Beetle, il robot gigante della Air Force

    Chi di voi ha mai giocato a Metal Gear Solid, si ricorderà del boss finale, un enorme tank robotico che, oltre a darvi del filo da torcere per terminare il gioco, rappresenta uno dei boss più affascinanti della storia dei videogames.

    Se però avete bollato quell’enorme macchinario robotizzato come possibile solo nella mondo dei videogiochi o di Hollywood, Beetle vi farà ricredere.

    Beetle è frutto di un progetto degli anni ’60 portato avanti dalla Jered Industries per conto della divisione della General Electric chiamata Nuclear Materials and Propulsion Operation. E’ stato inizialmente progettato per il mantenimento di una flotta di bombardieri dell’aviazione americana che, secondo i progetti, sarebbero stati alimentati da energia atomica.

    I lavori di costruzione del Beetle iniziarono nel 1959, per essere completati nel 1961. Contrariamente a Metal Gear, Beetle non cammina su due zampe, non è dotato di intelligenza artificiale e nemmeno dotato di armi.

    E’ infatti pilotato da un essere umano, si muove sui cingoli di un M-42 “Duster” modificato, ed è stato studiato per effettuare manutenzione.

    Lo scopo del Beetle era quello di riparare ed effettuare la manutenzione degli ipotetici aerei a propulsione atomica. Ma dato che il progetto per la costruzione di questi bombardieri venne soppresso nel 1961, Beetle rimase un enorme macchinario privo di alcuna utilità, se non quella di ripulire le zone sottoposte a test atomici da detriti e macerie.

    Dato che il Beetle era stato concepito per operare nei pressi di reattori nucleari, il suo scafo è a prova di radiazioni, per non mettere in pericolo l’operatore del mezzo. E visto che i bombardieri atomici avrebbero avuto dimensioni notevoli, si è reso necessario costruire un mezzo dalle dimensioni altrettanto notevoli: lungo quasi sette metri e largo quattro, alto tre metri e con un peso di 77 tonnellate.

    Il pilota si posizionava all’interno di una cabina di pilotaggio protetta da uno strato esterno di oltre 2 centimetri di acciaio, al quale si aggiungevano una protezione di oltre un centimetro, sempre in acciaio, e ben quasi 30 centimetri di piombo. Tutto studiato in previsione di un incidente nucleare, che avrebbe lasciato ben poco scampo ad un operatore non schermato.

    Per finire, il vetro che consentiva all’ operatore di vedere al di fuori dello scafo era spesso ben 50 centimetri, e realizzato attraverso diverse piastre piombate.

    Entrare all’interno dell’abitacolo richiedeva diversi minuti. E, una volta all’interno, il pilota aveva a disposizione aria condizionata, una serie di monitor ed un posacenere, probabilmente per smaltire il nervosismo del dover operare con testate nucleari.

    Manovrare reattori nucleari, bombe e motori di bombardieri è un compito che richiede precisione: il Beetle quindi venne dotato di due braccia munite di pinze ad alta precisione. Il che spiega l’origine del suo nome.

    Le sue pinze gli consentivano di manovrare oggetti con estrema delicatezza: in una dimostrazione del 1962, Beetle fu in grado di afferrare un uovo estraendolo dal cartone, e di porlo su un cucchiaio senza romperlo.

    Le 77 tonnellate del Beetle erano spinte da un motore da 500 cavalli, che consentivano una velocità di 12-14 chilometri orari. Velocità superiori non sarebbero comunque state possibili, per via delle vibrazioni che avrebbero potuto danneggiare la strumentazione di bordo ed aumentare il pericolo nel maneggiare i reattori nucleari dei bombardieri. Ma la spinta generata era tale da poter smantellare uno spesso muro di cemento.

    In aggiunta a tutta questa tecnologia da favola (per gli anni ’60), Beetle era anche in grado di sollevare la cabina di comando e le braccia meccaniche ad oltre 9 metri di altezza dal suolo.

    Perchè tuttavia Beetle non è ancora oggi operativo? In tutta questa straordinaria dimostrazione di ingegneria c’è stato qualche intoppo. Nella stessa dimostrazione pubblica del 1962 in cui Beetle ebbe a che fare con l’uovo, il mezzo fu colpito da diversi guasti: braccia rotte, falle idrauliche, generatori fusi ed innumerevoli corto circuiti.

    I test interni della Air Force misero a nudo ulteriori pecche del Beetle, segnalando come fosse soggetto a continui guasti meccanici, e che i costi di mantenimento e riparazione fossero di gran lunga superiori ai benefici.

    Un grosso problema fu anche la chiusura del programma di costruzione dei bombardieri nucleari. Il Beetle infatti era stato progettato per l’immobilità: non era richiesto lo spostamento del mezzo all’esterno della base in cui avrebbe operato. Gli impieghi proposti per questo ciclopico mezzo dopo la chiusura del programma dei bombardieri nucleari prevedevano tuttavia che il Beetle fosse dislocato in differenti località del Paese. E muovere 77 tonnellare con facilità senza rompere uno strumento già delicato fin dalla nascita fece desistere l’aviazione da ogni utilizzo pratico.

    Attualmente non si sa nulla sul Beetle. L’Air Force non ha detto che fine abbia fatto, e probabilmente si sta arrugginendo da qualche parte, dimenticato in qualche base.

    Daniele Bagnoli