Olio di palma, la Banca Mondiale blocca i finanziamenti: contadini indigeni soddisfatti

La Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale (IFC), rispettivamente dal 1965 al 1976, hanno investito nel settore della palma da olio e hanno appoggiato la sua espansione in America Latina, Africa, nei paesi asiatici del Pacifico e Malesia, espansione che é stata accompagnata da gravi violazioni dei diritti umani, come in Indonesia e Colombia, casi ormai risaputi, e da deforestazione e cambiamento climatico.

L’olio di palma, che si ottiene dal frutto della palma africana (Elaeis guineensis), è diventato un prodotto di importanza globale per la produzione di prodotti alimentari, cosmetici, chimici e, recentemente, come materia prima per la produzione di agrocombustibile. La palma da olio si coltiva in paesi con clima umido tropicale e solitamente in grandi piantagioni industriali o monoculture insostenibili.

Già nel febbraio del 2009 il Movimento Mondiale per i Boschi e Salva la Selva appoggiarono le proteste delle comunità della provincia di Oro in Papua Nuova Guinea, che chiedevano alla Banca Mondiale di rivedere le condizioni di un prestito concesso a questo paese per promuovere alternative alla palma da olio oppure, se questo non fosse stato possibile, di cancellare il prestito. Il finanziamento dei progetti per la palma da olio stava danneggiando anche i piccoli produttori di questa pianta, che si trovavano intrappolati in circoli viziosi di debito sempre più grave con le grandi imprese. Anche i contadini non coinvolti nel settore della palma sono stati enormemente danneggiati dal vedere come l’intervento della Banca Mondiale contribuisca a replicare i problemi socioeconomico esistenti, con impatti negativi ancora maggiori.

A seguito delle crescenti critiche relative all’ insostenibilità delle piantagioni di palma-non solo in Papua Nuova Guinea, ma anche in Indonesia, Malesia, Laos, Uganda, Colombia, Messico, Guatemala, Ecuador, Perù per citare alcuni paesi- la Banca Mondiale ha preso la decisione di congelare il finanziamento al settore della palma e ha ordinato una consulenza al difensore civico dell’IFC.

Prima di andare avanti con il finanziamento dei progetti sulla palma, la Banca Mondiale ha iniziato un giro di consultazioni con le parti coinvolte. Il 17 e il 18 maggio 2010 avrà luogo una riunione in Costa Rica come parte dell’elaborazione della strategia della Banca Mondiale per la produzione di olio di palma.

Ma in tutto il mondo, organizzazioni di contadini e di popoli indigeni, movimenti sociali e gruppi della società civile sono largamente concordi sul fatto che le piantagioni di palma da olio non sono, né saranno mai, sostenibili e che il processo di certificazione di queste piante è un “maquillaje verde”, una copertura ecologica.

Ciò che realmente è necessario è fermare l’espansione delle monoculture di palma da olio. Per questo, sosteneteci con le vostre firme per chiedere: Signori della Banca Mondiale, non finanziate più le piantagioni di palma!

Salva la Selva (Organizzazione ambientale politicamente indipendente, che difende gli abitanti delle foreste tropicali e gli spazi dove vivono)

Traduzione di Elena Bonicelli – Unimondo.org