Fiat di Pomigliano, la Fiom resiste al piano Marchionne: referendum tra i lavoratori

L’ azienda guidata da Marchionne strappa l’adesione di Fim, Uilm, Ugl e Fismic al proprio piano per Pomigliano. Resiste solo la Fiom che parla di «ricatto». Sindacati e azienda organizzeranno il referendum al centro del quale ci sarà una sola domanda: spostiamo tutto in Polonia o accettate il diktat di Torino?

E’ la Fiom l’ obiettivo principale della Fiat che è riuscita stasera a ottenere l’obiettivo di dividere i sindacati dei metalmeccanici e strappare il consenso di Fim, Uilm e Fismic al suo piano per Pomigliano. Il sindacato della Cgil ha detto no definendo quello di Marchionne un vero e proprio «ricatto». Inizialmente sembrava che anche l’Ugl avesse detto no ma dopo qualche minuto è arrivata l’adesione del sindacato legato al centrodestra. «Non è ancora l’accordo separato», ha spiegato il segretario della Fiom, Landini «perchè non hanno firmato niente altro che il testo deciso dalla Fiat che deroga a contratti e leggi dello Stato. Si tratta di un ricatto bello e buono verso i lavoratori di Pomigliano e verso la Fiom». La Fiom, esprimendo un «giudizio negativo» ha comunque dato appuntamento al Comitato centrale dell’organizzazione che si terrà lunedì e che «deciderà sulle iniziative da intraprendere». Che potrebbero essere anche “sorprendenti”. Dal canto loro, le organizzazioni che hanno accettato il piano Fiat hanno dichiarato che faranno ricorso a un referendum tra i lavoratori per avallare l’intesa.

Ed è su questo che si gioca il senso dell’intesa sottoscritta ieri. Perché l’azienda torinese si disporrà ad accettare l’esito della consultazione e quindi a fare in modo che la sua proposta venga accettata dalla maggioranza dei lavoratori. Il cuore dell’intesa siglata ieri sera è qui, con Fiat che dopo aver chiesto per tutta la giornata un accordo unitario ha deciso di «apprezzare» le disponibilità separate e di disporsi all’esito del referendum. «Avremmo certamente preferito un accordo unitario ma prendiamo quello che passa il convento» dicono dall’azienda. E sul referendum si esprime un certo ottimismo: «Noi pensiamo che sarà positivo, non crediamo che il piano sarà rigettato, anche perché in quel caso l’azienda sarebbe legittimata a spostare la produzione altrove. Ma se non investiremo a Pomigliano la colpa sarà tutta della Fioim». Che dal canto suo, fa sapere che potrebbe anche non partecipare a una consultazione che mette in gioco diritti “indisponibili” sanciti dalla Costituzione, come il diritto di sciopero. La Fim, invece, si dichiara soddisfatta dallo «sviluppo» che verrà garantito a Pomigliano e dal fatto di aver inserito una clausosa «di raffreddamento» degli effetti di sanzione agli scioperi che il piano prevede. L’appuntamento per la firma dovrebbe essere fissato per martedì prossimo.

E i prossimi giorni saranno “infernali” per la Fiom. Tutto il quadro sindacale, politico, istituzionale e confindustriale farà una pressione senza precedenti perché il piano venga accettato e votato dai lavoratori. Il referendum di Pomigliano sarà un referendum costituente, quello in cui si getteranno le basi per la contrattazione al tempo della crisi: tutta a vantaggio delle imprese, senza diritti certi per i lavoratori.

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