Cardinale Sepe ed ex ministro Lunardi, indagini in corso sugli appalti della cricca

“Voglio solo capire”,”al più presto andrò e chiarirò tutto” alla magistratura di Perugia. E’ quanto assicura al Corriere della Sera l’ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, indagato con il cardinal Crescenzio Sepe nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti alla “cricca”. Lunardi si dice sorpreso dalla notizia dell’avviso di garanzia. “Non so nulla – afferma – leggo queste cose sui giornali”. Sui presunti favori ottenuti dal costruttore Diego Anemone, l’ex ministro dice: “Non ho mai detto di aver ricevuto favori da Anemone. Così come non ho mai voluto attaccare né Claudio Scajola, né il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso”. C’era un’amicizia con Anemone? “Amici, insomma, conoscenti”, replica Lunardi che aggiunge: “Ci siamo scambiati delle cortesie. Ma niente di che”.

AVVENIRE,TACE IN PRIMA SU CARD.SEPE INDAGATO – Tace l'”Avvenire”, in prima pagina,sul cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia titolare dell’inchiesta sulla presunta cricca per i Grandi eventi. Bisogna arrivare a pagina 10 del quotidiano per essere informati sulla decisione degli inquirenti perugini di notificare un avviso di garanzia al cardinale Sepe e all’ex ministro Pietro Lunardi, ex responsabile del dicastero delle Infrastrutture.

INDAGATI CARD. SEPE E LUNARDI di Claudio Sebastiani e Matteo Guidelli

Il cardinale Crescenzio Sepe e l’ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla procura di Perugia, titolare dell’inchiesta sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Due diversi filoni d’indagine nell’ambito dei quali all’arcivescovo di Napoli e all’ex responsabile del dicastero delle Infrastrutture sono stati notificati oggi avvisi di garanzia. Una svolta improvvisa che imprime una ulteriore accelerazione agli accertamenti. Nelle intenzioni degli inquirenti perugini c’era già l’intenzione di sentire in tempi brevi il cardinale Sepe e Lunardi, che ora compariranno davanti ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi come indagati. Forse in tempi più rapidi del previsto.

In serata comunque fonti vaticane hanno sottolineato che il cardinale “aveva già dato la sua disponibilità a parlare con i pm” e dunque “lo farà e chiarirà la sua posizione”. La stessa fonte ha ribadito che il card.Sepe “ha detto di essere sereno e noi auspichiamo che anche questa fase dell’inchiesta sia portata avanti in un clima altrettanto sereno”. Gli ulteriori sviluppi dell’indagine fanno riferimento entrambi alla figura del costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale della presunta ‘cricca’. E in entrambe le operazioni avrebbe avuto un ruolo Angelo Balducci, già nobiluomo di Sua Santità e presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici.

In particolare le accuse mosse al cardinale Sepe riguardano la vendita di alcuni palazzi e la ristrutturazione, sembra anche di edifici sacri, di Propaganda Fide (della quale Balducci è stato per un periodo consultore). Operazioni, queste ultime, svolte da aziende di Anemone. Il sospetto dei magistrati è che l’arcivescovo di Napoli – il quale all’epoca dei fatti contestati era al vertice di Propaganda Fide quello che è considerato il dicastero più ricco di tutta la Santa Sede e attraverso cui transita il denaro per le missioni in tutto il mondo – abbia ricevuto favori in cambio. E nella lista sequestrata in uno dei computer di Anemone ci sono diversi riferimenti a ristrutturazioni di edifici sacri o comunque appartamenti intestati a prelati, tra cui il duomo di Ancona e la chiesa di Santa Maria in Trivio a Fontana di Trevi. Il nome del cardinale Sepe compare nell’inchiesta perugina anche in relazione alla casa di via Giulia a Roma nella quale per un periodo abitò il capo della protezione civile Guido Bertolaso. E’ stato infatti lo stesso sottosegretario a riferire agli inquirenti che l’appartamento gli venne messo a disposizione gratuitamente dal professor Francesco Silvano, collaboratore di Propaganda Fide. Sarebbe stato proprio il card.Sepe a indirizzare Bertolaso – ha spiegato lui stesso nell’interrogatorio a Perugia – al professor Silvano. Una vicenda ancora al vaglio degli inquirenti perché dall’indagine é invece emerso che l’appartamento è di proprietà di Raffaele Curi e a pagare l’affitto nel periodo in cui abitava lì il capo della protezione civile sarebbe stato l’architetto Angelo Zampolini, accusato nell’inchiesta perugina di avere riciclato denaro di provenienza illecita che gli investigatori sospettano provenire da Anemone. A Lunardi l’accusa di corruzione è stata invece contestata per la vendita e la ristrutturazione di un palazzo in via dei Prefetti a Roma, che compare anche nella cosiddetta Lista Anemone, al numero 26 dei lavori fatti nel 2004.

