Spie russe e scambio di agenti Usa-Russia, Obama sapeva tutto

Sulle spie di Mosca, la Casa Bianca sapeva tutto. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama è stato informato l’ 11 giugno, diversi giorni prima della visita ufficiale a Washington del presidente della Federazione Russa Dmitri Medvedev, due settimane prima dell’ arresto delle 10 spie russe negli Usa. E l’ ipotesi di uno scambio di agenti con la Russia, come è poi successo nei giorni scorsi, è stata presa in considerazione immediatamente: a gestire personalmente il caso è stato John Brennan, il responsabile per l’ antiterrorismo della Casa Bianca, considerato un ‘duro’.

Poche ore dopo l’ epilogo di una vicenda che non succedeva dai tempi della Guerra Fredda – lo scambio di spie in un aeroporto di Vienna – continuano a emergere dettagli sulla vicenda, molti dei quali a John LeCarré sarebbero piaciuti molto.

A negoziare direttamente per lo scambio, con Washington che aveva stilato una prima lista di pochi ‘pesi massimi’ da scambiare contro i 10 russi, tutte spie ‘dormienti’, sono stati nientemeno che Leon Panetta, il numero uno della Cia, e il suo alter ego russo dell’Svr Mikhail Fradkov, in tre lunghe telefonate. Come scrive il New York Times, Obama è stato informato un venerdì pomeriggio, l’11 giugno, delle intenzioni dell’Fbi di smantellare la rete di spie russe. Una volta congedati gli agenti, la domande su tutte le labbra è stata una soltanto: come muoversi dopo gli arresti per non danneggiare le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia in un momento di ‘reset’ al quale il presidente tiene particolarmente. Al Nyt fonti ufficiali hanno spiegato che gli arresti non sono stati fatti nella prospettiva di uno scambio con Mosca, ma l’ ipotesi è emersa immediatamente ed è in quella direzione che ci si è subito mossi. Contrariamente ai timori espressi da alcuni, la Russia ha cooperato subito. Ha stupito in particolare la reazione del premier Vladimir Putin, un ex numero uno del Kgb sovietico, che proprio all’ apice della crisi ha ricevuto molto cordialmente l’ ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.

Poco prima, con una mossa che aveva stupito i servizi di intelligence Usa, la Russia aveva ammesso che alcuni degli agenti arrestati erano di nazionalità russa. Non sarebbe mai successo ai tempi della Guerra Fredda.

Secondo il Washington Post, la rete era stata scoperta dall’ Fbi a febbraio, e gli arresti sono stati decisi nel timore che alcuni degli agenti russi potessere fuggire. “Obama – scrive il Wp – è stato informato l’ 11 giugno su come si sarebbero svolti gli arresti, che gli avrebbe eseguiti e quali sarebbero state le accuse. È a quel momento che Cia e Dipartimento di Stato hanno iniziato a stilare una lista di persone da scambiare, anche se nessuna decisione definitiva era stata ancora presa, secondo il quotidiano.

Il caso più difficile è stato quello dell’ americana di origine peruviana Vicki Pelaez, il cui caso avrebbe potuto mandare a monte tutto. La donna, anche se con riluttanza, ha rinunciato alla nazionalità Usa e i russi le hanno garantito un sodalizio a vita di duemila dollari mensili, oltre a una libertà totale di movimento. Non ha posto problemi, invece, il caso di Anna Chapman, la sexy Anna la Rossa, anche se il vicepresidente Usa Joe Biden ha detto in tv: “Voglio essere chiarissimo: non ho deciso io di rispedirla a casa”. Con un sorriso sornione, Biden lo ha spiegato all’umorista Jay Leno, prima di aggiungere: “Pensavo avrebbero preso Rush Limbaugh”, un famoso umorista di estrema destra che passa il tempo ad attaccare Obama.

AmericaOggi