Gli effetti della guerra in Afghanistan non si sono limitati alle perdite sul campo di battaglia, anzi!

L’anno scorso, la Danimarca, membro della NATO, ha speso 415 milioni di dollari per la sua missione in Afghanistan, oltre 135 milioni di dollari in più rispetto al 2007. Visto che il bilancio complessivo del 2009 per la difesa nazionale era di 3,87 miliardi di dollari, la guerra in Afghanistan ha rappresentato quasi un nono delle spese militari annuali del paese. La Danimarca, che ha perso in Iraq sette soldati, ne ha già persi 31 in Afghanistan. Nell’ultima settimana, la base danese nella provincia di Helmand è stata attaccata da rivoltosi e sono stati feriti undici soldati danesi.

Il 9 maggio, ad Helmand è stato ucciso un soldato britannico, il quarantesimo caduto dell’anno e 285.esimo caduto dall’inizio della guerra, superando così i 255 caduti nel 1982 nel corso della guerra contro l’Argentina per le isole Falkland /Las Malvinas, che costituiva il numero più elevato di caduti dalla guerra britannica contro la guerriglia in Malaya negli anni cinquanta del Novecento. Per confronto, il Regno Unito ha registrato 179 morti in Iraq.

Nel corso dell’ultimo fine settimana, quattro militari francesi sono stati feriti, uno in maniera molto grave, in una esplosione di una mina nel settore nord-est della capitale afghana.

Il 12 maggio, veniva riferito che era caduto nel sud dell’Afghanistan un soldato della Romania, il dodicesimo morto di questo paese.

Meno di una settimana prima, il 6 e il 7 maggio, il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen si trovava nella capitale della Romania Bucarest per incontrare il presidente del paese e il primo ministro ed elogiava l’impegno del governo nella guerra afghana – la Romania di recente aveva annunciato un rafforzamento di truppe incrementato a 1.800 uomini – come “sostanziale, senza sospensive, con un’attenzione crescente all’addestramento.”

Una settimana prima, il capo della NATO si trovava in Albania e in Croazia, nuovissimi membri del blocco militare, e perorava l’invio di più forze in Afghanistan, compreso quello di istruttori militari.

Durante il suo viaggio di quattro giorni in Europa all’inizio di questo mese, il vice presidente degli Stati Uniti Joseph Biden, fra le altre richieste, sollecitava ulteriori contributi degli alleati NATO alla guerra afghana, che comprendevano il consolidamento di un sistema europeo di intercettamento missili sotto controllo statunitense, e rivolgendosi ai 1.100 componenti della Brigata spagnola di paracadutisti di fanteria leggera, impiegati in Afghanistan in luglio, affermava:

“Desideravo tanto essere qui oggi per rendere omaggio a questo gruppo di combattenti che sono stati fianco a fianco dei combattenti degli Stati Uniti in Afghanistan. Come alleati nella NATO noi stiamo operando insieme…”

Nel febbraio di quest’anno il governo del primo ministro spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero annunciava che stava inviando 511 uomini di truppa in più in Afghanistan, portando il contingente spagnolo a 1.600 uomini.

Poco prima di incontrare Biden, Zapatero e il suo ministro della difesa visitavano il quartier generale dela NATO a Brussels, dove il primo ministro spagnolo dichiarava che l’Afghanistan è “la missione primaria della NATO in questo momento all’estero,” aggiungendo che è “molto importante rinnovare la nostra fiducia nella strategia attuale in Afghanistan …”

Il 3 maggio, il “The Times of London” scriveva di una intensificazione del conflitto nel nord dell’Afghanistan, che fino a poco tempo fa era stato relativamente pacifico, ma dove di recente la Germania aveva perso la maggior parte dei 47 soldati caduti in combattimento e dove la Finlandia e la Svezia avevano subito perdite.

