Freedom Flotilla, imbarcazione irlandese in rotta verso Israele

Nonostante il sanguinoso assalto alla nave turca Mavi Marmara, costato la vita a nove attivisti, gli organizzatori della Freedom Flotilla non intendono fermarsi. Un’ altra nave di aiuti umanitari, l’irlandese Rachel Corrie, dovrebbe raggiungere le coste di Gaza tra la giornata di domani e quella di sabato con un carico di 550 tonnellate di cemento, giocattoli e attrezzature mediche.

A bordo dell’imbarcazione – promossa da ong irlandesi e malesi – vi sarebbero 15 persone, tra cui il premio Nobel per la pace Mairead Maguire e l’ex vice-segretario generale delle Nazioni Unite Denis Halliday. Il governo irlandese ha chiesto esplicitamente a Israele di consentire all’imbarcazione di consegnare il proprio carico a Gaza. “Seguiremo l’ evoluzione dei fatti molto da vicino, così come farà il resto del mondo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Dublino Micheal Martin, aggiungendo che “è necessario che Israele eviti ogni azione che possa condurre a ulteriori bagni di sangue”.

Nelle ultime ore, e nonostante le crescenti pressioni internazionali, Israele ha però ribadito la volontà di bloccare ogni ulteriore tentativo di rompere il blocco sulla Striscia, proclamato nel 2007. “Non permetteremo a altre navi di raggiungere Gaza e di rifornire quella che è divenuta una base terrorista che minaccia il cuore di Israele”, ha dichiarato all’indomani del blitz sulla nave turca il viceministro della Difesa Matan Vilnai.

Ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel corso di un intervento trasmesso dalla televisione nazionale, ha ribadito il concetto: la Mavi Marmara “non era una love boat. Era una barca dell’odio. Non era una flotta pacifica”.

Secondo fonti diplomatiche citate dalla Cnn, il governo di Tel Aviv avrebbe offerto agli attivisti la possibilità di attraccare nel porto israeliano di Asdod e di consegnare il carico alle autorità locali, che si occuperebbero di scaricare le merci, controllare e consegnarle ai palestinesi di Gaza.

Gli organizzatori della spedizione sono tuttavia intenzionati a rifiutare l’offerta israeliana, che peraltro sarebbe la stessa rivolta nei giorni scorsi alle altre dei imbarcazioni della Freedom Flotilla dirette a Gaza.

Gli attivisti a bordo della Rachel Corrie (dal nome dell’attivista usa uccisa nel 2003 a Rafah da un bulldozer israeliano) sono tuttora intenzionati a forzare il blocco.

Secondo Derek Graham, esponente del Free Gaza Movement (una delle associazioni organizzatrici) l’idea è quella di attraccare nel porto di Gaza, scaricare le merci e fare immediatamente ritorno in Irlanda.

“Non possiamo fermarci ora, la gente di Gaza ci aspetta”, hanno dichiarato solo poche ore fa alla stampa.


Nuove barche all’orizzonte

Intanto la spedizione della Freedom Flotilla, pur non essendo arrivata a destinazione, ha già avuto il merito di riportare l’attenzione internazionale sul blocco israeliano e di riaprire il dibattito relativo.

“Per anni, la maggior parte della comunità internazionale si è resa complice di una politica volta a isolare Gaza nella speranza di indebolire Hamas”, ha dichiarato l’importante centro studi International Crisis Group, secondo cui “questa politica è raccapricciante dal punto di vista morale e controproducente da quello politico. Ha danneggiato la popolazione di Gaza senza scalfire il controllo di Hamas. Eppure, nonostante il suo evidente fallimento, è stata portata avanti con decisione”.

Critica verso il blocco israeliano adesso sarebbe anche l’amministrazione di Washington, che avrebbe intenzione di fare pressioni sull’alleato israeliano perché adotti un nuovo “approccio”.

“’Non c’è ancora una discussione su questo punto, ma abbiamo bisogno di un nuovo approccio per Gaza”, ha spiegato una fonte della Casa Bianca al New York Times, precisando che “Gaza è diventata il simbolo, nel mondo arabo, di come Israele tratti i palestinesi e questa situazione va cambiata”.

Paradossalmente, invece che intimorire i pacifisti, gli eventi degli ultimi giorni sembrano avere dato ulteriore vigore ai loro sforzi.

A tal proposito va segnalato che ieri la European Campaign to End Siege on Gaza ha annunciato di aver raccolto nuovi finanziamenti che le consentiranno di allestire altre tre imbarcazioni, per formare una nuova flotta anti-assedio.

Ornella Sangiovanni – OsservatorioIraq