Omofobia, come nasce nell’ identità personale

Ciò che spesso incide sulla manifestazione di questi impulsi è l’ intolleranza verso l’espressione “pubblica” dell’ omosessualità nelle differenti forme: dal locale gay, a manifestazione di affetto e di attrazione tra due persone dello stesso sesso. Ma facciamo un passo indietro. Se pensiamo alla formazione dell’ identità possiamo no­tare delle differenze tra l’ identità maschile e quella fem­minile. Gli atteggiamenti sociali verso il sesso, il genere e l’ omosessualità vengono generalmente appresi acriti­camente e interiorizzati molto presto, nelle prime fasi della vita, prima che un individuo abbia riconosciuto il proprio orientamento sessuale.

Sia maschi che femmine fin dalla nascita si trovano im­mersi in un mondo prevalentemente femminile: mam­me, nonne, maestre, baby-sitter. Il distacco dal mon­do femminile materno è necessario per la formazione dell’ identità maschile e richiede aggressività e atten­zione per non ricadere nella simbiosi dei primi mesi di vita. L’ immagine corporea dell’uomo è centrale sull’ esperienza sensoriale dell’ erezione, da qui il bisogno degli uomini di insistere sulla propria virilità e distanziarsi dalla femminilità, mostrando anche ripudio nei confronti dell’ omosessualità maschile in quanto as­sociata allo stereotipo della passività femminile.

Secondo Richard Isay (1996), psichiatra e psicoanalista, il termine “omofobia” risulta inappropriato in quanto indica la tendenza fobica ad evitare gli omosessuali, piuttosto che l’ aggressività rievocata dall’ ansia. Secon­do l’ Autore, alla base vi è la paura e l’ odio per ciò che viene percepito come femminile negli altri uomini e in se stessi, piuttosto che nell’ omosessualità in sé. La femminilità percepita negli altri uomini rende gli uomini più ansiosi delle donne. Nella cultura occidentale vengono maggiormente penalizzati gli uomini effeminati piuttosto che le donne mascoline, in quanto l’ identità maschile è strutturata in maniera più rigida, considerando negativamente l’ acco­stamento del ruolo di genere maschile, ritenuto domi­nante, a quello femminile, considerato subordinato.

Lo sviluppo dell’ identità femminile differisce da quello maschile ed è caratterizzato da una minore rigidità. A differenza dei maschi, le femmine, proseguendo nello sviluppo, possono continuare ad esprimere nei confronti del loro stesso sesso il bisogno di contatto e l’ affettività, senza per questo subire “etichettamenti” connessi all’ orientamento sessuale. Spesso l’ atteggiamento nei confronti di due donne le­sbiche è differente, in quanto diventano fonte di curio­sità e di eccitazione per gli uomini eterosessuali, anche se non mancano gli atti violenti nei loro confronti.

A differenza della cultura occidentale esistono molte culture che hanno riconosciuto l’ esistenza di più di due sessi e differenti espressioni di ruoli di genere ed orien­tamento sessuale. Ad esempio ancora oggi, in molte tribù africane e della Nuova Guinea, l’ omosessualita è praticata e rappresenta un importante rito di iniziazione per i ragazzi nel passaggio dalla pubertà all’ età adulta.

MedicinaLive.com