Dossier Libano, la guerra con Israele sembra inevitabile

Rispetto alle elezioni politiche del giugno dell’anno passato, quelle municipali svoltesi a puntate nel maggio scorso, si sono caratterizzate per l’ altissima astensione, specialmente nella capitale (dove e’ più alta la percentuale dei cristiani). Questo fatto ha confermato la tradizionale sfiducia dei cittadini verso il ceto politico degli amministratori locali, visti come corrotti e asserviti agli interessi clientalari e notabilari delle grandi famiglie e dei diversi clan.

Ma questo disincanto non deve essere scambiato per disinteresse alle sorti politiche del paese, strettamente connesse non solo a quelle della tregua tra la coalizione filo-occidentale del “14 marzo” e il blocco avversario del “8 marzo”, capeggiato da Hezbollah e dalla frazione cristiana di Aoun, ma ai fragili equilibri mediorientali.

Fosche nubi si vanno infatti addensando sui cieli del Libano.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite si riunira’ entro luglio e probabilmente adottera’ dure sanzioni contro l’Iran, il che rappresenta, non solo per gli analisti israeliani, una soglia di rischio molto alta che potrebbe far precipitare la situazione. Secondo fonti libanesi considerate vicine ad Hezbollah “potrà essere fra un mese, sei mesi o due anni, non è questo il problema. Lo scontro con Israele è inevitabile”. Alla domanda: “Non temete un eventuale devastante bombardamento israeliano?” La risposta: “Abbiamo intere citta’ sottoterra, con una rete di tunnel che collegano l’una all’altra”.

Ufficialmente la Resistenza nazionale libanese esclude un’aggressione già la prossima estate, ma manda a dire ai sionisti che è pronta eventualmente a rispondere colpo su colpo e sottolinea la strategica importanza del recente incontro di Damasco tra Assad, Ahmadinejad e Nasrallah, dove pare essi abbiano siglato un vero e proprio patto di mutua difesa nell’eventualità di aggressione da parte di Israele ad uno dei tre contraenti il patto medesimo. Se fosse così è di tutta evidenza che ciò rappresenta un cambio decisivo degli equilibri mediorientali e obbliga Israele a pensarci non una ma dieci volte prima di lanciarsi in una nuova aggressione. La direzione sionista, questo è il messaggio che viene dall’incontro di Damasco, si prepari a far fronte ad una guerra su più fronti, che il prossimo conflitto non sarà circoscritto ma a carattere regionale. Da parte sua il governo israeliano è certo, nel caso lo scenario fosse quello di una regionalizzazione del conflitto, di poter trascinarci dentro, con tutti e due i piedi, gli Stati Uniti. Se così stanno le cose si capisce come la situazione, quale che sia la velocità, sta precipitando verso una nuova guerra e perchè Israele sia tentata di premere sull’acceleratore giocando sul fattore tempo, che non gioca a suo favore.

Si spiega così la notizia secondo cui Hezbollah avrebbe inviato una circolare a tutti i presidi delle scuole di al-Hoda, finanziate dal partito e frequentate dai figli dei dirigenti, ai quali si chiede di far terminare entro maggio il corso di studi, chiudendo un mese prima della scandenza ordinaria l’anno scolastico. Ed è forse in questa luce che occorre comprendere l’azione apparentemente disastrosa per l’immagine di Israele compiuta contro la Freedom Flottilla diretta a Gaza. Un segnale ai nemici ma anzitutto alla propria opinione pubblica di preparasi al peggio, nonché una scossa elettrica alla proprie forze armate di tenere alta la guardia, di non rilassarsi.

Israele non nasconde la sua preoccupazione sui nuovi missili a media gittata che sarebbero nell’ultimo periodo giunti nelle mani di Hezbollah, missili ben più devastanti di quelli del 2006 e che potrebbero colpire Tel Aviv con un alto grado di precisione. Si capisce l’insistenza con cui i sionisti polemizzano con le truppe Unifil e l’estensione del loro mandato. Israele ha chiesto e chiede che le truppe Onu controllino i porosi confini tra Libano e Siria, da dove affluirebbero armi e rifornimenti per Hezbollah. Da parte loro sia Hezbollah che le Forze Armate Libanesi affermano che il controllo della frontiera siro-libanese esula dai suoi compiti, così come sono descritti nella Risoluzione 1701 (Risoluzione che ha consentito di dispiegare forze armate sotto egida ONU tra il fiume Litani e il confine con Israele e che vieta la presenza di ogni altra forza armata che non sia quella dell’esercito libanese). Anzi, i libanesi contestano al comando Unifil di venire meno al proprio mandato non facendo niente contro le ripetute violazioni dell’aviazione di guerra israeliane dello spazio aereo libanese. Un contenzioso esiste anche sul tracciato della “Linea blu” che dovrebbe segnare il confine tra il Libano e Israele. Non si tratta soltanto della questione delle fattorie di Shabaa (un fazzoletto di terra libanese ricco di acqua che i sionisti occupano dalla guerra del 1967 e che non hanno alcuna intenzione di restituire ai libanesi). Il governo libanese contesta il tracciato internazionalmente riconosciuto e convalidato dall’ONU nel 1978 dopo la breve invasione e il ritiro israeliani. Beirut sostiene che una parte del proprio territorio ingiustamente cade oltre il confine e quindi ne rivendica il possesso.

Come si vede non mancano i motivi di contenzioso tra Libano e Israele, motivi che obbligano le forze Unifil a camminare sulle uova ed a subire a più riprese le proteste dei libanesi a ridosso della Linea Blu. Motivi che hanno richiesto la mediazione dell’Egitto, che ha inviato il suo Ministro degli esteri il 24 aprile scorso a tentare, senza successo, di redimere la controversia.

Ad accrescere i motivi di attrito tra tutti i protagonisti c’è infine la questione del Tribunale Speciale per il Libano (TSL), quello che indaga sull’attentato che uccise nel febbraio 2005 il miliardario e primo ministro filo-americano Rafik Hariri. Si ritiene che entro l’autunno prossimo il Tribunale dovrebbe emettere il suo verdetto. Si vocifera che in stato d’accusa verranno posti alcuni alti ufficiali dell’intelligence militare libanese ritenuti vicini a Hezbollah.

Ognuno può immaginare quale razza di Vaso di Pandora rischia di aprirsi nell’eventualità che la Resistenza libanese sia messa in stato d’accusa. Come minimo salterà in aria il governo di coalizione libanese e se cadesse il governo chi e cosa potrà impedire il redde rationem tra i due blocchi libanesi?

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