Nave delle donne, dalla Libia a Gaza per rompere il blocco navale: Israele minaccia blitz

    Difficilmente basterà la «benedizione» della vergine Maria – alla quale si sono affidate con una preghiera nel villaggio di Maghdousha – alle 50 donne cristiane e musulmane, in maggioranza libanesi, che domani saliranno a bordo della nave «Mariam» e partiranno per la Striscia di Gaza, decise a rompere il blocco imposto da Israele. Il sito online del quotidiano di Tel Aviv «Haaretz» stamani riferisce che l’ambasciatrice israeliana alle Nazioni Unite, Gabriella Shalev, ha inviato una lettera al Segretario generale Ban Ki-moon per avvertirlo che Israele userà tutti i mezzi possibili per impedire che «venga violato il blocco navale» di Gaza. Un riferimento fin troppo esplicito all’arrembaggio lanciato il 31 maggio dai commando israeliani alla nave turca «Mavi Marmara», della «Freedom Flotilla», e terminato con l’uccisione di nove civili turchi.

    Israele già nei giorni scorsi aveva comunicato che riterrà un atto «ostile» l’arrivo di navi libanesi e iraniane a Gaza, perché «appartenenti a paesi nemici». Queste imbarcazioni «arrivano da Stati nemici e ciò significa che il loro trattamento sarà differente», aveva avvertito il portavoce del ministero degli esteri Yigal Palmor. Hezbollah ha più volte chiarito di non essere coinvolto nell’organizzazione delle navi dirette a Gaza – «per non fornire pretesti a Israele per attaccare il Libano» – ma il governo israeliano continua a puntare l’indice contro il movimento sciita.

    «Siamo soltanto un gruppo di donne indipendenti che intendono rompere il blocco di Gaza», aveva precisato qualche giorno fa la principale organizzatrice della «Mariam» Samar Hajj. «La nostra iniziativa non è collegata con Hezbollah, anche se per noi è un onore appoggiare la resistenza», aveva aggiunto. L’attacco all’iniziativa delle donne tuttavia non arriva solo da Israele ma anche dalla stampa araba abitualmente schierata contro Iran, Siria ed Hezbollah. Il quotidiano kuwaitiano «al-Siyassah», ad esempio, ha scritto che Hezbollah avrebbe impedito alla nota cantante libanese Haifa Wahbe di unirsi alle donne della «Mariam» perché l’artista sarebbe «priva dei requisiti morali necessari per partecipare all’iniziativa a favore di Gaza». La notizia è poi risultata priva di qualsiasi fondamento.

    Sempre dal Libano dovrebbe partire una seconda nave, la Naji al Ali, con un carico di aiuti umanitari. A bordo vi saranno alcune decine di passeggeri, tra i quali giornalisti ed europarlamentari.

    Procede intanto la navigazione dalle due navi organizzate dalla Mezza Luna Rossa iraniana cariche di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza. Anche in questo caso Israele ha minacciato di intervenire con forza contro imbarcazioni appartenenti ad uno «Stato nemico».Continua inoltre la preparazione della «nave ebraica», organizzata da pacifisti ebrei tedeschi in solidarietà con la popolazione di Gaza. I promotori hanno comunicato di aver ricevuto numerose richieste di partecipazione ed adesione. A metà settimana la Ong turca IHH ha annunciato di aver cominciato a preparare l’invio a Gaza, alla fine di luglio, di una nuova flotilla.

    Nena News