Conferenza sul nucleare fallita, Usa e Israele perdono battaglia contro Iran

    Israele è uscito sconfitto dalla Conferenza sul TNP, mentre l’Iran ne è uscito vincitore; ma è l’intero meccanismo del TNP che ormai non funziona – scrive il giornalista Graham Usher.

    Dopo tre settimane di fitti negoziati presso le Nazioni Unite, gli Stati membri del Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) il 28 maggio hanno concordato un documento consensuale per portare avanti il Trattato. Il documento contiene l’importante proposta di convocare una conferenza regionale nel 2012 sulla creazione di una zona priva di armi nucleari in Medio Oriente.

    La conferenza probabilmente non avrà luogo. Israele – il cui non dichiarato arsenale nucleare verrebbe messo a nudo e denunciato in un simile evento – ha affermato che non parteciperà. Gli Stati Uniti hanno anch’essi messo in dubbio la loro presenza, sebbene abbiano approvato il documento consensuale. Perché?

    La facile risposta è che Barack Obama non poteva rischiare il fallimento del TNP, il principale strumento giuridico mondiale per prevenire la diffusione delle armi nucleari. Egli aveva fatto della non proliferazione un punto centrale della sua politica estera e di un TNP rinvigorito la sua “pietra angolare”.

    Egli voleva anche mobilitare il massimo numero di stati membri del TNP a favore della sua politica di imporre sanzioni all’Iran per il suo programma nucleare, presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. A New York, gli Stati Uniti hanno chiesto un regime più duro di ispezioni internazionali per gli Stati non dotati di armi nucleari, e sanzioni per qualsiasi paese che dovesse ritirarsi dal Trattato – due riforme fatte su misura per contenere l’Iran.

    Ma qualsiasi proposta legata al TNP per avere successo richiede il consenso dei 189 Stati membri. E, sapientemente guidati dall’ambasciatore egiziano presso le Nazioni Unite, Maged Abdel-Aziz, gli Stati arabi hanno legato il proprio consenso all’adozione di misure concrete in direzione di una regione mediorientale libera da armi nucleari, una risoluzione del TNP approvata nel 1995 ma lasciata a marcire negli anni successivi. “Abbiamo messo [gli americani] all’angolo”, ha dichiarato un delegato.

    Il documento consensuale chiede che sia convocata una conferenza nel 2012 “per istituire una zona priva di armi nucleari e di tutte le altre armi di distruzione di massa in Medio Oriente”. Viene anche espressamente chiesto a Israele – in qualità di unico Stato dotato di armi nucleari nella regione – di aderire al TNP come uno “Stato non dotato di armi nucleari” e di porre “tutti i suoi impianti nucleari sotto la completa tutela dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica [AIEA] “.

    Segnando un cambiamento di politica, l’amministrazione Obama ha accettato questo appello. Ma i funzionari dell’amministrazione hanno condotto una dura battaglia perché fosse eliminato ogni riferimento ad Israele. Gli arabi hanno detto di no, poiché per tutti il punto essenziale della conferenza è di iniziare il processo di disarmo nucleare di Israele. Per mantenere l’unanimità, Obama ha evitato di imporre il veto.

    Ma egli era furioso. Gli Stati Uniti “si oppongono fermamente agli sforzi volti a isolare il caso di Israele, e si opporranno ad azioni che mettano a rischio la sicurezza nazionale di Israele”, ha affermato in un comunicato il 28 maggio.

    Israele è rimasto scosso dall’incapacità dell’America di difendere la posizione israeliana. Washington ha così mostrato una rottura evidente con le politiche americane del passato, le quali appoggiavano l’ “ambiguità nucleare” di Israele, in base alla quale il suo possesso di armi nucleari non viene né confermato né smentito.

    Condannando come “viziato e ipocrita” l’invito del documento finale del TNP a convocare una conferenza sul Medio Oriente, Israele “prende atto delle importanti precisazioni che sono state fatte dagli Stati Uniti circa la sua politica (nucleare)”, affermava un comunicato del governo israeliano il 29 maggio.

    Secondo quanto riferito, tra le precisazioni americane vi è quella secondo cui non verrà esercitata alcuna pressione su Israele affinché aderisca al TNP, e non vi sarà alcuna conferenza sul Medio Oriente senza il consenso di Tel Aviv. È per questo che ben pochi delegati ritengono che tale conferenza potrà aver luogo.

    “Non so se Israele sarà presente, o se ci sarà una conferenza”, ha dichiarato uno di essi. “Può accadere di tutto prima del 2012. Potrebbe esserci una guerra, o un’altra operazione “Piombo Fuso”, nel qual caso nessuno dei paesi arabi parteciperebbe. Ma abbiamo mantenuto in vita l’idea di un Medio Oriente privo di armi nucleari. E ‘ un’idea che non può essere sepolta”.

    La collera americana e israeliana è stata ulteriormente intensificata dal fatto che il documento consensuale non è riuscito a menzionare il programma nucleare iraniano né la violazione da parte dell’Iran delle varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e dell’AIEA.

    A New York, l’Iran non ha ottenuto tutto quello che voleva: in particolare non ha ottenuto un impegno giuridicamente vincolante da parte degli Stati nucleari a non usare armi atomiche contro coloro che non le possiedono, come l’Iran.

    Ma, a differenza di Israele, l’Iran non è stato oggetto di alcuna condanna. Inoltre, gli Stati non allineati e non nucleari non hanno dato il loro appoggio all’introduzione di ispezioni più severe e di punizioni per qualsiasi paese che si ritiri dal Trattato. “L’Iran è stato il vero vincitore alla conferenza del TNP,” ha ammesso un delegato.

    Ce ne sono stati altri? Coloro che seguono ormai da tempo il TNP hanno affermato che, dopo un decennio di paralisi, l’esistenza stessa di un documento accettato all’unanimità è una sorta di vittoria.

    Ma questa unanimità esprime solo un’impasse. Gli Stati dotati di armi nucleari hanno rifiutato qualsiasi calendario effettivo e vincolante per il loro disarmo. E gli Stati non dotati di armi nucleari hanno rifiutato qualsiasi tipo di ispezioni intrusive e obbligatorie nei confronti dei loro programmi nucleari.

    E a parte un’improbabile conferenza su un Medio Oriente privo di armi nucleari, non vi è stato alcun accordo su cosa fare con gli Stati non aderenti al Trattato: potenze in possesso di armi nucleari, ma che non fanno parte del Trattato, come Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.

    Quarant’anni dopo l’istituzione del TNP, le divisioni tra le potenze nucleari e gli Stati non in possesso di armi atomiche è radicata come sempre, ha ammesso l’analista e attivista nucleare Rebecca Johnson. “Il vecchio meccanismo del TNP è ormai fuori uso. Se vogliamo adottare misure reali in direzione di un disarmo nucleare globale, avremo bisogno di un nuovo meccanismo”.

    Graham Usher – Traduzione a cura di Medarabnews.com