San Suu Kyi, leader Birmana e premio Nobel per la Pace, oggi compie 65 anni

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato l’ennesimo appello per il rilascio di Aung San Suu Kyi (Premio Nobel per la Pace), nel giorno del 65mo compleanno della leader dell’opposizione birmana. In un messaggio di auguri il presidente statunitense ha lodato “la determinazione, il coraggio e il sacrificio personale” di Suu Kyi, da quasi 15 anni agli arresti domiciliari. “Mi rivolgo al governo perché rimetta in libertà lei e tutti i prigionieri politici subito e senza condizioni” si legge nel messaggio. Oltre Obama, oggi centinaia e forse migliaia di persone in Birmania ricorderanno la loro guida politica nell’anniversario della sua nascita, nonostante il divieto della giunta militare e, in suo nome, accenderanno una candela e andranno a pregare nelle pagode. La storia di questa donna è costellata di incredibili vicissitudini, e solo grazie alla sua enorme forza di volontà e all’amore nei confronti del suo popolo sta riuscendo a superare tutti i soprusi e le angherie a cui viene sottoposta ormai da tempo immemore. Nel 1990 il regime militare da poco instauratosi decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia (il partito di Aung San Suu Kyi). I militari rifiutarono l’esito del voto e continuarono a gestire i Paese tramite la dittatura. L’anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace, usando i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione per il popolo birmano. Per il suo impegno a favore dei diritti umani il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d’Onore. Proprio in questi giorni, in concomitanza con il suo compleanno, dalla modestissima dimora dove è rinchiusa agli arresti domiciliari, Suu Kyi è riuscita a trasmettere questo messaggio: “Vi prego usate la vostra libertà per promuovere la nostra. Per favore date a noi e al nostro Paese sempre più libertà. Ne siamo affamati e siamo in attesa che qualcuno, qualche istituzione o qualche Paese la porti in mezzo a noi”.

Paolo Battisti