Israele e Libano, dalla guerra per l’ acqua alla guerra per il petrolio

In passato, il conflitto fra il Libano e Israele aveva ruotato essenzialmente attorno all’acqua dei fiumi Litani e Wazzani, ed alle ambizioni sioniste – risalenti addirittura al 1920 – di annettere il sud del Libano, o perfino di annettere l’intero Libano come una colonia che avrebbe ruotato nell’orbita israeliana.

Questi obiettivi portarono a una serie di guerre, che Israele lanciò contro il Libano: dalle incursioni dei commandos a Beirut nel 1969 all’occupazione del sud del Libano fino al Litani nel 1978, all’invasione di tutto il Libano nel 1982, alla guerra del luglio 2006 legata ai due prigionieri catturati da Hezbollah.

In tutte queste guerre, l’acqua era la parola magica che rappresentava il motivo nascosto alla base del conflitto. Ciò non deve meravigliare, poiché Israele a causa del suo spaventoso consumo idrico per irrigare il deserto, per alimentare le piscine negli insediamenti, e per soddisfare il proprio fabbisogno legato all’industria, soffre di un grave deficit idrico. Se non fosse per lo sfruttamento delle acque del Golan che forniscono agli israeliani circa un quarto del loro fabbisogno, e per le acque della Cisgiordania, essi attualmente morirebbero di sete.

E’ per questo che le risorse idriche del Libano (comprese le abbondanti acque delle Fattorie di Shebaa occupate) emergono come una terza possibile fonte per Israele, nel caso in cui dovessero fallire tutti i progetti attuali di importare acqua dalla Turchia. E’ questo che fa del Libano un oggetto degli appetiti israeliani, anche se tali appetiti dovessero limitarsi alle sole risorse idriche.

Ma tutto questo fa parte dei discorsi del passato, come avevamo accennato. Oggi, al fattore idrico si aggiunge un fattore ancora più pericoloso, che può essere oggetto di conflitto fra le parti: il petrolio.

Tutti gli studi condotti da compagnie occidentali hanno infatti confermato che le acque territoriali libanesi che si estendono dalla città di Tripoli nel nord alla città meridionale di Sidone, con le sue estensioni nelle acque territoriali palestinesi, custodiscono grandi quantità di petrolio e di gas, che alcuni analisti hanno stimato in più di 8 miliardi di barili (nelle sole acque libanesi).

Alcuni di questi giacimenti petroliferi si trovano al confine tra le acque libanesi e quelle della Palestina, ma non appena il segreto petrolifero è diventato di dominio pubblico Israele ha cominciato a sottolineare che tutti i giacimenti scoperti, ed in particolare i campi Tamar e Leviathan scoperti ultimamente nelle acque prospicienti le coste palestinesi, sono esclusivamente di sua proprietà, sebbene le carte nautiche dimostrino che un terzo del Leviathan si trova all’interno delle acque libanesi (e lo stesso vale per il campo Tamar).

E’ dunque prevedibile che Israele alzerà i toni dello scontro petrolifero con il Libano ogni volta che verranno scoperti nuovi giacimenti nelle acque regionali, in conseguenza di quelle che Tel Aviv pretenderà di definire come ingerenze nei suoi giacimenti di petrolio e di gas – similmente alle sue rivendicazioni su parte del fiume Litani a causa del fatto che parte della falda acquifera sotterranea si infiltra nei territori palestinesi.

A questo punto si potrebbe osservare che il nuovo conflitto potrebbe essere risolto attraverso il diritto internazionale, che include la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 1982, la quale regola la ripartizione dei bacini marittimi in comune tra gli stati.

Ciò potrebbe essere vero, se non fosse che Israele non è realmente uno stato, quanto piuttosto un esercito che ha la forma di uno stato, motivo per cui esso non si ritiene né giuridicamente né ideologicamente obbligato a sottostare al diritto internazionale. Ed è in effetti proprio in questo modo che si sta comportando attualmente, avendo avviato i lavori di prospezione e di trivellazione in maniera del tutto unilaterale.

Dove potrà portare tutto questo?

A un’unica conclusione: aggiungendo il petrolio all’acqua, il Libano diventa un obiettivo prioritario di Israele. E’ stato così in passato, e lo sarà ancora di più in futuro.

Saad Mehio è una analista politico libanese; scrive abitualmente sul quotidiano “al-Khaleej” degli Emirati Arabi Uniti

Traduzione a cura di Medarabnews.com