Fmi, economia mondiale in crescita con alti rischi

L’ economia globale dovrebbe crescere del 4,6% nel 2010 e del 4,3% nel 2011: ne è convinto il Fondo Monetario Internazionale, che ha rivisto al rialzo le stime fatte ad aprile con il World Economic Outlook (+0,4% le previsioni per l’anno in corso, invariate quelle per il 2011). Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la crescita dovrebbe essere pari al 3,3% nell’anno in corso e del 2,9% nel 2011 (rispettivamente +0,2 e +0,3% rispetto ad aprile), mentre per il quarto trimestre 2010 è atteso un aumento del 3,2%, nettamente meglio del +0,1% dello stesso periodo dell’anno scorso.

“Gli indicatori globali relativi all’ attività economica reale sono stati solidi in aprile e si sono stabilizzati ad alti livelli in maggio”, complessivamente confermando le aspettative per “una ripresa modesta ma costante nelle economie avanzate e robusta in quelle emergenti e in via di sviluppo”. Tuttavia, le turbolenze dei mercati finanziari, che riflettono un calo di fiducia sulla sostenibilità fiscale (preoccupazioni in particolare per la situazione in Grecia e in altri paesi dell’area euro più vulnerabili), le risposte politiche e le prospettive di crescita, “hanno gettato ombre sulle previsioni”.

Il rischio di frenata della congiuntura globale “è cresciuto in modo consistente”, soprattutto a causa del maggiore stress finanziario, “alimentato dalla crescente preoccupazione sul rischio sovrano”. In questo contesto, le nuove previsioni del Fmi sottolineano l’ importanza di un rafforzamento delle strategie per ricostruire fiducia e stabilità, soprattutto nell’ area euro, ma ribadendo la necessità di mettere in atto piani “growth friendly”, ovvero che non limitino la crescita. In particolare, occorre l’ impegno verso “strategie abiziose e credibili per ridurre il deficit fiscale dei vari paesi nel medio-lungo termine”, anche creando obiettivi pluriennali e promuovendo riforme (come quelle delle pensioni e del sistema sanitaro).

Nel breve periodo, “la portata e le modalità degli aggiustamenti dovrebbero dipendere dalla situazione locale”, soprattutto tenendo conto il ritmo della ripresa e il rischio di perdita di credibilità fiscale. “Gli attuali piani di consolidamento fiscale sono largamente appropriati”, si legge nel documento. Per quanto riguarda le politiche monetarie, queste restano “una leva importante” e, considerando che le pressioni inflazionistiche sono moderate, le strategie in questo senso possono essere “accomodanti per il prossimo futuro per la maggior parte delle economie avanzate”. Se dovesse materializzarsi il rischio di frenata della crescita, “la politica monetaria dovrebbe essere la prima linea di difesa” e, mentre i tassi di interesse si mantengono vicini allo zero in molte economie, “le banche centrali potrebbero dovere attingere ancora in modo deciso a altre risorse”.

Stefania Arcudi – America24