Il quotidiano britannico scriveva che “truppe della Germania sono impegnate nei primi conflitti a fuoco affrontati dall’esercito tedesco dal 1945, per far fronte al montare dell’offensiva dei Talebani nel nord dell’Afghanistan.”

Il generale Stanley McChrystal, comandante in capo di tutte le forze armate degli Stati Uniti e degli altri alleati in Afghanistan, sia dell’International Security Assistance Force che della statunitense Operation Enduring Freedom, recentemente ha annunciato il dispiegamento di 56 elicotteri e di 5.000 uomini delle truppe statunitensi da mettere sotto comando germanico nel nord dell’Afghanistan.

Da quando la NATO, nel 2006, aveva assunto il controllo del settore meridionale dell’ Afghanistan “era la prima volta dalla seconda guerra mondiale che truppe statunitensi venivano poste sotto il comando straniero in una situazione di combattimento.” Anche il generale di brigata del Comando Centrale Douglas Raaberg sottolineava questo avvenimento.

Il capo del Comando Centrale, generale John Abizaid, dichiarava all’Associated Press che “la NATO ha bisogno di aggrapparsi a questa missione per interesse della NATO stessa. Balzare fuori dai confini dell’Europa, è qui che l’Alleanza necessita di andare per conservare un ruolo idoneo alle situazioni future.”

Allora, l’ Associated Press scriveva che “Abizaid ed altri hanno ribadito che la missione in Afghanistan segna il punto della storica espansione della NATO, che potrebbe vedere l’Alleanza assumere ulteriori missioni in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo.”

Quattro mesi dopo avere preso il controllo dell’ Afghanistan meridionale nel 2006, il comandante della NATO nella regione, il luogotenente generale britannico David Richards, affermava che la NATO stava conducendo “operazioni di combattimento di terra per la prima volta nella sua storia.”

E in quella che si è dimostrata essere una sottovalutazione di prim’ordine, Richards aggiungeva: “Due anni fa, quando il Consiglio del Nord Atlantico aderiva a questo progetto, probabilmente non si sapeva dove ci si andava a cacciare.” Anche un’altra agenzia di informazioni si esprimeva in questo modo: “La missione viene considerata la più pericolosa ed impegnativa nei 57 anni di storia dell’Alleanza occidentale.”

Un mese più tardi, il generale britannico rifletteva sulle prime settimane di questo suo nuovo incarico, caratterizzando la situazione come un “persistente ingrato scontro di basso livello”.

L’Afghanistan è un campo di battaglia su cui la NATO ha dovuto subire una sua mutazione, l’intensificazione degli scontri sul terreno vero e proprio rispetto all’impiego massiccio degli attacchi aerei.

“L’Alleanza NATO…ha condotto operazioni di combattimento aereo durante i conflitti in Bosnia e in Kosovo durante gli anni novanta del Novecento, ma adesso deve affrontare le più importanti operazioni di combattimento terrestre da quando è stata istituita nel 1949.”

I movimenti bellici della NATO nel sud dell’Afghanistan segnalavano “la prima volta che l’Alleanza aveva condotto operazioni di combattimento terrestre…”

Nelle parole di Abizaid di quattro anni fa, la guerra in Afghanistan di fatto rappresentava uno storico allargamento, inaugurando “il salto del blocco fuori dei confini dell’Europa”, verso l’Africa o verso altre parti del mondo. Nel frattempo, questo è esattamente quello che è avvenuto.

Inoltre ci si è adoperati per mescolare le forze militari di più di 50 nazioni, comprese quelle dell’Afghanistan e del Pakistan, sotto un comando unificato in una forza globale integrata e preparata al combattimento, pronta per futuri attacchi, invasioni, occupazioni ed altri interventi lontano dallo spazio euro-atlantico.

Mai prima d’ora truppe da 50 paesi erano state utilizzate in un unico teatro bellico, in un unico paese.

La settimana scorsa si è assistito ad un incontro della Commissione Militare della NATO con i ministri della difesa di 49 nazioni che avevano assegnato truppe alla International Security Assistance Force (ISAF).

