Intercettazioni: passa la fiducia, bagarre al Senato

    Il governo incassa a Palazzo Madama la fiducia sul ddl Intercettazioni con 164 ‘si’ e 25 ‘no’. I senatori del Pd escono dall’Aula per protesta, mentre quelli dell’Idv, che hanno occupato l’emiciclo per l’intera notte e buona parte della giornata, votano contro. Quando si apre la seduta il clima è piuttosto teso. I dipietristi occupano ancora l’Aula del Senato. Renato Schifani li invita più volte ad alzarsi dai banchi del governo, ma loro, guidati dal capogruppo Felice Belisario, non ascoltano. Così alla fine il presidente è costretto a espellerli ricorrendo all’aiuto dei commessi: in forze circondano i ‘disobbedienti’ e li trascinano fuori. Lo sgombero viene seguito dai cronisti via sms perché le Tribune dedicate alla stampa, devono essere vuote quando si sospende la seduta. Ad eccezione di quella della Rai sempre più affollata. ‘Liberati’ i banchi del governo, comincia la diretta Tv. E davanti alle telecamere ogni gruppo dice la sua. Luigi Li Gotti smonta il testo e assicura che da oggi anche i malfattori potranno fischiettare beatamente “Meno male che Silvio c’é”. La decisione di mettere la fiducia, interviene il presidente dei senatori Udc Giampiero D’Alia, è un atto di “forza che nasconde debolezza e insicurezza”. Difende a spada tratta il ddl, Federico Bricolo, il numero uno della Lega al Senato. E’ una legge necessaria, spiega, per evitare la gogna mediatica. Ma, soprattutto, una volta chiusa questa pagina “si potrà tornare a parlare di riforme”. Riccardo Villari (Mpa) annuncia il ‘no’ del suo gruppo, mentre Franco Bruno (Api) parla di ddl che “impedirà di indagare”. I banchi del governo sono quasi pieni. Il Guardasigilli Angelino Alfano parla con molti esponenti della maggioranza e ‘studia’ insieme a qualche collega di partito un’ I-pad nuova di zecca. Gli sono accanto, i ministri della Cultura Sandro Bondi, delle Infrastrutture Altero Matteoli, mentre si aggira per l’Aula il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro accusa subito la maggioranza di voler creare “intralcio alle indagini”. Si tratta, aggiunge, di un ddl che “tutela meglio i criminali e uccide la libertà di informazione”. La verità è che il centrodestra vuole “un popolo bue”, afferma, e che vuole nascondere i “propri misfatti”. Quindi, siccome il gruppo gliene ha dato la facoltà, decide che i Democratici non parteciperanno al voto. Dopo la standing ovation che le viene tributata, Finocchiaro fa cenno ai ‘suoi’ di uscire. Tutti la seguono, tranne i Radicali. Loro, spiega Emma Bonino, preferiscono votare ‘no’ al ddl.

    Emiliano Stefanelli