Pace fra Google e Cina

    Grazie a un compromesso che permetterà alle due parti di salvare la faccia, la Cina e Google hanno superato – almeno per il momento – le tensioni sulla censura che dall’inizio del 2010 avvelenavano i rapporti tra il paese con il maggior numero di utenti Internet e il colosso delle ricerche sul web.

    Pechino ha rinnovato ieri la licenza che consentirà a Google di operare in Cina fino al 2012: «Era il risultato su cui puntavamo», si è subito rallegrato Eric Schmidt, chief executive del motore di ricerca di Mountain View, in California. In compenso Google ha smesso di ri-dirigere automaticamente il traffico in arrivo sul suo sito cinese verso quello di Hong Kong, come faceva dal mese di marzo per evitare di doversi auto-censurare. Il sito di Google-Cina metterà invece a disposizione dei servizi minimi, dall’ascolto di musica alla traduzione dei brani, offrendo agli utenti la possibilità di collegarsi con un clic a Google-Hong Kong per le ricerche vere e proprie.

    Lo scontro era cominciato a gennaio, quando Google aveva annunciato di non volersi più sottoporre alla censura di Pechino. Poco dopo il gruppo di Mountain View aveva subìto un attacco sofisticato e in grande stile da parte di hackers cinesi. La denuncia delle responsabilità del governo cinese e la minaccia di andare via per sempre da quel paese avevano accentuato il conflitto, che era persino rimbalzato nei colloqui tra Barack Obama e Hu Jintao.

    Poi a marzo Google ha deciso di servirsi del sito di Hong Kong, dove valgono regole diverse sulla censura, grazie agli accordi stipulato al momento del passaggio dalla Gran Bretagna alla Cina. Ma il governo di Pechino ha usato un altro strumento per evitare che i suoi cittadini potessero accedere a informazioni scomode, come la repressione di piazza Tienanmen o l’indipendenza del Tibet, filtrando ed eventualmente bloccando i flussi Internet dall’estero e da Hong Kong.

    Se il braccio di ferro fosse continuato Google avrebbe rischiato di perdere la licenza e quindi l’accesso al mercato più promettente del mondo. Oggi in Cina ci sono già 400 milioni di utenti Internet ma il tasso di penetrazione è ancora molto basso, appena il 25% rispetto al 70-80% del Giappone o della Corea del Sud, e quindi il numero è destinato a esplodere.

    Certo, gli introiti di Google in Cina sono marginali: ma Mountain View non poteva rassegnarsi a lasciare la piazza ai motori di ricerca cinesi che già hanno una quota molto maggiore della sua. Né voleva assoggettarsi all’auto-censura, come invece ha fatto Yahoo: di qui la soluzione di compromesso accettata ieri da Pechino. Il rinnovo della licenza ha portato a un aumento immediato delle quotazioni di Google al Nasdaq. Ma non ha convinto i dissidenti cinesi né i paladini della piena libertà del web, che parlano di capitolazione.

    Repubblica.it