Egitto, Mubarak in gravi condizioni di salute: figlio pronto alla successione

Il dittatore egiziano, alleato di ferro degli Stati Uniti, avrebbe il cancro. Le indiscrezioni di al-Quds al-Arabi rilanciate dalla stampa di Israele, paese con il quale Mubarak collabora al blocco di Gaza. Suo figlio Gamal è pronto alla successione. ElBaradei e l’ opposizione democratica vogliono impedirlo.

Il presidente egiziano Hosni Mubarak avrebbe il cancro e le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate, nonostante l’ operazione chirurgica alla quale si è sottoposto lo scorso 6 marzo in Germania, ad Heidelberg, per l’asportazione della cistifellea. «La diagnosi finale della patologia ha confermato la natura benigna dei tessuti rimossi durante l’intervento» disse in quell’occasione il dottor Markus Buechler, capo della equipe che operò Mubarak. Invece le cose non starebbero così e le indiscrezioni pubblicate ieri dal quotidiano londinese in lingua araba, «al-Quds al-Arabi», sul peggioramento delle condizioni di salute del dittatore – che ad inizio settimana si sarebbe recato in Francia non per incontrare il suo omologo Sarkozy ma per sottoporsi a test medici – vengono riprese oggi con grande evidenza da tutti i mezzi d’informazione israeliani.

Proprio l’ interesse massiccio di Israele accredita le voci che circolano. Mubarak, 83 anni, negli ultimi anni ha stretto la collaborazione con Tel Aviv e partecipa attivamente allo strangolamento della Striscia di Gaza da quando il movimento islamico Hamas ha preso il potere in quel territorio palestinese. D’altronde già qualche settimana fa il quotidiano di Tel Aviv «Maariv» sottolineò che le condizioni di salute di Mubarak sono seguite con grande attenzione dai dirigenti israeliani, perché l’ Egitto ha assunto un’importanza strategica per lo Stato ebraico specialmente per quello che il giornale definì «il contenimento regionale dell’Iran e dei movimenti islamici radicali da essa sostenuti: gli Hezbollah libanesi e i palestinesi di Hamas»

«Chi sarà il mio successore? Lo sa solo Allah, quello che preferisce Allah, io lo preferisco…», aveva detto il dittatore egiziano il 19 maggio a Roma subito dopo l’incontro con Silvio Berlusconi (un altro dei suoi alleati di ferro), rispondendo ad una domanda di un giornalista. Ma ora che le sue condizioni andrebbero peggiorando, l’interrogativo si ripropone con forza. Mubarak, al potere dal 1981, un vero e proprio «faraone», non ha ancora chiarito se si candiderà o meno alle prossime presidenziali previste nel 2011. Da termpo suo figlio Gamal, 47 anni, viene indicato come suo successore (nemmeno lui ha formalizzato una possibile scesa in campo). Tuttavia nel suo ruolo di Segretario generale della Commissione politica del Partito nazionale-democratico – forza politica che con brogli e intimidazioni da decenni vince ampiamente tutte le elezioni – Gamal Mubarak ha preso parte a una serie di vertici di alto livello che danno forza all’ipotesi della sua candidatura.

Liberista in economia e, per questa ragione, «ideologo» del piano di privatizzazioni che ha contribuito a gettare l’economia egiziana – un tempo «socialisteggiante» – nelle mani di capitalisti locali ed internazionali e ad allagare la forbice tra la minoranza ricca e la sterminata massa di egiziani poveri – Mubarak Jr in questi ultimi giorni ha cominciato a parlare di «rispetto dei diritti umani» in un paese dove i servizi di sicurezza agli ordini del padre praticano la tortura, il carcere senza processo e seminano il terrore tra gli oppositori politici. Basti pensare che i giornali locali non hanno potuto riportare le indiscrezioni sulla salute del presidente (ci provò qualche anno fa il quotidiano Dostour e il suo direttore venne arrestato e processato). Gamal Mubarak ha anche invocato una «politica contro la corruzione», dimenticando che ad alimentarla è il potere assoluto praticato dal padre.

A contrastare, ma fino ad un certo punto, i piani di Mubarak padre e figlio potrebbe essere Mohammed ElBaradei, l’ex direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), rientrato all’inizio dell’anno in Egitto, e diventato il punto di riferimento per tutti coloro che combattono il regime di e vogliono portare il paese alla democrazia. ElBaradei non è un rivoluzionario di sinistra, non parla di lotta alle disuguaglianze economiche o esorta la popolazione alla ribellione. Fa parte dell’elite borghese alla quale appartengono gli stessi membri dell’establishment economico-militare che domina il paese. Peraltro non si è ancora espresso sulla politica estera egiziana e non è contrario l’alleanza tra Egitto e Stati Uniti. Allo stesso tempo è un sincero fautore delle riforme democratiche desiderate da larghi settori della popolazione e, grazie anche alla notorietà internazionale di cui gode, è l’unico che può dare qualche grattacapo ai Mubarak e contrastare l’ascesa al potere di Gamal.

El Baradei ha lanciato un appello alla società civile e ai tutti i partiti dell’opposizione laica e islamica (Fratelli Musulmani) a boicottare le prossime consultazioni elettorali: legislative alla fine dell’anno e, appunto, presidenziali nel 2011. «Soltanto con il boicottaggio saremo in grado di isolare e delegittimare il Partito nazionale-democratico (Pnd), che controlla la vita del paese», ha spiegato l’ex direttore dell Aiea partecipando qualche giorno fa ad una manifestazione contro la brutalità della polizia ad Alessandria, dove agenti dei servizi di sicurezza hanno pestato a morte un giovane, Khaled Said, durante un banale controllo dei documenti.

La rinuncia a correre per la presidenza non è frutto soltanto della impossibilità di ElBaradei e della sua “Assemblea nazionale per il Cambiamento” (Anc) di imporre al regime la modifica della Costituzione che oggi impedisce agli indipendenti di candidarsi. Nasce anche dalla constatazione che, con le mani del Pnd sulla macchina elettorale, i candidati dell’opposizione non potrebbero raccogliere consensi significativo. ElBaradei punta ora a raccogliere 20 milioni di firme al manifesto in sette punti dell’Anc che chiedono libertà e riforme per gli egiziani. Si attendono le reazioni del regime.

Mario Correnti – Nena News