Laos, la misteriosa Piana delle Giare

Ecco qualcosa che sicuramente pochi di voi hanno mai visto o conosciuto: la Pianura delle Giare. Si tratta di un sito archeologico megalitico del Laos, chiamato anche “la Stonehenge asiatica”, ed è uno dei posti più enigmatici della Terra. Migliaia di giare e vasi di pietra giganti sono disseminati lungo l’altopiano chiamato Xieng Khouang, a volte singolarmente, altre volte vicini, in gruppi composti anche da centinaia di vasi di pietra.

La Piana delle Giare si trova nella Cordigliere Annamese, la principale catena montuosa indonesiana, e le prime ricerche archeologiche iniziarono negli anni ’30 del 1900, quando il mondo dell’archeologia associò la presenza di questi vasi giganti a pratiche di sepoltura decisamente antiche. Si parla infatti di un periodo che risale all’ Età del Ferro, probabilmente oltre 2000 anni fa.

Fino ad ora sono stati scoperti oltre 90 siti nella sola provincia di Xieng Khouang. Ogni sito contiene da una a 400 giare di pietra, che variano in dimensioni da uno a tre metri di diametro. Le giare sono prive di decorazioni, tranne una singola giara, scoperta nel Sito 1, uno dei pochi siti pubblici del complesso, che mostra bassorilievi sulla superficie esterna.

Si ritiene che molte di queste giare avessero coperchi, alcuni dei quali decorati da motivi animali raffiguranti tigri, scimmie e rane, ritrovati in quantità nel Sito 52. Oltre ai coperchi, ci sono anche dischi di pietra, con un lato piatto ed uno convesso, che pare venissero utilizzati per ricoprire le sepolture. Sono meno frequenti delle giare di pietra, ma sono spesso vicini ad esse.

Le giare sono realizzate in granito, arenaria e calcare; a volte anche con corallo pietrificato. La maggior parte è stata realizzata in arenaria, e con un elevato grado di conoscenza dei materiali e delle tecniche per elaborarli.

Lo scopo delle giare è tutt’ora sconosciuto, ma le ipotesi che vengono tenute in considerazione sono principalmente due:

1.Le giare erano dei forni crematori, come sostenne la geologa e archeologa amatoriale Madeleine Colani nel 1930, la prima che ipotizzò anche il periodo di costruzione, l’Età del Ferro. Dentro alle giare Colani ritrovò delle perle di vetro colorato, denti bruciati e frammenti di ossa, a volte appartenenti a più di un individuo. Attorno ai vasi, ossa umane, frammenti di ceramica, oggetti di bronzo e ferro, perle di vetro e pietra.

2.Nessuna ricerca ulteriore è stata condotta fino al 1994, quando Eiji Nitta, della Kagoshima University, iniziò a mappare il Sito 1, ipotizzando che le sepolture nei pressi delle giare fossero contemporanee ai vasi di pietra, e che lo scopo delle giare fosse quello di monumenti simbolici a segnalare una sepoltura. Potrebbe inoltre essere valida anche l’ipotesi, che trova riscontro nelle moderne tradizioni del sud-est asiatico, di lasciare il cadavere a “macerare” in attesa della sepoltura definitiva, in modo da liberare lo spirito del defunto.

Sembra che la crematura venisse effettuata principalmente per individui adolescenti, come sostenne nel 2004-2005 Julie Van Den Bergh, archeologa dell’ UNESCO che si dedicò allo studio della Piana delle Giare.

Pare inoltre che le giare siano disposte lungo antiche rotte commerciali, in particolare sulla via del sale.

Ma cosa ne pensano i locali della Piana delle Giare? Secondo la tradizione e le leggende del Laos, la Piana era un tempo abitata da una civiltà di giganti. Le leggende parlano di un sovrano chiamato Khun Cheung che, dopo una gloriosa e sanguinosa battaglia contro il suo nemico, fece creare le giare per contenere enormi quantità di “lao lao”, il vino di riso locale.

Altra spiegazione che i locali danno delle giare è quella di raccogliere l’acqua piovana dei monsoni, in modo che i viaggiatori potessero trovare acqua nell’attraversare la regione, colpita da periodi di siccità stagionale. I commercianti sembra si riunissero attorno a queste giare durante la notte, e piazzassero delle perle come offerta agli dei, pregando che venisse la pioggia o di ritrovare oggetti smarriti.

Fino ad ora solo pochi siti sono stati aperti al pubblico, soprattutto per il pericolo rappresentato dalle UXO (unexploded bombs) lanciate durante la “Guerra Segreta” in Laos degli anni ’60. Un terzo delle bombe sganciate sul territorio sembra sia tutt’ora inesplosa, ed i visitatori vengono invitati a non lasciare il sentiero battuto per avvenurarsi lontano dai siti. Si calcola che i soli Stati Uniti eseguirono circa 580.000 missioni di bombardamento nel solo Laos durante la guerra, con una media di due tonnellate di esplosivo per ogni abitante.

Daniele Bagnoli