America Latina, la nuova demagogia di destra in Cile e Colombia

Il trionfo di Juan Manuel Santos nella prima tornata elettorale colombiana mette in evidenza il dispiegarsi della nuova demagogia latinoamericana, questa volta come discorso dei settori di destra. Come nel Cile di Piñera, Santos, membro di una ricca famiglia ed ex ministro della difesa dell’attuale presidente Álvaro Uribe, promette un governo di unità nazionale che garantisca la sicurezza democratica.

La figura di Santos è legata alla sua lotta contro le FARC; di fatto gli si attribuiscono i colpi più spettacolari contro la guerriglia. Come l’ attuale presidente cileno, possiede una solida formazione economica acquisita negli Stati Uniti. La promessa dei settori di destra in diversi paesi latinoamericani è la stessa: il superamento della povertà e la creazione di occupazione attraverso un’accelerata modernizzazione di stampo neoliberista.

La demagogia della destra riesce a sedurre le masse di elettori con astute promesse di benessere, dirette specialmente alle classi medie. Gli argomenti si presentano facilmente di fronte al senso comune: una mano dura sostenuta dalla forza militare o di polizia per combattere la delinquenza o la guerriglia e, allo stesso tempo, la creazione di molti posti di lavoro mediante la crescita economica. In questo modo, il futuro pacifico e prospero delle nostre nazioni sembra essere risolto da un’equazione semplice che somma la repressione e la seduzione.

É interessante far notare come questo tipo di discorso, ripetuto fino alla nausea dai media, ha spazzato via dall’ immaginario sociale latinoamericano quelle bandiere di lotta che reclamavano una reale giustizia sociale, ovvero una redistribuzione del reddito, il rispetto dei Diritti Umani e un ruolo preponderante dello Stato di fronte alle grandi imprese nazionali e straniere. L’ assalto demagogico della destra latinoamericana ha dato risultati, finora, in Cile e Colombia.

I governi di destra giungono al potere con l’appoggio esplicito dei settori imprenditoriali, però, inoltre, con l’appoggio implicito di altri poteri di fatto come i settori militari. Cosicché la promessa di sicurezza democratica significa nei fatti l’instaurazione di democrazie di sicurezza nazionale, un disegno politico e sociale che dà continuità alle tesi propugnate dai militari latinoamericani negli anni ’80.

È probabile che la stessa formula sia sperimentata in altri paesi della regione, costituendo un asse a livello continentale che si opponga ai governi in carica più di sinistra, come quelli di Bolivia, Venezuela ed Ecuador, tra gli altri. Nel futuro immediato la realtà latinoamericana appare scissa in due grandi poli che orientano la politica regionale. Una realtà che, senza dubbio, renderà difficile i processi di integrazione e che mette già in discussione uno scenario inaugurale per il primo decennio di questo secolo.

Álvaro Cuadra (Ricercatore e docente della Escuela Latinoamericana de Postgrados. ELAP. Universidad ARCIS)

Traduzione di Roberto Trevini Bellini – Asud.net