Moratti inibito: «Vogliono farcela pagare»

Siamo già in clima campionato. O forse siamo ancora impantanati nelle pastoie di quello vecchio, se basta un’inibizione di tre mesi per far tornare in un lampo tutti gli argomenti, le accuse e gli scontri che hanno caratterizzato la stagione scorsa. E dare ragione (postuma) a Mourinho. Quel che è certo è che l’Inter ribadisce di sentirsi contro il Palazzo. L’origine della rabbia è la decisione di ieri della Commissione disciplinare: Massimo Moratti è stato inibito per tre mesi, Enrico Preziosi per sei. L’Inter paga una multa di 45 mila euro, il Genoa ne dovrà sborsare il doppio. Ma non è detto che sia finita qui, perché la società nerazzurra annuncia che farà ricorso. In ogni caso ieri (presenti solo gli avvocati delle due società) la Disciplinare ha scelto la pena minima per una vicenda minima, iniziata il 20 maggio 2009 quando i presidenti di Inter e Genoa si sono incontrati a pranzo, secondo i giudici per decidere del passaggio in nerazzurro di Milito e Thiago Motta (più altre compartecipazioni degli ex interisti Acquafresca, Viviano, Bonucci). Cosa vietata perché Preziosi era già inibito e non poteva rappresentare la società. Ma, con il più classico degli autogol, è stato lo stesso presidente del Genoa a parlare del pranzo a una tv locale, Telenord («Ci siamo stretti la mano»; «Non voglio entrare nei dettagli ma rilevare solo che dell’affare fa parte anche Acquafresca»). Dichiarazioni riportate da tutti gli organi di stampa e mai smentite. Da qui le condanne. Per Moratti inaccettabili: «Questa decisione è il coronamento di un atteggiamento, di una volontà e di una realtà. Io non mi sento assolutamente colpevole; non hanno per nulla tenuto conto della nostra difesa. Ho molto rispetto dei giudici e molto meno della Federazione. Aveva ragione Mourinho quando diceva che quest’anno sarebbe stata dura e che ce l’avrebbero fatta pagare. Lui è andato via, ma io purtroppo non posso farlo, perché non ho la sua libertà». Parole decisamente dure e anche sproporzionate rispetto alla vicenda. I contratti ovviamente restano validi, al massimo Moratti non andrà nello spogliatoio nella partita di Supercoppa contro la Roma (21 agosto). Certo, resta la questione di principio. Le due società hanno sostenuto che quello fosse un colloquio privato, «in alcun modo finalizzato a definire o anche solo a impostare la trattativa di mercato» che poi è stata seguita e conclusa dall’ad rossoblù, Zarbano, e dai dirigenti dell’Inter Ghelfi e Branca. «Preziosi — sostiene la difesa dell’Inter — nel corso della famosa colazione di lavoro ha semplicemente fatto menzione delle trattative, già in corso e gestite dal personale preposto. Ma non si è parlato dell’importo globale dell’operazione né di contropartite tecniche». Moratti ha anche aggiunto di non essere a conoscenza dell’inibizione di Preziosi. Non è stato creduto. E forse è questo che gli ha dato fastidio. Cercherà soddisfazione in appello. Capitolo Oriali: la bandiera dell’Inter (ora responsabile sportivo) potrebbe lasciare. «Mi hanno offerto un ruolo da uomo simbolo, ma non so se accetterò. Sono state prese decisioni che rispetto anche se non condivido».

Corriere.it