La guerra afghana ha assicurato agli Stati Uniti e ai loro alleati della NATO basi militari in paesi dell’Asia Centrale, come il Kyrgyzstan, il Tajikistan e l’Uzbekistan, dove viene valutato che in questo mese di marzo siano passati per e dall’Afghanistan 50.000 uomini di truppa statunitensi.

L’anno scorso, in Ungheria è stata inaugurata per la prima volta al mondo un’operazione multinazionale di trasporto aereo strategico, sotto lo stretto controllo di Washington e della NATO, atta a soddisfare lo sforzo bellico.

È stata accelerata da parte degli USA e della NATO l’integrazione militare di tre ex Repubbliche sovietiche nel Caucaso meridionale: Armenia, Azerbaijan e Georgia.

Azerbaijan, un paese che si affaccia sul Mar Caspio ai confini con l’Iran e la Russia, di recente ha raddoppiato le dimensioni del suo contingente di truppe in Afghanistan.

Georgia, ansiosa di acquisire per le sue truppe addestramento al combattimento in condizioni belliche per i suoi prossimi conflitti con l’Abkhazia, la Sud Ossezia e la Russia, tra breve invierà in Afghanistan 900 uomini, un sostanzioso contributo all’International Security Assistance Force della NATO.

Il 5 maggio, al quartier generale della NATO i rappresentanti permanenti (ambasciatori) dei 28 paesi membri dell’Alleanza hanno incontrato ufficiali superiori dell’esercito georgiano nell’ambito della cornice della Commissione NATO-Georgia.

“La rappresentativa ha sottolineato come l’Alleanza apprezzava la cooperazione della Georgia con la NATO e in particolar modo la partecipazione dei soldati della Georgia nelle operazioni per assicurare la pace in Afghanistan e continuerà ad appoggiare per il futuro la ristrutturazione del sistema di difesa del paese.”

Vale a dire, la Georgia fornirà alla NATO truppe per la guerra in Afghanistan e la NATO ricambierà dando assistenza nella modernizzazione delle forze armate della Georgia, in previsione dei futuri conflitti della Georgia con i suoi confinanti.

L’11 maggio, la Germania ha ospitato un incontro fra i ministri della difesa e i capi di stato maggiore delle nazioni che hanno truppe dispiegate nel nord dell’Afghanistan, dove la Germania costituisce la principale forza della NATO.

Il ministro della difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg, “ha invitato all’incontro dell’11 maggio informalmente anche rappresentanti della NATO, dell’Unione Europea e dell’Afghanistan.

Il ministero ha fornito precisazioni su chi esattamente era stato invitato. Attualmente, nel nord dell’Afghanistan le nazioni che vedono la loro presenza comprendono gli Stati Uniti, la Norvegia e la Svezia.”

Il ministro della difesa Seyran Ohanyan dell’Armenia ha inviato a Berlino una delegazione. L’Armenia è il primo membro della Collective Security Treaty Organization (CSTO) ad inviare truppe alla NATO per l’Afghanistan. Gli altri membri della CSTO sono la Russia, Belarus, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan e Uzbekistan, e questa organizzazione era stata considerata come il frutto del tentativo della Russia di contrastare l’espansione della NATO verso l’ex Unione Sovietica.

Il giorno dopo l’incontro in Germania, il ministro della difesa e il ministro degli esteri dell’Armenia si sono recati a Brussels per partecipare ad un incontro del Consiglio del Nord Atlantico, la più importante struttura di governo della NATO, dove veniva valutato un piano specifico di azione di partenariato della NATO nei confronti dell’Armenia.

I due eventi sono intrinsecamente connessi e fanno parte integrale del progetto della NATO per guadagnare il controllo sul Caucaso meridionale. L’Armenia, come l’Azerbaijan, confina con l’Iran. L’Azerbaijan e la Georgia confinano con la Russia.

