Disastro Golfo del Messico, rischio crisi diplomatica tra Usa e Gran Bretagna

La marea nera del Golfo del Messico rischia di provocare una crisi diplomatica fra Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo le minacce dell’amministrazione Obama a Bp il conseguente tonfo in Borsa della multinazionale britannica. Non a caso alcuni parlamentari britannici hanno chiesto al premier David Cameron di ottenere da Obama un tono più moderato, temendo gravi ripercussioni per gli azionisti della Bp, fra cui si contano non pochi fondi pensionistici: e Cameron non si è fatto pregare ricordando “il valore economico” rappresentato dall’azienda sia per la Gran Bretagna che per gli Stati Uniti.

Sta di fatto che dal 20 aprile ad oggi la Bp ha visto dimezzarsi il suo valore di mercato (attualmente di 101 miliardi di dollari), con il rischio di un’opa da parte di altre imprese: la stessa azienda ha sottolineato come la situazione finanziaria sia solida e non vi siano dunque motivi per un simile ribasso azionario. Ma dopo l’invito di Obama a non pagare i dividendi – e alla convocazione alla Casa Bianca per un colloquio del presidente della Bp, Carl-Henric Svanberg – sono stati la Homeland Security e il Dipartimento di Stato a ricordare che l’azienda ha la “responsabilità finanziaria” di tutti i danni causati dal disastro ambientale e che l’Amministrazione ha tutte le intenzioni rivalersi fino all’ultimo dollaro.

Il Dipartimento della Giustizia ha già varato una commissione di inchiesta e la Bp dovrà affrontare numerose cause legali e civili, senza contare le possibili sanzioni che potrebbero impedire all’azienda di ottenere nuovi contratti negli Stati Uniti. Una delle possibili iniziative legali è un’ingiunzione che sospenda il pagamento dei dividendi trimestrali, una cifra pari a circa 10 miliardi di dollari: iniziativa che alcuni parlamentari britannici hanno definito “un attacco a milioni di pensionati”.

America24