Bouvet Island, l’ isola più lontana e solitaria si avvolge nel mistero

    Bouvet Island, veduta aerea

    Qual è il posto più solitario del pianeta? Bouvet Island, un’ isola a metà strada tra l’A frica e l’ Antartide. Proprio per la sua posizione geografica è considerata l’ isola più remota del pianeta, e probabilmente la terra emersa più lontana da qualunque insediamento umano.

    Bouvet Island si trova ad oltre 2.000 km di distanza dall’ isola di Tristan Da Cunha, ultimo avamposto dell’ essere umano con i suoi 271 abitanti, e a 2.525 km dal Sud Africa. Nonostante sia quasi completamente ricoperta di ghiaccio, non è del tutto disabitata: si possono trovare leoni marini, foche, gabbiani e pinguini, oltre ad alcune specie vegetali semplici come muschi e licheni.

    Bouvet Island ha origini vulcaniche: al centro si trova il cratere del vulcano Wilhelm II, inattivo da tempo anche se sotto la caldera pare trovarsi un lago di lava fusa. L’isola si estende per 49 km quadrati, e per il 93% è ricoperta da ghiacciai, che bloccano perennemente la costa est e sud.

    Il punto più elevato dell’isola è chiamato Olavtoppen, che si innalza fino a 780 metri sul livello del mare.

    L’ isola venne scoperta da Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozier nel gennaio del 1739. Inizialmente la sua posizione nell’ oceano venne appuntata in modo scorretto, fino a quando James Lindsay, nel 1808, pose piede su Bouvet Island, rinominandola Lindsay Island. Il nome rimase quello fino al 1825, quando il capitato Norris, a capo di una baleniera, riscoprì (per la terza volta nella storia) l’ isola, rinominandola Liverpool Island e consegnandola alla famiglia reale britannica.

    Nel dicembre del 1927 attraccò sull’ isola un vascello norvegese. L’ equipaggio si fermò su Bouvet Island per circa un mese, reclamando l’isola come propria e rinominandola Bouvetøya in onore del primo scopritore. Da allora è rimasta un dominio norvegese, e viene occasionalmente utilizzata per spedizioni scientifiche con lo scopo di seguire le migrazioni delle balene.

    Nel 1994 infatti la Norvegia ha costruito una stazione scientifica realizzata con un container ampio 36 metri quadrati, a quanto pare seppellita da una valanga nel 2007 e non più visibile dal satellite.

    Raggiungere l’ isola è incredibilmente difficile, non solo per la distanza dalla terraferma. Le sue scogliere cadono a picco sul mare, e per mettere piede su quel piccolo fazzoletto di terra è necessario raggiungere la costa con una nave ed essere trasportati sull’ isola con un elicottero.

    Non ci sono porti, e nemmeno punti di attracco per le navi, dato il rischio rappresentato dalle pericolose scogliere e dal mare quasi costantemente agitato.

    Così piccola, così ghiacciata e così lontana, l’ isola potrebbe apparire priva di alcuna iimportanza, ma non è così. E’ stata la protagonista di una sorta di intrigo internazionale: nel 1964 infatti venne scoperto il relitto di una nave, contenente diverse merci ma priva di equipaggio. Non si sa la provenienza del vascello, e nemmeno lo scopo del viaggio.

    Ad aggiungersi a questo mistero, nel 1979 venne rilevato un lampo di luce tra Bouvet Island e le Isole del Principe Edoardo dal satellite americano Vela Hotel. L’ incidente, noto come “Vela Incident”, pare sia stato causato da una detonazione nucleare frutto di un progetto congiunto tra il Sud Africa ed Israele, anche se nessuno di questi Paesi ha mai ammesso di aver sperimentato armi nucleari nella zona.

    Il doppio lampo di luce pare essere coerente con un’ esplosione nucleare. Una delle ipotesi è stata anche quella di un micro-meteorite che ha colpito la strumentazione del satellite americano, ma venne scartata da un’ analisi della Defense Intelligence Agency. Secondo alcune analisi, come quella del commodoro Dieter Gerhardt, si sarebbe trattato di un esperimento nucleare sud africano chiamato “Operazione Phoenix”.

    Daniele Bagnoli