Disastri naturali ed economia, il sud del mondo il più colpito

Haiti e il Mozambico sono in cima alla lista dei paesi che corrono maggiori rischi di perdite economiche a causa dei possibili disastri naturali. Lo sostiene il Natural disaster economic loss index (Ndeli) che valuta l’impatto delle catastrofi naturali verificatesi dal 1980 ad oggi – quali terremoti, eruzioni vulcaniche, tempeste, alluvioni, tsunami, carestie, valanghe ed epidemie – sui singoli paesi, popolazioni, economie e infrastrutture. Per maggiore precisione, il Ndeli divide i paesi in due macroliste, quelli ad alto rischio di disastri naturali e quelli in cui episodi fuori dalla norma si verificano in media meno di una volta all’anno. Tra i paesi del primo gruppo, oltre ad Haiti e al Mozambico, figurano Honduras, Vanuatu, Zimbabwe, El Salvador e Nicaragua, ma anche paesi industrializzati come Italia, Giappone, Cina e Stati Uniti. In particolare, fanno notare i responsabili dello studio “quando si prendono in considerazione i valori economici come parametri di riferimento assoluti, i paesi più industrializzati sono proprio quelli esposti a maggiori perdite, in termini assoluti, mentre analizzando i rischi in base alla percentuale di prodotto interno lordo (pil), i paesi in via di sviluppo sono quelli che vengono maggiormente colpiti e che faticano di più a riprendersi”. Il terremoto di magnitudo 7 della scala Richter che ha colpito Haiti nel mese di gennaio 2010 ha causato circa 222.570 morti e quasi 8 miliardi di dollari di danni, pari al 73% del pil annuo. Secondo l’indice tuttavia, il paese caraibico è anche molto vulnerabile ai disastri idro-meteorologici e anche senza i danni del terremoto avrebbe comunque ricoperto il 12° posto tra i paesi più a rischio.

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