Inoltre, la guerra in Afghanistan ha fornito alla NATO l’opportunità di consolidare il controllo sui paesi della ex Jugoslavia. L’incontro del mese scorso in Estonia dei ministri degli esteri della NATO aveva lo scopo di approvare il piano di azione per l’acquisizione della Bosnia come membro, l’ultima tappa prima della sua piena adesione, dopo che la Bosnia ha annunciato dispiegamenti di truppe in Afghanistan.

“La Bosnia ha fatto il primo passo verso l’adesione alla NATO…visto che l’Alleanza dei 28 paesi ha offerto al paese balcanico un modello particolare per essere associato…Nel convenire l’offerta di un piano di azione per l’associazione della Bosnia, i ministri della NATO hanno ben accolto…i contributi del paese alla forza di sicurezza in Afghanistan (ISAF), a guida NATO.”

Il 10 maggio, veniva riferito che Robert Simmons, assistente delegato del Segretario Generale della NATO per la cooperazione e la partnership sulla sicurezza e rappresentante speciale per il Caucaso meridionale e l’Asia centrale, annunciava che “il Montenegro…sarà il prossimo paese ad essere ammesso nella NATO.”

Il Montenegro, un minuscolo paese indipendente da soli quattro anni, aveva inviato un suo primo contingente di truppa in Afghanistan in marzo e in questo mese di maggio il suo ministro della difesa e capo di stato maggiore visiterà il teatro di guerra.

Nel corso dei mesi di marzo e aprile, il Comando Operativo delle Forze speciali degli Stati Uniti in Europa ha condotto esercitazioni aeree in collaborazione con l’aviazione militare della Croazia, come descritto dal sito web del Comando statunitense in Europa, secondo la nuova accentuazione del Pentagono su operazioni internazionali controinsurrezionali, di cui il laboratorio è costituito dall’Afghanistan: “La quadriennale Rivista di Difesa del 2010 metteva in luce l’importanza di aumentare la disponibilità di aerei da battaglia come uno degli elementi più significativi per raggiungere il successo nelle operazioni su larga scala di controinsurrezione, di stabilità e di controterrorismo.”

L’anno scorso, la Croazia e l’Albania, altra nazione balcanica, hanno ricevuto il benvenuto come membri a pieno titolo della NATO dopo aver fornito truppe per le guerre in Afghanistan e in Iraq.

All’ inizio di questo mese il ministro della difesa dell’Albania si trovava in Afghanistan per ispezionare i suoi 255 militari di stanza nella provincia di Herat. “Il personale appartiene a due unità di elite dell’esercito: il Secondo Battaglione della Brigata di Intervento Rapido e il Reggimento Comando.”

Oltre che sui paesi dei Balcani e del Caucaso meridionale, la guerra in Afghanistan è stata strumentale al rafforzamento del controllo della NATO sulle nazioni scandinave, che non sono ancora a pieno titolo suoi membri. Il 12 maggio, il Comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa, l’ammiraglio statunitense James Stavridis, ha visitato la Svezia e la Finlandia, ringraziando i due paesi per i 500 e i 150 uomini, rispettivamente, che aveva sotto il suo comando nelle operazioni NATO-ISAF in quattro province nel nord dell’Afghanistan.

Tuttavia, Stavridis, nel corso della sua ispezione ad una esercitazione a fuoco in Finlandia, non faceva menzione alcuna dei cinque soldati svedesi e finlandesi caduti in combattimento.

La guerra in Afghanistan ha costituito anche il veicolo per la penetrazione formale della NATO nell’ area del Pacifico asiatico, dando luogo a ciò che l’ Alleanza definisce “cointeressenze” con paesi amici, come Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud.

All’ inizio di questo mese, il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, generale David Petraeus (ora sollecitato ad una candidatura presidenziale nel 2012), ha dichiarato: “Darei il benvenuto ad altre truppe australiane in Afghanistan.” L’ Australia fornisce già il più grosso contributo di truppe fra quei paesi che non sono membri a pieno titolo della NATO. .