In un’intervista a Repubblica il 14 giugno scorso, è lo stesso Lunardi a ricostruire i passaggi della vicenda. “Arriva Balducci – ha spiegato l’ex ministro – e mi dice: Propaganda Fide sta mettendo a reddito i suoi duemila appartamenti. Mi porta la lista e io scelgo via dei Prefetti, dove trovo Anemone che sta ristrutturando il palazzo per conto di Propaganda Fide. Entro e chiedo di acquistare l’appartamento ma il cardinale Sepe prende tempo e mi concede di restare”. Secondo la versione di Lunardi, il card.Sepe risponde 14 mesi dopo. “In quel periodo – ha detto ancora – non ho pagato l’affitto, mi hanno fatto la cortesia di ospitarmi gratis. Quando nel 2004 arriva la risposta, una banca valutò il palazzo 4 milioni e 160 mila euro, io ho acceso un mutuo da 2,8 milioni, più 600 mila euro miei. Zampolini mi ha avviato la denuncia di inizio attività per la ristrutturazione”.

Il legame tra Anemone e Lunardi nasce nel 2002-2003. Il tramite fu Balducci. Sempre nell’intervista a Repubblica, l’ex ministro ha raccontato che Anemone “voleva sdebitarsi perché, con una telefonata a un funzionario della Banca di Roma, lo avevo aiutare ad acquistare i terreni su cui avrebbe edificato il Salaria sport village”. “Anemone mi ha fatto lavori per 120 mila euro – ha concluso Lunardi -, a prezzo di costo”.

CARD.SEPE INDAGATO, CHOC E SILENZIO CURIA – La notizia dell’avviso di garanzia per corruzione al cardinale Crescenzio Sepe scuote nelle fondamenta la curia di Napoli. A dieci anni esatti dalla conclusione dell’indagine che coinvolse il predecessore di Sepe, Michele Giordano, accusato di usura e poi assolto da ogni addebito, un altro arcivescovo di Napoli finisce in una inchiesta giudiziaria: da giorni si parlava di una sua testimonianza di fronte ai magistrati di Perugia per la vicenda dell’alloggio romano dato in uso a Guido Bertolaso, ma nessuno si aspettava che i rapporti di Sepe con alcuni altri personaggi coinvolti nell’inchiesta potessero trasformare l’ex potentissimo “papa rosso”, come è chiamato il prefetto di Propaganda Fide, in un indagato per la giustizia italiana. “Il cardinale è fuori sede”, dicono in queste ore concitate i suoi più stretti collaboratori, confermando la strategia del silenzio che sta caratterizzando finora le reazioni della diocesi alle notizie sull’inchiesta di Perugia. No comment anche dal portavoce di largo Donnaregina, e nessuna conferma sulla possibilità, sempre più concreta, che il card.Sepe cancelli gli appuntamenti pubblici dei prossimi giorni (una celebrazione religiosa domani pomeriggio per la Comunità di Sant’Egidio e la presentazione lunedì mattina di un progetto degli industriali per i minori a rischio) per evitare uscite in ore così delicate e concentrarsi sulla lettura delle carte firmate dai magistrati. Tra i sacerdoti napoletani la notizia è accolta con stupore e incredulità. Si preferisce non commentare, in attesa di saperne di più, e si spera che la vicenda giudiziaria possa avere comunque tempi brevi, in modo da far durare al minimo l’inevitabile tempesta mediatica e le sue ripercussioni sull’ordinaria attività pastorale. Quella stessa attività pastorale che Sepe, dal luglio 2006 arcivescovo di Napoli, ha improntato a uno stile immediato e “popolare”, come ben sintetizza la frase in dialetto diventata da quattro anni il suo slogan: “A Maronna v’accumpagna”. Un cardinale che non disdegna di parlare in napoletano, che ha iniziato il suo ministero in diocesi da un quartiere-simbolo come Scampia e che ha inventato iniziative religiose di grande impatto mediatico, dalle aste annuali di beneficenza per progetti sociali al grande falò dei coltelli come segno contro la violenza, fino al pranzo di Natale per i poveri organizzato nei saloni dell’episcopio: la foto del card.Sepe che serve ai tavoli con tanto di grembiule sopra la veste talare è di quelle che colpiscono l’opinione pubblica. Nei suoi quattro anni di episcopato c’é stato spazio anche per accogliere Benedetto XVI, nell’ottobre 2007, per una intensa visita di una giornata a Napoli caratterizzata da un pranzo ecumenico, con i capi di diverse confessioni seduti intorno allo stesso tavolo. Pagine di un episcopato che da stasera, però, deve affrontare una fase difficile e inattesa. Il cardinale Sepe, conosciuto come grande esternatore e comunicatore, sceglie la via del silenzio. Almeno per ora

Fonte: Ansa