Mondiali 2010, quando il calcio diventa follia: storie di sport e sangue

Storie di tragedie e follie dopo l’eliminazione del Brasile dai Mondiali: due tifosi haitiani della Seleçao si sono tolti la vita sotto un’ auto, mentre un altro è morto accoltellato. Un quarto non ha retto alla rabbia e all’ emozione ed è deceduto a causa di un infarto

Per alcuni il calcio non ha senso e c’è chi non lo segue nemmeno; per altri è solo un gioco, con i suoi pro e i suoi contro. Per altri ancora, però, diventa una vera ragione di vita. Un principio pericoloso, perché se poi qualcosa va storto il terreno frana sotto i piedi.

Tornando indietro con la memoria, il calcio giocò un brutto scherzo a un tifoso del Liverpool nel 2005. Nell’intervallo dell’ormai famosa finale di Champions League, quando il Milan vinceva ancora 3-0, si tolse la vita convinto che ormai tutto fosse perduto. Non fu così, ma ormai non c’era più niente da fare.

Purtroppo nella giornata di venerdì hanno seguito lo stesso – tragico – esempio due tifosi del Brasile residenti ad Haiti: dopo il fischio finale e la vittoria dell’Olanda sui verdeoro, si sono gettati sotto un’auto in corsa per soffocare la propria disperazione e hanno perso la vita.

Ad Haiti, però, non sono stati questi gli unici incidenti a far ricordare ancor più in negativo la giornata nera della Nazionale di Dunga. A Port-au-Prince, la capitale, al termine dell’incontro sono scoppiati dei tafferugli e c’è stata un’altra vittima, un uomo morto dopo essere stato accoltellato.

Ma non è finita: un altro decesso, il quarto, ha infatti funestato l’eliminazione del Brasile: un uomo non ha retto alla rabbia e all’emozione dell’esclusione di Kakà e compagni dai Mondiali ed è morto in seguito a un infarto.

Ilaria Bottura / Eurosport