L’ 11 maggio, il ministro degli esteri della Corea del Sud Yu Myung-hwan ha visitato il quartier generale della NATO e ha incontrato il Segretario Generale Rasmussen. “Durante l’incontro, hanno discusso come incoraggiare le relazioni fra la NATO e la Corea”

In aprile, la Corea del Sud è diventata l’ultima nazione ad essere indicata ufficialmente come fornitrice di truppe in Afghanistan per la NATO e dispiegherà non meno di 400 soldati.

In più, sotto comando della NATO stanno prestando servizio truppe da Singapore e dalla Mongolia e il Kazakhstan, che come la Mongolia confina con la Russia e la Cina, è stato preso in considerazione come località per una nuova base militare per gli Stati Uniti e la NATO, a complemento o per sostituire la base in Kyrgyzstan.

La campagna afghana degli Stati Uniti e della NATO ha raggiunto l’obiettivo di estendere la rete militare del Pentagono e dell’Alleanza attraverso diversi continenti, dalle basi aeree in Bulgaria, Ungheria e Romania in Europa a quelle nell’Asia centrale – in Kyrgyzstan e nel Tajikistan – fino a strade e centri per i trasporti nel Caucaso meridionale (Georgia e Azerbaijan) e nell’Asia centrale (Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan).

Attraverso rapporti militari tra gli Stati Uniti e il Pakistan e la Commissione Militare trilaterale Afghanistan- Pakistan-NATO, l’Occidente si è introdotto anche militarmente in Pakistan, nazione chiave.

Il comandante NATO dell’ International Security Assistance Force, generale McChrystal, si è recato ad Islamabad, capitale del Pakistan, “per fornire aggiornamenti sulle operazioni ISAF in Afghanistan e per consultazioni con il comandante in capo dell’esercito del Pakistan. La visita del comandante della NATO è arrivata proprio giusto quando le forze statunitensi stanno progettando un’ importante offensiva contro la roccaforte talebana di Kandahar e quindi hanno la necessità dell’appoggio del Pakistan per intensificare la sicurezza lungo il confine, per bloccare le possibili infiltrazioni dei militanti rivoltosi. Il Pakistan ha dichiarato di avere dispiegato più di 100.000 uomini lungo i 2.000 chilometri di confine con l’Afghanistan….”

Quattro giorni prima, i media locali avevano riportato che le forze della NATO avevano sparato colpi di mortaio attraverso il confine dall’Afghanistan verso il Pakistan, ferendo cinque civili, due in modo grave, e creando seri danni ad una moschea.

Il giorno prima della visita di McChrystal in Pakistan, la Reuters riferiva che “la CIA ha ricevuto l’autorizzazione a prendere di mira una vasta gamma di obiettivi in Pakistan con missili lanciati dai velivoli telecomandati droni, malgrado il malcontento delle autorità pakistane a causa dell’aumento di morti civili.”

Oltre a permettere al Pentagono di estendere la sua ragnatela di stretti vincoli di natura militare attraverso l’Eurasia ed oltre, la guerra afghana ha fornito al Pentagono anche altre opportunità.

Il generale di brigata del corpo dei Marine degli Stati Uniti, Glenn Walters, ha tenuto una conferenza all’Institute for Defense and Government Advancement sull’argomento dei veicoli aerei telecomandati droni (UAV), sottolineando che “i droni sono utilizzati dallo Yemen al Pakistan, ma soprattutto viene richiesto il loro impiego nel balzo in avanti delle forze statunitensi in Afghanistan.”

Nel 2001, l’anno dell’invasione dell’Afghanistan, nei loro arsenali gli Stati Uniti vedevano la presenza approssimativamente di 200 droni. Attualmente sono 6.000 e, secondo il generale dei Marine, in due anni “avremo 8.000 UAVs…” Un aumento di 40 volte rispetto all’arsenale del 2001!

