Appalti, l’Authority lancia l’allarme corruzione

Luigi Giampaolino, presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, lancia un preoccupante allarme corruzione nell’ambito del sistema degli appalti. “Il mancato rispetto delle regole e la presenza radicata e diffusa della corruzione -ha dichiarato Giampaolino nella relazione annuale al Parlamento- è causa di una profonda e sleale alterazione delle condizioni concorrenziali che può contribuire ad annientare le imprese oneste”. Nel documento si rileva inoltre “l’insorgere, all’interno della pubblica amministrazione, di gravi episodi di corruzione ed illegalità”. L’Autorità di vigilanza sugli appalti si dice inoltre allarmata dal “ricorso sistematico a provvedimenti di natura emergenziale“: dai grandi eventi affidati alla protezione civile, come il G8 o i Mondiali di nuoto, al terremoto in Abruzzo. Secondo l’Authority, infatti, “il continuo riproporsi dell’emergenzafa cadere i requisiti di eccezionalità che giustificano poteri straordinari e ordinanze in deroga alle regole che disciplinano le procedure di gara. La relazione dell’Autorità sottolinea inoltre come la nozione di grande evento sia stata applicata “a fattispecie disomogenee” tra loro e comunque “prive dei requisiti di imprevedibilità e urgenza”. Esaminando l’andamento degli appalti gestiti in regime di emergenza è stata inoltre rilevata, a partire dal 2001, una tendenza all’incremento che ha raggiunto il suo picco più alto nel 2009, sia per numero che per spesa globale. Il presidente dell’Authority puntualizza poi che negli ultimi dieci anni “una fetta rilevante di spesa pubblica è stata impiegata per investimenti relativi a contratti sottratti del tutto o in parte non solo all’osservanza delle procedure previste dal Codice dei contratti degli appalti am anche ad ogni attività di rilevazione e controllo da parte dell’Autorità di vigilanza”.
E, a proposito di appalti non proprio regolari, la Procura di Roma ha formulato oggi la richiesta al Gip per il rinnovo delle misure cautelari nei confronti di quattro dei sette indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’appalto della scuola marescialli dei carabinieri di Firenze. La richiesta riguarda l’ex presidente del consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, il provveditore alle opere pubbliche per la Toscana Fabio De Santis, l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e l’avvocato Guido Cerruti. Per loro il reato ipotizzato è quello di corruzione e il Gip avrà tempo fino al 30 giugno per decidere sulle richieste, altrimenti le misure verranno revocate per scadenza dei termini.

Tatiana Della Carità