Ddl intercettazioni, domani in piazza contro la legge bavaglio

Mentre il Governo annuncia che Ddl sulle intecettazioni sarà in aula il 29 luglio la Fnsi conferma la sua manifestazione contro la legge-bavaglio per domani e lo sciopero dell’informazione del 9 luglio. E’ urgente però unire la battaglia per il diritto di cronaca con il conflitto sociale

Andrà in Aula il 29 luglio il ddl intercettazioni. La sua calendarizzazione, alla vigilia della manifestazione contro la legge bavaglio, viene letta come un atto di forza da parte del composito fronte che vi si oppone. Lo stesso Fini la definisce un’impuntatura. La Fnsi, promotrice della manifestazione di domani (appuntamento principale a Roma alle 17 in piazza Navona) conferma la «giornata del silenzio dell’informazione», lo sciopero indetto per il 9 luglio.

Insomma continua il braccio di ferro all’interno della maggioranza parlamentare, per accantonare il ddl o almeno farlo slittare, mentre le adesioni dal mondo della cultura e dell’editoria alla manifestazione del primo luglio hanno dimensioni tali da non poter essere riassunte in poche righe. Sono in fibrillazione anche giuristi, per gli evidenti rischi di incostituzionalità del bavaglio, ed editori. La parte più attiva della rete, intanto, studia i modi di organizzare la disobbedienza civile: c’è chi suggerisce di aprire siti all’estero per pubblicare ciò che non è possibile stampare qui; c’è chi pensa ai parlamentari che potrebbero rendere pubblico quello che al cronista non è concesso; potrebbero diventare diffuse le “soffiate” ai corrispondenti esteri ma, in definitiva, la via più dirompente potrebbe essere quella di “giornali parlati” con le notizie censurate.

Resta però sullo sfondo il rapporto tra i vari soggetti sotto attacco, tra quelli che stanno per essere censurati e quelli che lo sono già da un pezzo. La vicenda dell’accordo di Pomigliano, solo per restare alla stringente attualità, ha rivelato come il fermento del mondo del giornalismo di fronte alla legge bavaglio non abbia paralleli quando ci sia di fronte un potentato – da Confindustria al Vaticano. Il risultato è quello di un conformismo subalterno e più o meno generalizzato. Solo Articolo 21, tra i soggetti collettivi che promuovono la manifestazione di domani, ha provato a connettere la battaglia per la libertà di cronaca con il conflitto sociale.

Checchino Antonini