Gaza blackout, tagli all’ elettricità: l’ Anp non paga il gasolio

Nel pieno del caldo di inizio estate e mentre migliaia di studenti si preparano per gli esami di stato (Tawjihi), Gaza si ritrova a dover affrontare continui blackouts energetici che costringono la popolazione a dover fare a meno dell’elettricità per 8-12, in qualche caso anche 16 ore al giorno. I più ricchi accendono i generatori di elettricità autonomi ma il resto della popolazione non può far altro che sopportare così come da tre anni sopporta le tante privazioni causate dal blocco israeliano.

Il problema nasce, come già avvenuto in passato, dallo spegnimento delle turbine dell’unica centrale elettrica di Gaza per mancanza del gasolio industriale. Gli abitanti devono perciò spartirsi l’energia elettrica che arriva da Israele e dall’ Egitto e accontentarsi di una erogazione a singhiozzo. A quanto pare, il governo dell’ Anp a Ramallah, rivale del movimento islamico Hamas che controlla Gaza dal 2007, sta ritardando il pagamento del gasolio ai fornitori israeliani che hanno subito chiuso i rubinetti. Lo scopo di questo atteggiamento sarebbe, secondo Hamas, quello di mettere sotto pressione la popolazione ed impedire che il movimento islamico ottenga giovamento dall’attenzione internazionale verso Gaza – seguita all’attacco israeliano del 31 luglio alle navi della Freedom Flotilla (nove attivisti turchi morti) – e dal lieve allentamento del blocco deciso dal governo israeliano nei giorni scorsi. Da Ramallah smentiscono. Il portavoce del governo dell’Anp, Ghassan Khatib, accusa Hamas di aver «fabbricato la crisi energetica per mettere in cattiva luce il governo di Salam Fayyad».

Sia come sia, a pagare è come sempre la popolazione. Oltre alla mancanza di elettricità nelle abitazioni, la crisi energetica paralizza i depuratori delle acque di scarico, costringe gli ospedali a lavorare solo con i generatori (da impiegare invece nelle emergenze) e oltre 36mila studenti a prepararsi alla maturità al lume di candela.

Nena News