Yemen, rivolta del sud: Aden al buio dopo attentato a centrale elettrica

Aden, capoluogo del sud dello Yemen, è rimasta al buio la scorsa notte dopo un attacco, ha riferito la televisione satellitare «al-Arabiya», lanciato contro la centrale elettrica della città, il terzo negli ultimi mesi ed uno dei tanti compiuti in altre città meridionali. Ieri era stata colpita la centrale elettrica di Daliya e martedì quella di Mukallah, nella provincia dell’Hadramawt.

Dietro gli attentati ci sono i militanti che chiedono l’ indipendenza dello Yemen meridionale. Ieri proprio ad Aden, capitale un tempo della Repubblica socialista dello Yemen, è terminata con uno spargimento di sangue la manifestazione secessionista in occasione dell’anniversario della vittoria delle truppe dello Yemen del nord, guidate dal presidente Ali Abdullah Saleh, nella guerra con il governo del sud. La polizia ha aperto il fuoco ed ucciso almeno due dimostranti sostenitori dell’ex presidente dello Yemen del Sud, Salem al-Baydh.

Ieri, peraltro, per ragioni completamente diverse, sono avvenuti scontri a fuoco anche nel nord dello Yemen tra uomini delle tribù locali e i ribelli sciiti che fanno capo ad Abdel Malik al-Houthi. Da qualche tempo, allo scopo di tenere sotto controllo gli «houthisti», il governo centrale ha affidato la sicurezza nelle regioni settentrionali ai miliziani sunniti guidati dal deputato Saghir Bin Aziz. Quest’ultimo, secondo fonti locali, ieri ha sferrato l’ attacco armato per vendetta, dopo che i combattenti sciiti avevano attaccato l’abitazione di un capo tribù locale, considerato tra i più fedeli esecutori degli ordini delle autorità centrali.

Lo Yemen, lo scorso 22 maggio, ha «celebrato» i venti anni dalla riunificazione tra Nord e Sud. Il separatismo è solo l’ultimo dei problemi di un paese poverissimo e sul punto di frantumarsi. L’origine del separatismo, secondo l’analista arabo Abdul Azir Sajer, è conseguenza della riunificazione riuscita solo in minima parte dopo il 1990 tra il Nord governato sin dal 1978 dal presidente Saleh e il sud che nei precedenti 23 anni era stato una repubblica socialista, con una delle costituzioni più avanzate nel mondo arabo, in particolare per i diritti riconosciuti alle donne. Incidono anche fattori economici, con il Sud che sente di essere discriminato rispetto al Nord, a partire dalla creazione di posti di lavoro.

Sino ad oggi il presidente Saleh, un alleato di ferro degli Stati Uniti nella lotta ad al Qaeda (e non solo), ha voluto usare solo la forza contro il movimento separatista meridionale che negli ultimi mesi ha organizzato manifestazioni e raduni in diverse città, in particolare ad Aden. I circoli yemeniti più illuminati, a differenza di Saleh, guardano invece allo sviluppo economico e sperano che il «Consiglio di Cooperazione del Golfo» (Ccg) – i sei Stati arabi che si affacciano sul Golfo – intervenga nel paese favorendo investimenti e sviluppo e, soprattutto, la creazione di posti di lavoro. E’ possibile peraltro che l’Arabia saudita – scesa in campo negli ultimi mesi con il suo esercito contro i ribelli «houtisti» – decida di investire nella povera economia yemenita per evitare che la frantumazione del suo turbolento vicino porti all’instabilità alla sua frontiera meridionale.

Nena News