Mercato del lavoro in Cina, sfruttamento del capitalismo nella fabbrica del mondo

In questo ultimo mese, i commenti all’ unisono sui recenti scioperi e le proteste dei lavoratori della Honda e Foxonn da parte di giornali come il Financial Times, il New York Times, Il Sole 24 Ore, hanno annunciato la fine della Cina come fabbrica del mondo caratterizzata da una manodopera pressoché infinita e a basso costo. Niente di più falso. La Cina rimarrà a essere non tanto la fabbrica del mondo, ma quella che può disporre ancora di una forza lavoro abbondante e soprattutto economica.

Il Dragone ha infatti scoperto gli stagisti, un esercito di riserva “interno”, di giovani non più contadini ma con la disciplina appresa nel college, che ora entra in fabbrica. È l’ esplosione della formazione, formazione da manodopera, formazione estensiva, qualificata, formazione di linea, di montaggio, che guida e sta costruendo il nuovo bacino della forza lavoro a basso costo. Si stima che oggi la Cina abbia circa 15.000 scuole professionali per un totale di quasi 20 milioni di studenti l’anno. La popolazione complessiva degli studenti tra i 15 ed i 24 si aggirerà tra i 200 e i 225 milioni nei prossimi 20 anni.

A conferma di ciò è uscito qualche giorno fa un commento sul China People Daily che afferma come “il governo Cinese sta incoraggiando gli studenti della formazione professionale ad intraprendere stage nelle fabbriche per supplire la mancanza di forza lavoro nel settore della manifattura”. Ancor più chiaro tutto ci appare se guardiamo ai recenti sviluppi della Foxconn, il colosso elettronico famoso per gli oltre dieci suicidi compiuti dall’inizio dell’ anno.

Dopo che le azioni della Foxconn International, quotata alla borsa di Hong Kong, sono crollate nel giro di qualche ora, accogliendo in questo modo l’aumento dei salari promosso per i lavoratori alla catena di montaggio, la vera risposta del management ai mercati finanziari è stata quella di arruolare quasi 100 mila stagisti delle scuole della vicina regione dello Hunan. Surplus assoluto e formazione, quale intreccio tra le spire del serpente di Shenzhen?

Forzati direttamente dal capitale finanziario questi studenti dovrebbero arrivare nella città fabbrica Foxconn di Shenzhen “a prezzo di stage”. Tre mesi per imparare il lavoro nella prigione del Guangdong prima di trasferirsi, questa volta con la fabbrica stessa, nello Hunan. Sono i capitalisti che organizzano l`Esodo! Pensate che un colosso di 400 mila lavoratori si trasferisce nel giro di qualche mese, dall’ estate all’ autunno, rincorrendo il salario minimo più basso di alcune regioni. Un contratto con il governo locale e oltre cento accordi con differenti istituti professionali, saranno in grado di riempire la nuova Foxconn di studenti, pardon, di lavoratori. Ma è lo stesso.

Dopo i contadini e la migrazione dalle campagna alla città, oggi è l’educazione che, come un cristallo, trasforma la formazione in un dispositivo per ottenere forza lavoro. Lo stagista si sta via via affermando come protagonista del mercato del lavoro cinese durante la mancanza di manodopera. Non si tratta più tanto di insistere nella direzione campagne-città, quanto piuttosto di spostarsi su un nuovo orientamento: Il cosiddetto “Mingong”, ovvero il non contadino–non operaio protagonista della crescita degli ultimi trent’anni, lascia il passo a quello che potremmo chiamare Xue-Gong, ovvero un inedito mix tra studenti e lavoratori. Nella Cina e nelle sue disconnessioni vi è un continuo fuori. È il “fuori del dentro”, ovvero la tonalità della mobilità dei capitali, dello sfruttamento, del comando che oggi passa proprio nella formazione e acquisizione di skill.

E questi studenti alla catena di montaggio, emergendo accanto alla figura del classico lavoratore migrante, ne stanno profondamente cambiando anche i suoi comportamenti e le attitudini sul lavoro. Il caso degli scioperi a gatto selvaggio alla Honda di Foshan ne sono stati un chiaro esempio: rivendicazioni di oltre l`80% in più del salario, un’ ottima ed efficiente organizzazione di picchetti e contrattazione se paragonate alle caotiche proteste degli ultimi anni, la rivendicazione di rappresentanze sindacali autonome, sono solo alcune delle caratteristiche di questa nuova ed inedita soggettività in divenire. Come essa avanzerà, saranno solo le lotte a dircelo.

Paolo Do – YaBasta Napoli