Un casinò alle porte di New York, Obama forse “costretto a dire si”

La tribù degli Shinnecock vince la sua battaglia, un casinò sorgerà presto alle porte di Manhattan. Da anni avevano intrapreso una battaglia legale per vedersi riconoscere diritti uguali a quelli di altre tribù dello Stato di New York, in particolare quello di aprire e gestire un proprio casinò. Una preoccupazione per i residenti di questo luogo chiamato il “paradiso dei ricchi”, pieno di ville di divi di Hollywood, stilisti e banchieri. Ma residenti sono anche gli indiani della tribù degli Shinnecock, spodestati nel 1640, quando l’”uomo bianco” arrivò in queste terre, e fin qui relegati in una riserva di 800 acri, su un promontorio che chiude le spiagge più esclusive. I pellerossa, ormai ridotti a un migliaio, sono sempre stati una presenza poco significativa e hanno continuato a vivere in povertà mentre una moltitudine di ricchi continuava a migrare in quella zona. Adesso, però, i pellerossa di Long Island, dopo una battaglia giudiziaria ormai trentennale, hanno ottenuto il pieno riconoscimento di «Indian nation» da parte del governo federale. Washington ha preso tempo in tutti i modi, ma ormai i tribunali hanno decretato che ulteriori rinvii sarebbero ingiustificati poiché la validità della documentazione presentata dalla tribù è fuori discussione. L’ultima parola ora spetta all’Amministrazione Obama, ma se entro 30 giorni l’Ufficio per gli affari indiani non solleverà obiezioni, potranno cominciare i lavori per costruire una casa da gioco a poco più di un’ora di auto da Manhattan. E si tratterà del casinò più vicino alla città di New York.

Paolo Battisti