Maradona, ct dell’Argentina, si rilassa giocando a pallone con amici e parenti

Diego Armando Maradona ha messo una bandiera argentina a mezz’asta nella casa dove si è rifugiato, dopo la batosta subita dalla sua Seleccion in Sudafrica ad opera della Germania Si riposa, incontra solo alcuni parenti e amici più stretti e gioca qualche partitella con i familiari della fidanzata Veronica. È stato il quotidiano “Perfil” ad avere accesso alla casa che occupa nel quartiere El Trebol, il trifoglio, nella zona dell’aeroporto di Ezeiza, dove si trovano altre residenze utilizzate soprattutto per il fine settimana. Ne è uscito un ampio servizio con varie foto che mostrano il Pibe de Oro, vestito con la tuta della Seleccion, fare capriole e palleggi, attorniato da bambini e adolescenti.

Il titolo sottolinea che nel suo ritiro Maradona si mostra di buonumore in attesa di decidere se resta o si dimette da commissario tecnico. Davanti alla casa c’è una piccola mappa con l’indicazione “vi trovate qui” e un disegno della zona. Sono poi riportate due frasi: “Diego, caro, Las Toscas sono con te” e “Come nell’ ’86, ’90 e ’94. Oggi siamo tornati a sentire la Seleccion. La magia continua”.

Diego, racconta il giornale, in questi giorni ha lasciato il rifugio una sola volta. È uscito in auto ed è tornato poco dopo. Per il resto si sveglia normalmente alle 14, ha ricevuto la visita di diversi parenti della fidanzata, non si è mai affacciato alla porta e ha trattato malamente solo un uomo che si è avvicinato a cavallo e gli ha chiesto di fare una foto insieme. Altri passano e gridano “Forza Diego”, “Resisti Diego”, sperando di essere sentiti.

La casa ha un grande parco, con un piccolo campo di calcio e uno da tennis, che è stato realizzato mentre Maradona era in Sudafrica e che è un regalo per Veronica. Il giornale, che è stato autorizzato a fare foto e assistere a una partitella, non riporta alcuna dichiarazione dell’ex campione. Le due pagine ospitano solo il parere della psicologa dello sport Gabriela Casarico, la quale in sintesi sostiene che Diego si sente un Dio e come tale «non lavora mai sugli errori, semplicemente perché Dio non li commette». Però «le sue caratteristiche personali (la sua onnipotenza, superbia, narcisismo) che lo hanno portato molto lontano come giocatore, forse non gli permettono di diventare un buon allenatore. Un buon leader è anzitutto umile, sa ascoltare, è esempio di lavoro e sudore, pianifica e non improvvisa. Speriamo che Diego possa crescere con questa esperienza» conclude la psicologa.

Corrieredellosport.it