Somalia, l’ integralismo islamico conquista il paese

Non c’ è pace a Mogadiscio; non c’è pace in Somalia. Lo Stato che non è più stato; dove non esiste un governo vero e proprio ma dove ci sono tanti potentati, signori e signorotti della guerra ed inoltre c’è una presenza di forze islamiste.

Così l’ integralismo islamico continua la sua opera di conquista della Somalia, non solo con la forza delle armi ma anche a colpi di Corano. Il debole governo centrale è impotente di fronte alle due maggiori organizzazioni fondamentaliste – gli Shabaab (che si dichiarano collegati ai terroristi di al Qaida) e Hezb al-Islam (custodi dichiarati della legge islamica) – e i civili che non riescono ad abbandonare il Paese sono di giorno in giorno costretti a sottostare a sempre più rigide regole sociali e di comportamento, imposte in nome del Profeta ma fatte rispettare con la legge del più forte. L’ultima regola è stata imposta da Hezb al-Islam a tutti gli uomini che vivono nelle zone di Mogadiscio sotto il controllo dei suoi miliziani: non devono radersi, devono lasciarsi crescere la barba, pena non precisate ma facilmente immaginabili «conseguenze».

L’ annuncio di Moalim Hashi Mohamed Farah, uno dei capi del movimento, segue di pochi mesi una disposizione analoga emessa dagli Shabaab in dicembre. Tra le due milizie c’è forte rivalità in campo militare, con gli Shabaab più numerosi e più pesantement armati. Ma nei confronti della popolazione – tradizionalmente fedele a un islam moderato – l’atteggiamento oppressivo attraverso un’interpretazione draconiana del dettato musulmano non presenta alcuna differenza. «A partire da oggi – ha decretato Mohamed Farah in una conferenza stampa indetta nella capitale – gli uomini devono lasciarsi crescere la barba … Chiunque non rispetterà questa regola ne subirà le conseguenze … Farsi crescere la barba è un dovere morale stabilito dal nostro profeta Maometto … Noi dobbiamo difendere questa pratica religiosa». Hezb al-Islam e Shabaab controllano la maggior parte della Somalia, in particolare il centro, il sud e quasi tutti i quartieri di Mogadiscio dove, in nome di una lettura fondamentalista dell’Islam, hanno imposto norme estremamente rigide alla vita quotidiana di donne e uomini. Per farle rispettare gli Shabaab hanno anche istituito una polizia religiosa denominata Jaish al-Hisbah (Esercito della moralità). Divieti e restrizioni si moltiplicano di settimana in settimana in materia di comportamento e abbigliamento: e oltre all’ormai sempre più diffusa applicazione della legge islamica (sharia) che prevede tra l’altro lapidazioni, esecuzioni pubbliche e amputazioni, sempre più le imposizioni riguardano le piccole cose della vita di tutti i giorni.

Tra i divieti decretati già a inizio anno vi sono le suonerie musicali dei telefonini, i balli durante i matrimoni, le partite di calcio giocate dagli uomini in calzoncini corti. Nei mesi successivi è stato un crescendo di proibizioni: vietati i videogiochi perchè «distruggono le tradizioni sociali», vietate le campanelle nelle scuole perchè «ricordano le chiese cristiane», vietate le radio (anche quelle locali) perchè «trasmettono musica e canzoni occidentali». In forma anonima la gente commenta definendo tutte queste disposizioni «ridicole». Ma nella pratica ubbidisce. «Che altro potremmo fare?», commenta sconsolato a nome di molti un professore.

Gianni Cipriani