Iraq, Shell si aggiudica il gas del sud: affare da 17 miliardi di dollari

E così il controverso accordo fra Iraq e Royal Dutch Shell per il gas naturale del sud alla fine è andato in porto. Con l’ Ok del Consiglio dei ministri di Baghdad a un progetto di joint venture del valore di 17 miliardi di dollari, che si inserisce nel quadro dei tentativi da parte del governo iracheno di sviluppare un settore energetico che paga il prezzo di decenni di guerre e sanzioni.

Si tratta di sfruttare il gas naturale cosiddetto “associato” (quello che si forma cioè durante l’estrazione del petrolio) in quattro giacimenti situati nel sud del Paese: Rumaila, Zubair, West Qurna Fase 1, e Majnun. Tutti fanno parte dei contratti petroliferi firmati dall’Iraq con alcune compagnie straniere (inclusa l’italiana ENI) nelle due tornate di gare d’appalto che si sono tenute a giugno e dicembre 2009.

Joint venture

L’ accordo prevede la creazione della Basra Gas Company, una nuova compagnia di cui l’Iraq manterrà il 51%, mentre la Royal Dutch Shell avrà il 44 per cento. E’ della partita anche la giapponese Mitsubishi, con il restante 5 per cento.

Tutte informazioni contenute in un comunicato del governo iracheno, che però non dà una data per la firma finale del contratto.

Quella dell’utilizzo del “gas associato” è una questione che finora l’Iraq non è riuscito a risolvere. Terzo Paese al mondo per riserve accertate di petrolio, produce una quantità di gas trascurabile, dato che la maggior parte viene bruciato, per la mancanza delle tecnologie appropriate che consentirebbero di servirsene per generare energia. Energia di cui il Paese ha un disperato bisogno, come dimostrano le recenti proteste, degenerate in violenze, in diverse città irachene per la mancanza di elettricità. Che hanno portato alle dimissioni di Karim Wahid – il ministro competente.

L’ accordo con la Royal Dutch Shell (il terzo che la compagnia anglo-olandese si aggiudica in Iraq nel settore energetico dall’ invasione guidata dagli Usa del marzo 2003) ha un valore stimato in 17 miliardi di dollari da Thamir al-Ghadhban, il principale consigliere per l’ energia del premier (uscente) Nuri al Maliki, nonché ex ministro del Petrolio stima l’accordo Di questi, 5 miliardi sono in infrastrutture già esistenti.

Dei quattro giacimenti petroliferi oggetto dell’accordo, quello di Majnun è stato incluso di recente, dice Ghadhban.

Il contratto, aggiunge l’ex ministro del Petrolio, avrà una durata di 25 anni: inizialmente l’Iraq dovrà pagare un miliardo e mezzo di dollari dal suo budget, che saliranno a 4,15 miliardi di dollari dopo due anni.

Solo che non si tratterà di pagamenti in contanti – all’inizio: questo perché, spiega Ghadhban, gli impianti presenti in alcuni dei giacimenti già sono valutati a un miliardo e mezzo di dollari.

In una fase successiva, verrà realizzato un impianto per la produzione di gas naturale liquefatto, aggiunge, per esportare l’eventuale gas in eccesso. Le esportazioni potrebbero iniziare nel 2015 o 2016, una volta soddisfatta la domanda interna.

Un accordo contestato

L’ intesa iniziale fra il governo di Baghdad e la Royal Dutch Shell risale al settembre 2008. All’epoca si era parlato di un valore di circa 4 miliardi di dollari.

L’accordo aveva incontrato una forte opposizione da parte del Parlamento iracheno, che contestava la mancanza di trasparenza dell’operazione gestita dal ministero del Petrolio.

I timori dei deputati riguardavano in particolare la posizione di monopolio che esso avrebbe dato alla Royal Dutch Shell, con il rischio che l’Iraq diventasse ostaggio dei prezzi internazionali del gas.

Il contesto legale è incerto: l’Iraq non ha ancora una nuova legge sul petrolio e sul gas che regolamenti gli investimenti stranieri, dato che il Parlamento precedente non ha mai iniziato neppure a discutere il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri nel febbraio 2007.

Ornella Sangiovanni – OsservatorioIraq