Nel decennio, l’uso dei droni non è stato limitato al Pakistan e allo Yemen, visto che questi velivoli telecomandati armati con missili letali sono stati usati anche in Somalia ed in Iraq, e nell’ultimo anno il Comando statunitense in Africa ha posizionato il più pericoloso di tutti i droni, il Reaper, alle Seychelles con un personale militare di oltre 100 uomini, quindi acquisendo un’ulteriore installazione militare per il Pentagono, la seconda per importanza in Africa.

Il 6 maggio, “rappresentanti della NATO di ogni parte del mondo” hanno visitato Camp Atterbury, centro di addestramento di manovre congiunte, nello Stato statunitense dell’Indiana per osservare test di volo dei droni.

Inoltre, la guerra in corso in Afghanistan è stata utilizzata, in modo particolare dall’attuale comandante statunitense della NATO McChrystal, ex capo del Comando congiunto delle operazioni speciali, per trasformare qualitativamente la teoria e la pratica militare degli Stati Uniti a livello mondiale, con particolare attenzione alle operazioni di controinsurrezione e per espandere l’utilizzazione delle forze speciali in modo mai visto da diversi decenni.

La settimana scorsa, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale George Casey, poneva in rilievo il ruolo controinsurrezionale dei suoi reparti in armi dichiarando che “l’Esercito ha da posizionarsi e da addestrarsi ad operare ad ampio spettro.”

(Il 10 maggio, Casey aveva ricevuto al Pentagono, al Summit delle Forze Terrestri Africane, più di un centinaio di alti ufficiali provenienti da più di 24 paesi africani.)

Il 6 maggio, veniva riferito che il capo del comando per le operazioni speciali in Europa e direttore delle operazioni speciali, Comando Statunitense in Europa, maggior generale dell’aviazione militare Frank Kisner, veniva trasferito ad occupare il posto di comando delle operazioni delle forze speciali internazionali della NATO al quartier generale dell’Organizzazione a Brussels.

Il comandante supremo alleato per la ristrutturazione della NATO a Norfolk,Virginia, il generale dell’aviazione militare francese Stephane Abrial, che aveva assunto questo incarico quando la Francia era stata reintegrata nelle strutture di comando militare della NATO l’anno scorso, ultimamente trattava della trasformazione in atto dell’Alleanza, sottolineando come questa fosse centrata nell’“assicurare alla NATO tutti i mezzi necessari a metterla in grado di dispiegare forze rapidamente e di consentirle di occupare il teatro dei conflitti per lungo tempo…”

La guerra in Afghanistan costituisce il prototipo di missione descritto dal generale Abrial!

Dal 10 al 13 maggio, più di “550 ministri della difesa, capi di stato maggiore ed ufficiali di grado superiore provenienti da 82 paesi di tutto il mondo” si sono riuniti ad Amman, in Giordania, per un importante evento, l’Esposizione e il Simposio delle Forze Operative Speciali (SOFEX), nell’ambito della Conferenza dei Comandi delle Operazioni Speciali in Medio Oriente.

L’incontro, durato quattro giorni, “si proponeva di intensificare le potenzialità delle Forze Operative Speciali in tutto il mondo in modo da costruire una struttura valida per la sicurezza globale e per combattere il terrorismo. Ufficiali di alto grado dall’Australia, Francia, Germania, Italia, Giordania, Libano, Pakistan e dagli Stati Uniti hanno pronunciato discorsi che interessavano diversi argomenti, comprese operazioni militari relative a missioni di difesa domestica, ad operazioni di controterrorismo, di guerriglia urbana e di combattimento corpo a corpo.

Il capo del Comando Centrale delle operazioni speciali degli Stati Uniti (responsabile per l’Afghanistan, Pakistan, Iraq eYemen), maggior generale Charles Cleveland, illustrava in modo puntuale il ruolo delle forze speciali operative nelle guerre moderne.”

