La British Petroleum messa “sotto accusa” da un “suo” operaio

L’atto di accusa arriva direttamente dalla testimonianza di un operaio (Tyrone Benton), che lavorava proprio sulla piattaforma affondata il 20 aprile scorso e che, a differenza di altri suoi undici colleghi che persero la vita in quell’occasione, è riuscito a salvarsi. La società, secondo quanto afferma Benton, sapeva da settimane che il sistema di sicurezza, che avrebbe dovuto tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale in caso di pericolo, non funzionava. Benton ha affermato che quando rivelarono la perdita nessuno fece nulla, probabilmente perché la riparazione avrebbe fermato i lavori con una sottrazione di guadagni pari a 500mila dollari al giorno. Un parlamentare americano ha divulgato inoltre un documento della BP dove si stima che la perdita di petrolio nel Golfo potrebbe raggiungere i 100 mila barili al giorno (16 milioni di litri di greggio ogni 24 ore). E per aggravare la situazione, già estremamente critica, è previsto a breve nella zona l’arrivo di un uragano.

Paolo Battisti