Sciopero generale della Cgil contro manovra Tremonti, un milione in piazza

C’ è l’ eco della battaglia di Pomigliano dietro la riuscita dello sciopero generale della Cgil contro la manovra Tremonti. Lo sciopero infatti è riuscito, le manifestazioni anche con la Cgil che parla di un milione di persone in piazza (anche se credibilmente occorre dividere per tre). Che ci sia Pomigliano a dare una mano al sindacato di Epifani, basta guardare a come ha sfilato la Fiom a Napoli, con i suoi lavoratori di Pomigliano in testa, applauditi dai lati del corteo quasi fossero eroi tornati da una dura guerra. Bene anche a Bologna, con un corteo riuscito, le fabbriche ferme e un comizio finale in cui dalla Camusso i lavoratori si aspettavano un po’ di più. A Milano, invece, è sceso in piazza anche il segretario del Pd, Bersani, che prosegue nella strategia dell’attenzione verso gli operai e che batte sul versante del mondo leghista. A Milano si è svolto anche il corteo della Cub – 10 mila secondo gli organizzatori, anche qui è bene dividere per tre – mentre al termine dei vari cortei, su iniziative delle fabbriche in lotta, a cominciare dalla Maflow, si formato un corteo di circa un migliaio di persone che si è diretto fino alla sede dell’Assolombarda. «Un modo per rimarcare in piazza – dice Gigi Malabarba – l’importanza di costruire un movimento autorganizzato e unitario allo stesso tempo».

La Fiom, oltre a punteggiare i vari cortei Cgil ha scelto di dare importanza alla città dell’Aquila, dove ha parlato Maurizio Landini. «La battaglia per la dignità dei lavoratori di Pomigliano è analoga alla richiesta di dignità dei cittadini di questa città» ha detto per poi chiedere alla Cgil, a maggior ragione dopo questo sciopero, una seria battaglia in difesa del contratto nazionale.

La Cgil, che esce rafforzata da questa giornata, utilizzerà molto probabilmente lo sciopero per uscire dall’angolo in cui l’hanno lasciata governo, Confindustria, Cisl e Uil che è la strategia uscita dal congresso. Del resto, sulla manovra la Cgil non ha posizioni particolarmente radicali. Nelle parole d’ordine dello sciopero, ad esempio, la richiesta di ritirare il congelamento degli stipendi pubblici non c’è. La Cgil non nega la necessità di riequilibrare i conti o di fare i sacrifici; solo che chiede che i sacrifici li facciano tutti in egual modo. Per questo Camusso ha oggi rilanciato la tassa delle rendite finanziarie al 20% e l’innalzamento dell’aliquota Irpef di due punti per i redditi superiori ai 150 mila euro. Più netta è la contrarietà sul Collegato lavoro e sulla riforma dello Statuto dei lavoratori.

Ovviamente, dal governo viene una chiusura totale. Il ministero della Funzione pubblica parla di un’adesione allo sciopero pari al 2,28%, cioè al limite del ridicolo. La Cgil proverà a rientrare nel gioco della triangolazione sindacale, spingendo perché si riapra la concertazione ma al momento non trova sponde. Anche dal modo in cui si snoderà la vertenza su Pomigliano si capirà se questa strategia trova interlocutori e sponde o se invece è destinata a naufragare.

Salvatore Cannavò