Il 12 maggio, il ministro dell’informazione della Giordania ha comunicato che la Giordania ha addestrato 2.500 membri delle forze speciali afghane e che il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, durante una recente visita in questo paese del Medio Oriente, ha richiesto che la Giordania addestri la polizia afghana.

Il comandante delle forze speciali della Giordania, Brigadier Generale Ali Jaradat, ha confermato che “1.500 uomini di servizio in reparti anti terrorismo provenienti dall’Afghanistan e dall’Iraq hanno ricevuto addestramento presso il Centro King Abdullah II per l’addestramento delle forze operative speciali, costato 200 milioni di dollari ed inaugurato nel maggio dello scorso anno.”

Il generale di brigata aggiungeva che “gli Usamericani e gli Europei partecipavano agli addestramenti…Molte delle truppe che dovevano essere impiegate in Afghanistan ricevevano in questo Centro l’addestramento prima di essere inviate nel teatro di guerra.”

Di recente, il Pentagono ha fornito 581 veicoli blindati da combattimento con protezioni per resistere ad agguati con uso di mine (MRAPS) a paesi che operano sotto comando della NATO in Afghanistan, compresa la Germania, la Georgia, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Romania e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha divulgato che ne sono stati richiesti a centinaia dai paesi che contribuiscono con le loro truppe alla guerra controinsurrezionale in Afghanistan.

Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno utilizzato in Afghanistan un’unità di veicoli da combattimento corazzati Stryker, usati per la prima volta in Iraq dal 2003. Lo Stryker è il primo nuovo veicolo corazzato dell’Esercito statunitense prodotto da quando era entrato in servizio nel 1981 il mezzo da combattimento Bradley Fighting Vehicle.

Sempre l’anno scorso, il Secondo Reggimento di Cavalleria (SCR), di stanza in Germania, veniva addestrato in Bulgaria e in Romania “addestramento come una fase di…preparazioni per un prossimo dispiegamento in Afghanistan….Nei primi giorni di agosto, soldati degli Stati Uniti hanno scaricato 30 Stryker da combattimento all’aeroporto Mihail Kogalniceanu nella Romania orientale e quindi sono stati diretti in addestramenti combinati con i loro equivalenti del paese ospitante.

Militari del Quarto Squadrone del II SCR hanno partecipato in Romania alla terza esercitazione di addestramento annuale della Forza di pronto intervento congiunta dell’Est, mentre soldati del Secondo Squadrone hanno compiuto identiche manovre in Bulgaria.”

La Forza di pronto intervento congiunta dell’Est è frutto dell’iniziativa del Comando Europeo, con obiettivo l’integrazione delle forze armate dell’Europa dell’Est con quelle degli Stati Uniti e della NATO. In effetti, questa formazione è di stanza presso la base aerea Mihail Kogalniceanu e regolarmente si schiera e conduce manovre nelle basi militari in Romania e in Bulgaria, che gli Stati Uniti hanno ottenuto negli ultimi cinque anni.

Il termine “Est” ha una duplice connotazione quando viene riferito all’impiego di basi in paesi nuovi membri della NATO per addestrare e quindi dispiegare truppe sul teatro bellico afghano.

L’Afghanistan è stato individuato e quindi trasformato, sempre in modo opportuno, in un vasto terreno di addestramento per rafforzare la struttura militare di una cinquantina di nazioni, rete che già si è estesa all’Asia Centrale, al Caucaso, all’Europa dell’Est, al Corno d’Africa, all’Oceano Indiano e al Medio Oriente.

Inoltre costituisce un campo di collaudo per i nuovi sistemi d’arma e di combattimento del ventunesimo secolo, progettati per un loro uso futuro in tutto il mondo.

Se domani le forze USA e NATO dovessero ritirarsi in massa dall’Afghanistan, i risultati di cui sopra non andrebbero persi per i pianificatori della guerra a Washington e a Bruxelles.

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