Termini Imerese, per sopravvivere si farà in tre?

Come è ormai noto, lo stabilimento siciliano di Termini Imerese è destinato a chiudere i battenti. La Fiat da tempo ha deciso che il 31 dicembre 2011 farà cesserà la sua attività produttiva.

Dopo mesi e mesi di discussioni, appelli pubblici, scioperi e “braccio di ferro” tra Governo e il Gruppo torinese, pare che la decisione sia stata irrimediabilmente presa per gli operai siciliani. La produzione di automobili a Termini Imerese “non s’ha da fare!”.

Il discorso per Marchionne & CO. è molto semplice; continuare a fare auto in quello stabilimento è assolutamente anti-economico per Fiat a causa degli elevatissimi costi logistici. Produrre un’auto a Termini costa fino a mille euro in più a vettura.

In un’intervista di qualche tempo fa, Marchionne ammise che per Fiat è quasi più conveniente mantenere  a casa tutti gli operai fino al 2011, anno di chiusura, che continuare a fabbricare auto in queste condizioni di grande perdita per l’azienda.

Da tempo si stanno cercando soluzioni alternative in grado di garantire agli operai dell’isola un “paracadute sociale”, un modo indolore per continuare a sopravvivere. La riqualificazione del sito industriale pare essere l’unica soluzione realistica.

L’ultima indiscrezione parla di una condivisione dello stabile da parte di tre soggetti interessati all’acquisto: Gian Marco Rossignolo proprietario del marchio De Tomaso che ha l’idea ambiziosa di costruire una “piccola” anti-MINI; Simone Cimino che vuole realizzare il progetto “sunny car in a sunny Region” ossia l’auto elettrica costruita con la partnership con il marchio indiano REVA; infine il colosso automobilistico cinese FAW.

Quindi l’intenzione è quella di costruire a Termini Imerese non più un solo modello di auto come avviene attualmente (lancia ypsilon) ma ben tre modelli di veicoli totalmente differenti tra loro. Questo pare essere il futuro e l’unica “ancora di salvezza” per lo stabilimento siciliano.

E’ su queste tre proposte, tutte di stampo automobilistico come preferiscono sia il governo che i sindacati, che si starebbe concentrando l’advisor Invitalia, la cui intenzione sarebbe proprio quella di far subentrare i nuovi soggetti alle attività di Fiat nel primo semestre del 2012, salvaguardando così i livelli occupazionali e gli impianti esistenti attraverso una forma di divisione della fabbrica e di condivisione di alcuni servizi comuni.

Secondo il progetto i 150mila metri quadrati coperti della struttura e i circa 2mila dipendenti sarebbero da dividere in tre, e così i fondi pubblici messi a disposizione, in modo da garantire lo sfruttamento e la saturazione dell’intera struttura, nonché l’occupazione delle maestranze, fatti salvo gli inevitabili prepensionamenti.

Intanto Sergio Marchionne annuncia che negli Stati Uniti ci saranno  oltre 1.000 nuove assunzioni in Chrysler, mentre in Sicilia il Gruppo torinese ha confermato la cassa integrazione per le ultime settimane di giugno dal 21 al 30.

Fabio Porretta